ICOM_156. ICOMOGRAFIE: Costumi. Moncecche nuove

 
iCOMOgrafie. Cosa resta ai giorni nostri

Sono le moncecche o mondunghe, le donne delle Tre Pievi (Gravedona, Dongo, Sorico) legate tradizionalmente a Palermo, dove avevano fatto il voto, durante una pestilenza, di indossare, ove fossero scampate al contagio, il saio delle pinzochere palermitane, devote di Santa Rosalia, protettrice degli appestati.

Il gusto femminile ha poi corretto con accessori ricercati il severo abbigliamento e ne è nato un costume che alla rozza tunica di penitente unisce motivi sfarzosi. Non si può ricostruirne la versione di lavoro: viene abbandonato alla fine dell’Ottocento; tuttavia molti motivi ne sono rimasti e ancora all’inizio del Novecento si notano. Il vestire dei poveri e dei ricchi differisce solo nella finezza del panno, nell’allacciare il grembiule con un ricco nastro, nell’ornare il collare con fini merletti e nel fornire la cintura di una fibbia assai grande, d’argento o anche d’oro.

Gli uomini portano calzoni corti e marsina del medesimo panno color castagna, una giubba di scarlatto o di panno bianco, le calze bianche o azzurre e in capo una berretta di lana rossa o il capèl trentìn, detto anche valtellinese.

Dell’antico costume di moncecca resta qualche “frammento” portato dalle più anziane, sostituito da abiti in robusto cotone con ampia gonna arricciata e corsetto attillato (in uso fino agli anni Ottanta), sopra cui posano uno scialletto triangolare lavorato a mano, con lunghe frange, che copre le spalle e, incrociandosi sul petto, si infila nella cintura.

Resiste a lungo il cappello di paglia, necessario per ripararsi dal caldo e dal sole, ma anche segno (inspiegato) di un copricapo le cui origini si perdono nelle tradizioni fissate dalla lunga strada dell’emigrazione verso il Sud Italia (Sicilia) e le Americhe.

Titolo: Tre "moncecche" a Livo
Autore: Gerardo Monizza
Soggetto: Tre donne in abiti tradizionali da lavoro
Data: 1982
Tipologia: Fotografia
Provenienza: Archivio NodoLibri

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