La storia, un po' strana, del Lago di Como (2)

 

SOTTO IL PELO DELL'ACQUA... E OLTRE
Secondo appuntamento alla scoperta dei "segreti" del Lario


Samantha non mi ha poi chiamato, in compenso circa 5500 persone hanno finora letto (e oltre 1500 condiviso), 
il primo articolo riguardo la storia del nostro lago e, alla faccia di chi dice che la geologia sia complicata e poco avvincente, ci sembra quanto mai opportuno fare un ulteriore passo nella conoscenza geologica del nostro lago prima, e magari in altri articoli, dell’intero territorio comasco.

Un po’ di colpa nel rappresentare la geologia in modo complicato e leggermente altezzoso in realtà ce l’ha anche il mondo culturale e accademico. Si dà tanta importanza alla geologia, magari parlando di eventi disastrosi (a proposito, è appena stato il 40° anniversario del tragico terremoto del Friuli e il 4 novembre sarà il 50° dell’alluvione di Firenze), ma di divulgazione se ne fa poca, oppure la si utilizza come esempio di materia difficile e ostica: a tal proposito si vedano alcuni dizionari che in copertina, per fare capire che trattano tutti gli argomenti, anche i più difficili, mettono proprio immagini geologiche! Anche a noi di “JSC15.it”, quindi, il compito di “sdoganare” questa materia per renderla, con esempi del nostro territorio, più vicina a noi.


Dicevamo quindi del Lago di Como: genesi fluviale e morfologia glaciale. Vediamo nel dettaglio come appare il lago sotto il livello dell’acqua e confrontiamo il Lario con gli altri laghi lombardi (fig. 1, in basso) posti a sud delle Alpi e successivamente con altri laghi a noi vicini, ma a nord delle Alpi (fig. 1, in alto).

 - Figura 1, in basso: Il profilo dei laghi lombardi in cui appare evidente il substrato roccioso, il fondale detritico e i versanti a “V” e a “U”. - Figura 1, in alto: I laghi a nord delle Alpi con le stesse simbologie.

DIDASCALIE (tratte da: Guide Geologiche Regionali: Alpi e Prealpi Lombarde, Be-Ma editrice, Milano 1990)

- Figura 1, in basso:
Il profilo dei laghi lombardi in cui appare evidente il substrato roccioso, il fondale detritico e i versanti a “V” e a “U”.
- Figura 1, in alto:
I laghi a nord delle Alpi con le stesse simbologie.

 

Nella figura 1 (in basso) appare chiaro quali siano i profili dei laghi lombardi sopra e sotto il livello del lago, così come appare chiaro che il fondale del lago sia “effimero”, nel senso che, essendo costituito da detriti, il vero fondale sia centinaia di metri sotto la coltre di detriti che lo riveste. In definitiva il vero fondale è 700 metri sotto il livello del mare. Se però osserviamo la figura pubblicata nel precedente articolo, osservando le cime che fiancheggiano il lago notiamo che esse raggiungono anche i 1500 metri sul livello del mare che, sommati a quelli del solco del “Paleo Adda” (meno 700 m s.l.m.) fanno un canyon della profondità di circa 2200 metri, che pur solo parzialmente eroso dal fiume è di ragguardevole impatto; questo se consideriamo che, per esempio, il Grand Canyon americano ha un dislivello tra sommità e fondovalle di massimo 1800 metri.

Vediamo ora che relazione c’è tra il ramo di Lecco e quello di Como, visto che abbiamo affermato che – originariamente – il Paleo Adda usciva da Como e invece la situazione attuale è decisamente inversa!

Come accennato nella “prima puntata”, dopo l’incisione del solco vallivo da parte del Paleo Adda (avvenuta circa 6 milioni di anni fa) movimenti dovuti al sollevamento della porzione superficiale della crosta terrestre e depositi glaciali hanno “chiuso” lo sfogo a sud del Paleo Adda (attuale area di Como e a sud di essa); in questo modo il solco fluviale ha cominciato a riempirsi non avendo più l’acqua possibilità di defluire fino a quando, in corrispondenza dell’attuale Bellagio, l’acqua ha trovato via di fuga nella valle che ora rappresenta il ramo lecchese del lago e che ha permesso quindi il suo defluire.

Possiamo dire che la soglia di Bellagio si sia comportata come il “troppo pieno” dei nostri lavandini nei quali, se tappato lo scarico, l’acqua – raggiunta la fessura posta sotto il rubinetto – defluisce poiché unica via di fuga (speriamo, con questo esempio, di non aver scandalizzato nessuno!).

Sempre dalla figura 1 (sotto) si evince che lo schema del Lago di Como sia assolutamente valido per gli altri laghi lombardi maggiori ma, e ne parleremo, non per alcuni minori, come quello d’Orta, i nostri Pusiano, Alserio, Montorfano e Annone, il bergamasco lago d’Endine e Moro, che hanno invece origine e morfologia glaciale.

Per sostenere ulteriormente il ruolo fondamentale dell’essiccamento del bacino del Mediterraneo (certamente parziale, come dai video di approfondimento allegati a piè di pagina*) nella genesi dei laghi lombardi principali, vediamo il disegno 1 (in alto) che, con la medesima legenda del primo, ci spiega come i laghi a nord delle Alpi abbiano una morfologia molto più ampia e tondeggiante (glaciale), ma soprattutto abbiano il fondale di detriti al di sopra del livello del mare e quello roccioso prossimo a esso.

Questa differenza è una ulteriore riprova di quanto sostengano gli scienziati. A nord delle Alpi i fiumi defluivano verso nord e verso l’Oceano Atlantico, che non subì evaporazione e abbassamento del suo livello, rimanendo prossimo all’attuale e regolando quindi minimamente la capacità erosiva dei fiumi che vi si buttavano. In poche parole il Mediterraneo si è comportato come un sistema chiuso, dove i fiumi che vi si immettevano nel periodo dell’essiccamento hanno scavato profonde forre, simili a quelle dei nostri laghi. Sono stati evidenziati e studiati, infatti, i canyons del Nilo e del Rodano, mentre per l’Atlantico – non essendosi abbassato il livello – non ci sono state erosioni profonde e, quindi, l’azione dei fiumi è stata assente e ha prevalso invece quella dei ghiacciai.

 

*Approfondimenti
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Filippo Camerlenghi*
Associazione Proteus
www.assoproteus.it

*Filippo Camerlenghi, laureato in geologia, vicepresidente nazionale dell'Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche, da 25 anni si occupa di turismo sostenibile, educazione ambientale e divulgazione scientifica; ha alle spalle esperienza di guida geologica/ambientale in Italia, Svizzera, Germania Francia e Islanda, di divulgatore di progetti nazionali e internazionali (http://www.egu.eu/education/gift/workshops per l'European Geology Union) per parchi ed enti pubblici e privati; centinaia le scuole con le quali ha collaborato – e collabora – su progetti di didattica ambientale e escursioni in natura. Da 15 anni in Assoproteus di Como, gestisce progetti speciali e formazione. Bergamasco d’origine, comasco d’adozione, valsesiano di aspirazione, preferisce la montagna al mare, il vinile ai cd e il vino rosso rispetto al bianco.

In un paese di poco più di un migliaio di persone il campo sportivo parrocchiale è il vero centro delle attività ricreative: attorno a questo rettangolo diverse generazioni hanno vissuto la propria infanzia e la loro adolescenza. Il Palio delle Frazioni racchiude in sé un pezzo della storia di Nesso e di ogni nessese.

 

Una ricognizione nelle vite della gente comune del Regno Lombardo-Veneto tra 1818 e 1862, basata sui verbali dei processi inquisitori, custoditi presso l’Archivio di Stato di Como. Storie tanto lontane nel tempo, ma che appaiono ancor oggi molto vicine.

 

Ricco corredo iconografico; rigore scientifico e alta leggibilità. L'intera vicenda del Teatro comasco: architettura, artisti, spettacoli. Una storia lunga due secoli.