La storia, un po' strana, del Lago di Como

 

NUOVI ELEMENTI DI DISCUSSIONE SULLA GENESI DEL LARIO

In uno dei numerosi tweet dalla Stazione Spaziale Internazionale, sorvolando i laghi lombardi, Samantha Cristoforetti esaltava la bellezza dei nostri bacini ricordandone l’origine glaciale. Pensare che in quella occasione, e solo in quella occasione, avrei potuto correggere “AstroSamantha Nazionale” sarebbe stata una piccola soddisfazione.

Sì, perché nonostante anche i libri di scuola continuino a sostenere l’origine glaciale dei quattro principali laghi lombardi, è oramai assodato che i ghiacciai, nella formazione dei nostri laghi, abbiano contribuito solo con un leggerissimo e recentissimo “makeup”, mentre la vera origine sia invece da ascrivere a processi più antichi e affascinanti.

Andiamo con ordine; chiariamo prima il concetto di genesi e poi di morfologia del Lago di Como intendendo, con il primo, la causa che ha portato alla formazione del profondo solco che ospita le acque del lago e, con il secondo, la causa che ne ha determinato la forma arrotondata dei versanti e la loro acclività.

Tutto nasce dall’aver constatato come il fondale del lago, almeno del ramo comasco, raggiunga una profondità di circa 400 metri. Interessante poi capire che il fondale stesso non è costituito da roccia ma da detriti che hanno ricolmato un canyon di più antica origine, profondo ulteriori 500 metri. In poche parole il solco del lago è scavato nella roccia a circa 900 metri sotto l’attuale livello del lago e 700 metri sotto l’attuale livello del mare.

Parlando poi della forma dei versanti del lago, dalle ricerche appare come quello sotto il livello dell’acqua ricordi la lettera “V” mentre il profilo della valle del lago al di sopra dell’acqua la lettera “U”. Rifacendoci ancora una volta ai libri di testo, ci ricordiamo che ci insegnavano che per una valle con profilo ad “U” si risale all’azione di un ghiacciaio, con profilo a “V” a quella di un fiume. È difficile pensare che un fiume abbia scavato il nostro lago sotto l’attuale livello del mare perché un fiume, nel suo corso, scava l’alveo su cui scorre fino a raggiungere il livello del mare e non può scavare più in basso. Per avere una risposta si è ipotizzato prima, e scientificamente confermato poi, che il Mare Mediterraneo in passato si sia prosciugato. In questo modo i fiumi avrebbero scavato maggiormente per raggiungere il livello del mare, che si era abbassato di circa 1000 metri.

Questo evento, verificatosi circa 6 milioni di anni fa a seguito della chiusura dello stretto di Gibilterra e a un cambiamento climatico in un regime più caldo, ha portato alla repentina evaporazione del mare (diventato lago) Mediterraneo e la conseguente escavazione dei solchi vallivi lacustri dovuti ai fiumi che hanno dovuto “inseguire” la nuova linea di costa centinaia di metri più in basso. In seguito, durante poche decine di migliaia di anni, la situazione è tornata a quella attuale. Nell’ultimo milione di anni, infine, le glaciazioni hanno rimodellato l’antico solco fluviale in quello glaciale che osserviamo quotidianamente. In definitiva quindi, parlando dei nostri laghi, la definizione corretta è parlare di genesi fluviale e morfologia glaciale.

 

Immagine di copertina:

Il profilo del nostro lago al di sopra del livello delle acque ricorda chiaramente la lettera “U” ed è attribuibile a una azione modellatrice recente dei ghiacciai. Sotto tale livello si cela un profondo canyon di circa 900 metri di profondità, di cui gli ultimi 500 colmati da detriti. La forma a “V” del profilo rimanda a una antica escavazione da parte di un fiume.

 

Filippo Camerlenghi*
Associazione Proteus
www.assoproteus.it

*Filippo Camerlenghi, laureato in geologia, vicepresidente nazionale dell'Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche, da 25 anni si occupa di turismo sostenibile, educazione ambientale e divulgazione scientifica; ha alle spalle esperienza di guida geologica/ambientale in Italia, Svizzera, Germania Francia e Islanda, di divulgatore di progetti nazionali e internazionali (http://www.egu.eu/education/gift/workshops per l'European Geology Union) per parchi ed enti pubblici e privati; centinaia le scuole con le quali ha collaborato – e collabora – su progetti di didattica ambientale e escursioni in natura. Da 15 anni in Assoproteus di Como, gestisce progetti speciali e formazione. Bergamasco d’origine, comasco d’adozione, valsesiano di aspirazione, preferisce la montagna al mare, il vinile ai cd e il vino rosso rispetto al bianco.

In un paese di poco più di un migliaio di persone il campo sportivo parrocchiale è il vero centro delle attività ricreative: attorno a questo rettangolo diverse generazioni hanno vissuto la propria infanzia e la loro adolescenza. Il Palio delle Frazioni racchiude in sé un pezzo della storia di Nesso e di ogni nessese.

 

Una ricognizione nelle vite della gente comune del Regno Lombardo-Veneto tra 1818 e 1862, basata sui verbali dei processi inquisitori, custoditi presso l’Archivio di Stato di Como. Storie tanto lontane nel tempo, ma che appaiono ancor oggi molto vicine.

 

Ricco corredo iconografico; rigore scientifico e alta leggibilità. L'intera vicenda del Teatro comasco: architettura, artisti, spettacoli. Una storia lunga due secoli.