Como. Ipotesi: il Politeama torna a vivere

Politeama: dagli splendori del teatro, del cinema, della rivista all’abbandono totale. Un’ipotesi


Tizio e Caio si siedono al bar Kaos. Hanno davanti il Politeama, ormai diventato un rudere dal passato glorioso e dal futuro incerto. Ripassano la storia del grande edificio e sognano qualche soluzione. Non mancano i problemi che sono sempre i soliti: idee nuove, ma anche soldi. Ce ne vogliono a milioni.


Tizio invita Caio: – Sediamoci qui – indicandogli un paio di sedie libere al bar Kaos in piazza Cacciatori delle Alpi. I tavolini non sono tutti occupati e Tizio sceglie proprio quello al centro. Solito traffico congestionato di bus e auto che s’allargano a destra e sinistra sui viali. Le alte piante della piazza segnano un’ombra lunga che arriva fino quasi a lambire il marciapiede opposto. Il sole del caldo mattino illumina gli edifici e soprattutto la facciata color vaniglia usata del fu Teatro Politeama. Tizio e Caio sono a Como.

Tizio – Eccoci. Prendi posto e guarda.

Caio – La facciata di un edificio abbandonato? Splendida…

T– Non essere caustico già dall’inizio; mi stai rubando la parte.

C– È che un po’ conosco la storia del Politeama, così si chiama vero?

T– Lo dice anche la sconquassata insegna sull’angolo.

C– Cadente…

T– Allora potremmo parlare d’altro: ragioniamo del museino archeologico che vorrebbero far qui dietro, sullo spiazzo di cemento, che è un parcheggio abusato ogni giorno, davanti alla chiesa; consideriamo il caos di auto che a ogni ora del giorno e della notte ingombra questa zona; contiamo le auto quasi sempre fuori regola o pensiamo a questa piazza che avrebbe tutto per esserlo: bei palazzi, una chiesa, un teatro, i bar, l’edicola… ma che piazza non è.

C– No, no: va bene parlar del Politeama. Parliamone.

T– Cosa sai, innanzitutto?

C– Che è un teatro chiuso da tempo: una quindicina d’anni; che bisognerebbe restaurarlo; che ci son state polemiche per l’acquisto da parte del Comune…

T– Non è stato acquistato, ma donato. Il Comune l’ha ereditato.

C– Ah! Questo non lo sapevo.

T– Vai avanti.

C– Che è un edificio di interesse storico, progettato da un architetto famoso a Como…

T– Federico Frigerio.

C– Che non si sa bene cosa farne. Ma non capisco.

T– Che cosa non capisci?

C– Un teatro lasciamolo teatro. Perché cambiare.

T– Nessuno vorrebbe cambiare, ma ci vogliono progetti, idee, soldi. Poi chi lo gestisce? Il Comune?

C– Non ci avevo pensato.

T– Hai una pur vaga idea di quel che potrebbe costare metterci mano?

C– Ma era distrutto quando l’hanno chiuso?

T– No. Era maltenuto. Necessitava già allora di consistenti adeguamenti normativi, architettonici, funzionali. Un sacco di lavoro da fare e un bel po' di soldi da trovare.

C– Comunque è del Comune.

Tizio fa un segno al barista Oscar che si è affacciato alla finestrella, una specie di banco di servizio che collega l’interno del chiosco coi tavolini esterni.

T– Cosa bevi? Un caffè? – poi si gira – Due caffè! – urla al barista che fa cenno con la testa d’aver compreso l’ordine – Uno lungo, grazie! –

Tizio sembra mettersi comodo sulla poltroncina dando l’impressione che la storia non sarà breve: – Io propongo di demolirlo e di farne a scelta: un bel giardino o un utile parcheggio multipiano…

Caio– Prego? –.

Il ragazzo non osa dirlo, ma pensa che Tizio si sia ammattito: – Demolire un, un…

Tizio– …un rudere. Troppo costoso da sistemare. Oppure si potrebbe ricostruire come teatro finalmente contemporaneo che costerebbe forse meno.

C– Certo sarebbe più funzionale – dice sconcertato il ragazzo.

T– Esatto. Quel Politeama lì davanti a noi ha più di cento anni, mal portati. Era moderno al suo tempo.

C– Come tutte le cose, mi pare.

T– Stiamo parlando di un teatro: un contenitore per cinquecento o mille spettatori. Settecento per l’esattezza. Non di una casetta monofamiliare.

C– Ma non ha senso. Allora perché tenere in piedi e ben in funzione il Teatro Sociale che di anni ne ha oltre duecento?

T– Perché è considerata un’opera di pregio architettonico che ancora oggi bilancia le difficoltà derivanti dalla inadeguatezza della struttura. Parlo dei posti a sedere, ma anche del palcoscenico. Il Sociale è storico come un antico teatro greco o romano: storici e scomodi, poco funzionali, ma affascinanti, emozionanti, insostituibili per certi spettacoli, ovviamente.

C– Tutte queste meraviglie non sono nel Politeama, mi par di capire.

T– Ci sei mai entrato?

C– Ovviamente no…

T– Già, sei troppo giovane. Molti parlano di difendere il Politeama e neanche l’hanno visto in funzione. Al massimo durante i sopralluoghi per capirne le possibilità future.

C– Mi sembra il minimo.

T– Ma non è sufficiente. Un teatro, il Politeama come gli altri, è una macchina complessa con due motori: quello dell’accoglienza di spettatori e servizi e quello dello spettacolo, di cui si vede solo una parte. I due motori debbono funzionare di comune accordo e alla perfezione. Il Politeama non ha più niente di tutto ciò.

C– Si dice fosse all’avanguardia, all’inizio del Novecento.

T– In parte è vero, ma peccava già al suo tempo di qualche vizio di forma che poi, con gli anni, s’è aggravato.

C– Che cosa significa?

T– Noi vediamo – e Tizio indica l’edificio di fronte – un gran volume cubico: gradevole, moderatamente decorato, non tanto ben tenuto. Il tempo sta facendo molti danni.

C– Dove sta il problema?

T– All’interno. Non c’è foyer e l’atrio collega direttamente gli accessi alla platea con l’esterno. La cassa è uno gabbiotto orrendo, si potrà migliorare, ma rimane angusto. Il bar e il ristorante non sono adeguati. La sala è capiente e altissima: tre ordini per gli spettatori: platea con due barcacce.

C– Barcacce?

T– Due spazi leggermente alzati sulla platea posti a lato del palcoscenico. La nobiltà comasca e la borghesia amavano mostrarsi al resto degli spettatori; una specie di doppio palco reale. Con l’uso del teatro per la rivista e il varietà, le due barcacce erano unite da una passerella per la sfilata delle ballerine…

C– Varietà?

T– Più o meno quel che vedi oggi in prima serata alla televisione… – e Tizio ride – C’è poi un’ampia balconata con fila di palchi a destra e a sinistra. Proprio di fronte al palcoscenico la vera balconata offre un centinaio di posti.

C– Non sembra così male…

T– No. Tutto da rifare.

C– Intendo dire. È un teatro con impianto tradizionale a forma di…?

T– Di ferro di cavallo; una forma già superata all’inizio del Novecento. Ma quel che è peggio è la galleria superiore, il terzo stadio: il famoso loggione. Incrocio tra i gradini di un’arena popolare e il vecchio circo equestre. Pensata per il popolo e dal popolo usata. Si stava da cani.

C– C’è stato?

T– Certo. Non c’è comasco che, almeno una volta, non abbia fatto l’esperienza di andarci per un film vietato o anche per la rivista. Più nobilmente ci si andava anche per il teatro. Costava poco o niente. Come cinema, era perfetto per i pomeriggi di chi bigiava la scuola.

C– Non più concepibile.

T– Né accettabile. Che farne? È un volume enorme che occupa metà della sala che si chiude a volta. Con una curiosità.

C– La volta?

T– La grande copertura aveva intorno finestre circolari che potevano, volendo, far passare la luce; così come il soffitto che era parzialmente in vetro. Un artificio che consentiva luminosità nei pomeriggi di spettacolo.

C– Non sembra brutto.

T– Affatto. Era, è, uno spazio ampio, gradevole, luminoso. Adatto a varie funzioni: lirica e prosa, ma anche cinema già dal 1911. Era adatto anche a spettacoli circensi, con acrobati e animali e si è potuto allagare, artificialmente, la platea per battaglie navali simulate. Presentava anche serate di café chantant. Aveva locali per il caffè, il ristorante e alcune stanze destinate ad albergo ovvero era una "foresteria" per le compagnie teatrali. Il teatro veniva spesso usato per comizi, assemblee e riunioni pubbliche varie. Pur essendo assolutamente privato svolgeva funzioni di sala cittadina.

C– Era molto attivo.

T– Poi, negli ultimi decenni è stato usato quasi unicamente come cinema. Era rimasto chiuso dal 1985 al 1988 per lavori di adeguamento sulla sicurezza; la chiusura definitiva è dell’agosto 2005.

C– Cui seguono i tanti progetti di recupero e ridefinizione dell’uso?

T– E siamo ai giorni nostri. Dodici anni dopo e l’impossibilità o quasi d’andare avanti.

C– Problema di costi.

T– Anche di idee e di possibilità di adeguamento. I tempi sono cambiati, gli spettacoli costa produrli e Como è troppo piccola per avere tre teatri, il Sociale, il Cressoni e il Politeama, come riusciva a mantenere nei decenni a cavallo di Ottocento e Novecento.

C– Così il Politeama non ha futuro?

T– Non è detto. Il Conservatorio ne chiede al Comune l’uso gratuito in cambio dei lavori di ristrutturazione. Ne farebbero un centro musicale e didattico per le attività della scuola di musica e per gli spettacoli, i concerti.

C– È una buona idea.

T– Certo. Ma costosa e i lavori saranno complessi. Il Politeama che abbiamo davanti sembra enorme, ma non dispone che di una ventina di stanze e stanzette. Camerini, stanze d’albergo, qualche spazio più grande ma non molto. L’adattamento sarà complesso. La Soprintendenza porrà limiti e i finanziamenti, ancora, sono solo un’ipotesi.

C– Non sarei così negativo…

T– Non sono contrario. E a che titolo? Vedo un bel sogno di difficile realizzazione. Inoltre: per farne cosa? Uno spazio per il Conservatorio o, visti i finanziamenti pubblici, anche un luogo per la città?

Tizio si alza e chiede a Caio di seguirlo. Caio è perplesso: – Non abbiamo pagato – dice a Tizio che fa un cenno d’intesa al barista.

Tizio– Non ti preoccupare – e i due vanno al semaforo lì vicino ad aspettano una manciata di secondi prima di attraversare. Tizio continua: – Andiamo a vedere il retro.

C– C’è un retro?

T– Vedrai. Oggi è un parcheggio quasi segreto per qualche auto, ma un tempo era lo spazio di carico e scarico delle scene e, d’estate, anche cinema all’aperto. Ci sono stato qualche volta con mio padre, da piccolo…

Arrivano al Politeama e percorrono una cinquantina di metri fino ad un cancello che dà su un ampio cortile rettangolare. Da una parte un filare di piante e dall’altra il retro del Politeama con un grande portone che, si capisce, è il retro del palcoscenico.

T– Vedi, qui si movimentavano le scene. Le opere liriche richiedevano strutture abbastanza ingombranti. Facciamo un sogno?

C– È una proposta?

T– È un’ipotesi di progetto… Vogliamo esagerare. Dare a questa città una struttura moderna, attrezzata, razionale, efficiente? adatta a diverse necessità di spettacolo e di concerto? Manteniamo pure l’architettura originale del teatro, che ha il suo fascino, e che comunque andrà conservata. Tocchiamola il meno possibile e mettiamo a norma quel che serve. Poi lavoriamo sul palcoscenico.

C– Questo, visto dall’esterno, pare malmesso.

T– Infatti. Immagina, sogna di aggiungere un contro edificio che contenga nuovi spazi, attorno al palcoscenico e ai camerini… vedi quelle finestrelle? Andrebbe aggiunto tutto quel che serve per un teatro moderno: palcoscenico movibile, torre scenica…

C– Torre scenica?

T– È quella struttura architettonica che raddoppia la volumetria del palcoscenico in verticale, ma anche lateralmente, e consente la movimentazione veloce delle scene. Oggi, le varie parti del palcoscenico, sono tutte meccanizzate e comandate elettronicamente.

C– Altro che sogno.

T– Te l’ho detto. Solo così, mi pare, il progetto di rinnovamento avrebbe un senso e supererebbe il semplice restauro. È un avanzamento capace di risolvere contemporaneamente più esigenze: del Conservatorio, della scuola, dello spettacolo e dei concerti… della città.

C– Sarà dura…

T– Ovviamente. Ma se hanno concesso alla Scala di Milano un adattamento, che affronta il progetto del Piermarini, si potrà sognare un ampliamento del Politeama di Como del Frigerio. Non ti pare?

C– Concordo. Sarebbe una soluzione contemporanea ai problemi di una struttura non più moderna.

T– Più o meno. Che darebbe al Politeama la possibilità di essere nuovamente uno dei cuori pulsanti della cultura della provincia. A parte un paio di problemi.

C– Mi pareva… e sarebbero?

T– Un nuovo teatro ai bordi del centro storico porterà centinaia di persone ogni giorno: con auto a decine.

C– Capisco. La mancanza di parcheggi in zona renderebbe la situazione ancora più difficile di quanto già non sia oggi. E l’altro?

T– Questo è il più complesso. Il Politeama è del Comune che l’ha ricevuto in eredità dall’ultimo superstite della famiglia proprietaria. Lo gestisce una società appositamente costituita e composta dal Comune e dagli eredi familiari: 81percento più 19percento agli eredi.

C– Che significa?

T– Che l’ultimo proprietario ha architettato un piano che può sembrare diabolico e forse lo è: mettere insieme il Comune di Como, che non amava molto, con i suoi parenti. Ha creato una situazione che impedisce, di fatto, ogni soluzione ed è per questo che son passati tanti anni senza poter fare nulla.

C– Non sarebbe bastato comprare la parte dei parenti?

T– Ma a quale valore? Questo è il punto. E le valutazioni si sono confrontate e scontrate senza trovare accordi. Quanto vale tutto questo quartiere? Chi prende in mano una macchina così costosa e complessa e poco redditizia?

C– Ma un teatro non è per forza in perdita.

T– Perché vive di finanziamenti pubblici e di sponsor attenti o generosi. Altrimenti non c’è attività culturale possibile.

C– Per questo l’idea del Conservatorio è la più praticabile?

T– Praticabile non saprei, ma certamente l’unica percorribile e con tutte le difficoltà che ci siamo detti. Altrimenti rudere è e rudere rimarrà. La sua destinazione d’uso è la salvezza del Politeama, ma anche la sua condanna. Andiamo.

C– Mi piacerebbe entrare almeno una volta.

T– Non sei l’unico. È una curiosità di molti purtroppo difficile da soddisfare. È troppo rischioso. Ti saluto…

C– Ma…

T– Ma cosa?

C– Siamo scappati senza pagare il caffè!

Tizio si batte la fronte con una mano: – Che sbadato. Torno al bar, ne prendo un altro e pago. Parla parla e quello di prima neanche l’ho bevuto…

 

Per conoscere di più sul Politeama

 - SCHEDA ARCHITETTONICA, DA "XXCO" (a cura Fabio Cani)
http://www.jsc15.it/terre/xxco/2042-xxco-271-un-teatro-polivalente

 - SCHEDA STORICA, DA "iCOMOgrafie"
http://www.jsc15.it/terre/icom-icomografie/3142-icom-257-icomografie-anniversari-teatro-politeama-tra-fasti-e-oblio

POLITEAMA: TEATRO POPOLARE DEL NOVECENTO
http://www.jsc15.it/terre/luoghi/319-politeama-teatro-popolare-del-novecento?showall=1&limitstart=

- Federico Frigerio architetto. Il lato tradizionale del nuovo
http://www.nodolibrieditore.it/scheda-libro/fabio-cani/federico-frigerio-architetto-9788871852669-254555.html