La storia, un po' strana, del Lago di Como (3)

 

E finalmente il ghiacciaio fu!

Avete mai fatto l’errore, sotto le feste di Natale, di rivelare alcuni segreti che rendono il Natale meraviglioso ai bimbi? Beh questo è lo stato d’animo che si prova quando si finisce per spiegare la vera storia del lago di Como. Come? Il ghiacciaio non c’entra? E io che pensavo... Quindi oggi torniamo sul ghiacciaio consapevoli che le delusioni ci possono rendere più forti e soprattutto consci di restituire al ghiacciaio il suo ruolo anche se non proprio da guest star, per il nostro lago ha sicuramente il ruolo di miglior attore non protagonista!!

Dunque che il clima cambi, sia cambiato e lo farà in futuro è cosa assolutamente nota. Le cause di tali cambiamenti pur varie sono studiate e suddivise tra naturali e antropiche (in realtà non è che l’Uomo sia una vera e propria causa dei cambiamenti climatici ma diciamo che li accentua ampiamente). Ma al tempo dei nostri ghiacciai, l’ultimo circa 15.000 anni addietro, sul lago l’uomo non aveva il potere di influire sul clima, la rivoluzione industriale era ancora lontana, e quindi possiamo tranquillamente parlare di ghiacciai come prodotto di cambiamenti climatici totalmente naturali che portarono le Alpi più volte ad essere quasi totalmente sommerse da essi.


L’area verde rappresenta l’estensione massima dei ghiacciai circa 15.000 anni fa. Le macchie nere sono i ghiacciai attuali.

Zoomando sull’area insubrica possiamo immaginare la Valtellina e la Valchiavenna occupate da immensi ghiacciai che, arrivati all’attuale Colico, si univano per formarne uno unico che ricopriva il nostro lago, si “infilava” nelle valli principali presenti sul Lario (Intelvi, val Sassina e i due rami del lago) per poi adagiarsi sull’alta Brianza e spegnersi in corrispondenza dell’attuale limite tra colline e pianura.


Dettaglio Lombardo della figura precedente, in barrato sono i ghiaccia di un tempo i quadretti gli attuali

Se quindi il gioco è stabilire se l’area in cui viviamo sia stata o meno sotto i ghiacciai è opportuno ricordare alcune regole comportamentali del ghiacciaio stesso.

Se in un periodo “X” la neve che si depositava su di esso era maggiore di quella che si fondeva, il ghiacciaio, nel tempo, aumentava di volume e avanzava, se succedeva il contrario, il ghiacciaio arretrava.

Avanzando (era glaciale) il ghiacciaio modellava le valli erodendole con una forma caratteristica (ricordate la forma a “U” del primo articolo); raccogliendo lungo il tragitto, e inglobando i detriti delle montagne che ricopriva, trasportandoli quindi verso la pianura.  Al suo ritiro (cioè alla sua fusione nella fase interglaciale) il ghiacciaio depositava tali detriti  singolarmente o in cumuli, formando, nel secondo caso, delle colline chiamate “morene”.

Un’ escursione sul nostro territorio ci permette di individuare valli ad “U”, colline che non fatichiamo a definire prodotto dei depositi del ghiacciaio o semplici massi abbandonati durante la fusione dei ghiacci: detriti conosciuti come “massi erratici”. Il criterio per determinare l’origine di tali depositi è tanto geniale quanto semplice. Bisogna sapere (e magari lo approfondiremo nel prossimo articolo la cui esistenza  dipende dalla quantità dei vostri “click” su questo) che la Valtellina, area da dove proveniva il nostro ghiacciaio, è costituita da rocce Cristalline, a differenza del Lago di Como (quasi nella sua interezza) che invece è costituito da rocce Sedimentarie molto diverse dalle prime. Individuare detriti cristallini sul territorio del lago e nelle colline della Brianza, vuole dire individuare depositi  certamente trasportati per decine di chilometri dalle montagne di origine al territorio dove ora li troviamo. L’unica forza naturale in grado di compiere un’azione del genere era il ghiacciaio. Facile allora spiegare come la fascia tra Como e Varese, dove troviamo centinaia di massi erratici cristallini, sia di origine glaciale così come le colline dell’Olgiatese, la Spina Verde e il Baradello in passato totalmente sommersi dal ghiacciaio, sono ora superficialmente ricoperti da questi depositi.

A Est di Como è Brunate che è stato seppellito dal ghiacciaio fino a circa all'arrivo della Funicolare. Se volete fare gli Sherlock Holmes del ghiacciaio di Como partite dalla Funicolare salite a Brunate a piedi e vedrete che in corrispondenza del ristorante “Il Falchetto”, all'altezza del centro abitato, i detriti “valtellinesi cristallini” che ricoprono la montagna spariscono, chiaro segno del limite altitudinale passato del ghiacciaio!. Viale Giulio Cesare in Como ha ancora un masso erratico che fa bella figura come spartitraffico.

Trasferiamoci allora nell’alta Brianza, quante villette hanno in giardino i 7 nani e vicino degli enormi massi i cui padroni non sempre sanno che provengono da decine di chilometri di distanza ad opera dei ghiacciai. E ancora nel triangolo Lariano, il sentiero che porta a terz’Alpe sopra a Canzo è un’ escursione geologica splendida sia perché guidata da pannelli esplicativi sia perché, salendo da Gajum per il sentiero di fondovalle, i detriti glaciali sono innumerevoli (alcuni anche costituiti dalla cosiddetta “pietra ollare” ) tali detriti spariscono appena prima del Terz’Alpe in poche decine di metri indicandoci il limite maggiore del ghiacciaio. Anche la Pietra Pendula al Monte Piatto è un esempio di “traccia” di antico ghiacciaio il Pian Rancio interamente ricoperto dai detriti glaciali alcuni dei quali presentano delle incisioni rupestri mentre il Monte Generoso, privo di massi erratici è invece considerato una antica isola tra i ghiacci. Infine spostandoci verso la Pianura con un buon allenamento possiamo prendere la bicicletta e da Como o Erba spingerci verso Milano. Quando l’alternanza di salite e discese, (particolarmente avvertite dalle gambe), lascerà posto alla pianura Padana potremo dire di essere arrivati al confine meridionale del ghiacciaio del lago di Como.

Due
Uno

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Una ricognizione nelle vite della gente comune del Regno Lombardo-Veneto tra 1818 e 1862, basata sui verbali dei processi inquisitori, custoditi presso l’Archivio di Stato di Como. Storie tanto lontane nel tempo, ma che appaiono ancor oggi molto vicine.

 

Ricco corredo iconografico; rigore scientifico e alta leggibilità. L'intera vicenda del Teatro comasco: architettura, artisti, spettacoli. Una storia lunga due secoli.