ICOM_075. ICOMOGRAFIE: Bambini. Tutti all’asilo delle suore

iCOMOgrafie. La donna lavora, la suora educa: nuovi modelli sociali

Non tutti concordano, ma i bambini devono trovare altri luoghi ed altre educatrici. La donna – la madre – lavora e non può dedicarsi interamente alla cura e all’educazione dei figli piccoli. La casa, il cortile, la strada stanno per diventare insicuri. Nei primi anni Sessanta la società sta cambiando e la resistenza di molte famiglie si ammorbidisce. Molti sono i genitori che accettano di mandare i figli all’asilo: la scuola materna.

Lo spazio è semplice, con qualche gioco, tavoli bassi, seggiolini, e organizzato spesso sui ritmi della vita “monacale”: una preghiera, gioco, lavoretti, merenda, divertimenti comunitari, pranzo, sonnellino, giochi, merenda, lavoretti anche in comune. Serenità e allegria, semplicità.
Ogni città, ogni paese anche piccolo hanno i propri asili fin dall’Ottocento: begli edifici costruiti dalla sensibilità di benefattori intelligenti e condotti – solitamente – con piglio e determinazione da suore o madri di ordini religiosi la cui missione è l’educazione dell’infanzia.

Spesso rigide, severe, apparentemente troppo rigorose le suore (o madri) sanno anche essere capaci di elaborare percorsi didattici moderni e – inoltre – abbastanza liberi da pregiudizi moralistici o non condizionati da fede oppressiva. Molti asili sono luoghi di felice convivenza (per i quasi tre anni prescolastici) di migliaia di bambini e bambine che trovano assistenza materiale (quando in famiglia c’è sopravvivenza), attenzione affettiva, nutrimento adatto all’età e atteggiamenti non violenti (non si escludono, tuttavia, eccezioni negative).
L’asilo inizia a essere una vera “scuola per l’infanzia” più libera e adatta alle esigenze dei bambini finalmente diventati – e considerati – persone.

Titolo: Como, Asilo Matilde di Canossa
Autore: Anonimo
Soggetto: Fotografia dal depliant promozionale
Data: 1949
Tipologia: Depliant
Provenienza: Archivio Nodo

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