ICOM_051. ICOMOGRAFIE: Mestieri. Scalpellini, lapicidi, picapreda


iCOMOgrafie. Il lavoro duro di operai, artigiani e artisti che modellano la pietra

Numerose cave, intorno al Lario, hanno dato lavoro per secoli a centinaia di famiglie – intere dinastie – di scalpellini; una realtà storica talmente significativa che ha originato anche il mito dei “Maestri comacini” che sarebbero stati, in tutta Europa, i creatori dello stile romanico.

Le mansioni di cavatore, sbozzatore, quadratore, lucidatore, ornatista o scultore individuano una filiera produttiva ben più complessa di quello che la fama popolare di “scalpellini” o “lapicidi” lascia intendere. Per cui il “picapreda” (spaccapietre) della tradizione antica non può essere confuso con un generico lavorante delle cave, ma ha una funzione specifica: trarre dalle grandi lastre di pietra di Moltrasio, che quasi naturalmente si staccano dalla parete di roccia, i blocchetti di forma approssimativamente parallelepipeda che si utilizzano nelle costruzione edilizie.

Analogamente, il “lapicida” è il lavorante specializzato che sa di trarre da un blocco informe di pietra un parallelepipedo perfettamente squadrato che si può disporre in corsi regolari con l’aggiunta di ridottissimi strati di malta.
A una fase ulteriore appartengono le botteghe che comprendono anche scultori o costruttori-imprenditori in grado di progettare o portare a compimento interi edifici o parti di essi; qualcuno di loro, secondo le necessità, si può prestare al lavoro di rifinitura dei blocchi, ma di solito si dedica a compiti più raffinati. È il caso – per esempio – della bottega dei Rodari, a lungo impegnata nei lavori del Duomo di Como, che affianca alla direzione dei lavori di edificazione della Cattedrale l’impegno per la sua decorazione scultorea.

Tutti questi mestieri hanno subìto una profonda evoluzione nel corso dei secoli, sostituendo progressivamente all’esclusivo uso di mazze e scalpelli sistemi più moderni (quali seghe meccaniche, esplosivi e filo elicoidale), mantenendo però sempre un costante riferimento alla tradizione. Ai molti “cavadini” (cognome assai diffuso nei paesi lariani) si deve così gran parte del merito delle alte realizzazioni dell’architettura comasca.

Titolo: Quattro Santi Coronati
Autore: Anonimo
Soggetto: Bottega di scultori
Data: XIV secolo
Tipologia: Affresco
Provenienza: Campione d'Italia (Como). Santuario di Santa Maria dei Ghirli

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