ICOM_006. ICOMOGRAFIE: La Befana del Vigile

 

iCOMOgrafie. Dalla tradizione popolare la Befana si trasforma e diventa benefica e nazionalpopolare

La befana è “fascista”. Lo decreta una norma del 1926 (poi diventerà “del Duce” nel 1934), ma resterà, nel modo di dire, sempre fascista (anche nella memoria dei nostri giorni). L'antica tradizione della vecchietta che agisce tra bontà e stregoneria, tra povertà e dono, tra asprezza e dolcezza, è antica tanto quella di Santa Lucia e dei Re Magi: portatori di doni. Solitamente ai bambini, ma in quanto benefica opera in favore del bene e, soprattutto, dei più bisognosi, dei poveri.

Siccome la befana nulla possiede, il tesoretto lo ricava dalle donazioni degli altri. Un progetto di buon cuore a catena che il fascismo sostiene e con ottimi risultati. I doni ricevuti e distribuiti ammontano a valori numerici e di denaro impressionanti. Il cuore degli italiani (e dunque anche dei comensi) sembra non avere limiti. Poi il clima cambia. La guerra e le ristrettezze pongono (quasi) fine al lavoro della befana, che lascia l'incarico per qualche anno.

La befana da fascista diventa più casalinga, magari di quartiere. Finché nel dopoguerra rinasce e diventa del “Vigile”, come allora si chiamava la polizia locale. I doni alla forza pubblica, riconosciuta da tutti come utile perché familiare, locale, sono montagne di doni. Sono il ringraziamento per il lavoro svolto, per la sicurezza garantita e per la capacità dei vigili di essere potere non sempre arrogante. Lo dimostra lo scatto di Enzo Pifferi in piazza Cavour a Como.
Ovviamente i vigili non trattengono che una parte dei regali e il resto va ai bimbi (che sognano di salire sulla mitica predella) e ai meno fortunati.  Negli anni della ricostruzione la vita è grama per tutti e un dono, dolce o salato che sia, è gradito in molte famiglie.

Titolo: Befana del Vigile
Autore: Enzo Pifferi
Soggetto: Doni dei cittadini alla polizia locale
Data: 1960-1965
Tipologia: Foto
Provenienza. Como Anni '70 e dintorni, Enzo Pifferi

 

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