ICOM_050. ICOMOGRAFIE: Persone. Ritratti con e senza anima


iCOMOgrafie. La fotografia si trasforma; la ripresa del soggetto passa al soggetto che si riprende

Fotografia, fotografare, fotografarsi: lo strumento, il mezzo, la vanità. Tre modi ovvero tre percorsi storici e tecnici; diverse esigenze (riprendere paesaggi, cose, persone, eventi); la definizione dell’operatore (professionista o amatore o dilettante) e infine il “mettersi in mostra”. Nel tempo attuale del “selfie” (massima espressione di narcisismo contemporaneo) sembra chiudersi il cerchio (magico) magistralmente espresso dalla forma dialettale “fàss tirà giò”, farsi riprendere nel senso di “strappare, catturare” per ottenere il massimo della “sumeànza” (somiglianza) nel ritratto, come dicono in certe zone della Brianza.

Farsi riprendere è dunque un concedersi che si consente quando vi è la professionalità del fotografo che garantisce la corrispondenza tra soggetto e risultato. “Non vengo bene” è l’opposizione più diffusa alla concessione della fotografia (maledetta, per alcuni, quella improvvisata).

Nel ritratto (dalla posa all’in-posa) il passaggio è anche segnato dall’evolversi delle tecnologie di ripresa che, agli albori, erano ingombranti e d’uso complesso (e ora immediate e di gran risultato senza fatica né impegno).

Tuttavia, il ritratto si conferma come un documento che sostituisce magari una cartolina, una lettera (soprattutto perché più complessa, difficile). Il ritratto fotografico riassume la persona e fissa quel momento preciso che potrà essere poi ricordato. Gli esempi sono innumerevoli e si estendono a tutte le classi sociali, sessi e regioni.

Questo “cacciatore” è a Lemna, sulle colline del Triangolo Lariano. Siamo a cavallo tra Ottocento e Novecento. L’uomo è preso al naturale; come se stesse passando da quella strada. Non sembra esserci costruzione del personaggio: braghe sformate, giacca da lavoro, panciotto comunque (sbottonato, ma con stile), catena dell’orologio, camicia chiusa e cravattino. Non è un poveraccio. È forse un giorno di festa? Immancabile il cappello e soprattutto il fucile. Una doppietta. Baffi da duro e un sorriso appena accennato. È distaccato. Si è “fatto tirare giù”, ma senza concedere la sua anima.

Titolo: Cacciatore a Lemna
Autore: Giulio Galli
Soggetto: Un cacciatore in un paese del Lario
Data: 1899-1900
Tipologia: Fotografia
Provenienza. Como. Collezione famiglia Galli

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