ICOM_136. ICOMOGRAFIE: Strade. Al confine della Cortesella

 
iCOMOgrafie. Via Ballarini segna ancora il confine della Cortesella scomparsa

Al centro della Città murata sta la Cortesella, quartiere vitale per i commerci e per le attività di servizio. Nel 1939 la Cortesella viene demolita. Il cuore della città antica sta per essere cambiato radicalmente (ma non lo sarà mai del tutto). Il risanamento delle abitazioni è impossibile e i residenti sono alloggiati altrove.

Restano, al termine dello sventramento edilizio (e del progettato cambiamento urbanistico) cumuli di macerie, al centro, e un perimetro di case che mantiene le forme e le caratteristiche antiche. Sono “mezze strade” che si affacciano sul “vuoto” che poi sarà ricostruito con una serie di edifici “moderni”, dal 1939 al 1955, comprese alcune sedi bancarie, culminate nella Banca d’Italia [1948-1953], isolata al centro della piazza e rialzata al termine di una breve scalinata.

La via Ballarini collega (ancora oggi) la Cortesella alla piazza del Duomo. È via importante perché centrale al sistema del traffico veicolare (pur minimo) e dei pedoni che la percorrono ogni giorno; è via di negozi, che rimangono anche dopo la seconda guerra mondiale. Nel 1940, sulla destra, sono attivi la celebre oreficeria di Felice Gabaglio (sull’angolo con la piazza) e – a seguire – il negozio dei Tessuti Rainoldi (che poi subirà diversi spostamenti), il parrucchiere Giuseppe Rimoldi e il negozio di elettricista e forniture elettriche dei Fratelli Baserga (arrivati qui dalla via Manzoni).

Il negozio è inserito nella Torre detta dei Mercanti (una costruzione medievale con accesso retrostante, in vicolo Duomo) e resterà attivo per qualche decennio. L’ultimo negozio è collocato in quello che diventerà il Banco Ambrosiano e sulla porta dell’ingresso riporta “liquidazione”; parola che in Cortesella è molto comune e che segna la fine di numerose attività.

Titolo: Como. Via Ballarini
Autore: Anonimo
Soggetto: Via Ballarini e i negozi rimasti
Data: 1940 circa
Tipologia: Fotografia
Provenienza: Archivio Carlo Fatrizio

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