Lario. Percorsi: La Strada Regina


 

La Strada Regina: Una lunga e incerta storia percorsa con lentezza


Tizio e Caio iniziano un viaggio sulla Strada Regina. Il Lario è magnifico: chiacchierano di storia, cucina e traffico. È un giorno feriale, ma le auto non mancano; frequenti i rallentamenti e ogni tanto purtroppo ci si ferma. Quando incontrano pullman e camion il disagio è assicurato sia per chi viaggia che per chi abita.


Tizio aveva avvertito Caio: “Presentati presto dietro Villa Olmo” e il giovane non è in ritardo. “Meno male” quasi lo rimprovera Tizio.

Caio– Ma sono puntuale, mi pare – e pensa che la giornata non inizia bene.

Tizio, tuttavia lo rassicura: – Certo, certo…

Tizio fa salire il compagno sull’auto e partono. Puntuali. È mattina presto.

T– Non sarà un viaggio breve.

C– Sessanta, settanta chilometri, circa.

T– Circa! Mi riferivo alla durata perché tutto dipenderà dal traffico che troveremo.

C– Anche se è un giorno feriale?

T– Feriale e festivo, sulla Strada Regina non hanno differenza.

Partono. Un giallobus chiede strada e Tizio, già seccato, la concede: – Incominciamo bene, il primo rallentamento.

C– Brontolerà tutto il giorno?

Tizio lo squadra di sbieco tenendo la destra poi la sinistra e infine sorpassando il mezzo pubblico, soddisfatto: – Bene. Possiamo incominciare.

L’auto scende spedita costeggiando la recinzione dei giardini di Villa Olmo; si vede uno scorcio di lago e il ponte in ferro che attraversa la strada.

T– Il ponte del “Chilometro della Conoscenza” …

C– L’ho attraversato. Porta da Villa Olmo alla Villa del Grumello: da un giardino ad un parco. Una zona molto bella. C’era una festa con musica e danzatori e tanta gente che ascoltava le spiegazioni con botanici e storici…

T– Lo fanno spesso per catturare l’attenzione dei comaschi e dei turisti. Sono beni artistici e naturali aperti al pubblico; sono giardini per la città.

C– E la strada ci passa in mezzo.

T– Ovvio. Non c’era altro modo, né allora né oggi, per collegare il capoluogo con i paesi rivieraschi. Il Lario è lungo…

C– Circa sessanta chilometri…

Tizio ride: –  Quando tutti i lavori saranno terminati Como avrà un parco urbano di notevole bellezza e la strada sarà solo una fessura, una striscia quasi invisibile nel contesto di verde e fiori…

C– Sta puntando sulla poesia o sbaglio?

T– Cerco di spiegarmi se i tanti viaggiatori che passano su questo asfalto si accorgono o si accorgeranno che stanno sfiorando una piccola meraviglia.

Un altro giallobus si ferma proprio davanti al cancello della Villa del Grumello; scendono ragazzi e ragazze allegri, con zaini e rotoli di carta.

T– Andranno a qualche convegno o corso. In Villa ce ne sono parecchi ogni settimana. È un luogo d’incontri e di studi. Un bel modo, oggi, per trasformare una ricca abitazione per la villeggiatura dei nobili in qualcosa di veramente utile. Oggi in bus ieri in barca.

C– Non c’era questa strada?

T– No. Questo tratto di Regina è abbastanza recente: poco più di un secolo. Prima si passava a monte perché le ville che si affacciavano sul lago, al lago erano direttamente collegate. Comodità per i signori del luogo…

C– Dove si passava, allora?

T– Dietro. Dalla via Borgovico si saliva a Bignanico poi si scendeva a Tavernola. Si attraversava un ponte, distrutto da una piena a fine Ottocento, e da Cernobbio su e giù continuamente.

C– Una vera strada dunque non c’era.

T– Non dappertutto, non lungo tutto il percorso. È ovvio.

C– Perché ovvio?

T– Perché le sponde sono spesso scoscese; finiscono precipitosamente nell’acqua. Una caratteristica di questo Lario chiuso dentro montagne e profondissimo… – I ragazzi sono tanti e impiegano tempo a scendere.

T– Finché Carolina di Brunswick, all’inizio dell’Ottocento proprietaria di Villa d’Este non fece costruire una strada, più o meno questa che stiamo percorrendo, per raggiungere le sue proprietà.

Il bus riparte e Tizio riprende il viaggio e anche il discorso: – Non è una strada antica. Non questa che stiamo percorrendo, lentamente…

C– Però è molto celebre e anche molto frequentata.

T– Dai veicoli, certamente – dice ironicamente.

C– Ma c’è anche chi la percorre a piedi?

T– A proprio rischio e pericolo: d’essere arrotato e certamente avvelenato dai gas di scarico. Ormai s’è perduto il tracciato originale. Meglio sarebbe dire “i tracciati” che, uno dopo l’altro, uno sull’altro hanno segnato le mappe di questo lungo tratto.

C– E la Regina Teodolinda?

T– È uno dei miti; come i Romani e tutti gli altri che, certo, hanno sviluppato i percorsi intorno alle sponde del Lario, ma che non hanno potuto tracciare una strada ampia e facile.

C– A causa della conformazione delle sponde?

T– Anche. Ma soprattutto perché c’era l’acqua del lago che favoriva traffici, collegamenti, trasporti su barca in modo facile e anche sicuro. Certamente più veloce.

C– Dunque, la Strada Regina non esiste.

T– Non ho detto questo. Ci sono tratti, ormai quasi invisibili, che documentano i collegamenti tra i paesi delle sponde, ma si tratta di una strada complicata, caratterizzata da continue salite e discese. A volte anche difficile da percorrere a piedi e figuriamoci con carri carichi di merci varie.

C– Il lago era la strada maestra.

T– Il lago era l’autostrada che consentiva in poche ore di salire da Como fino a Samolaco e viceversa. Tempo permettendo, ovviamente.

C– C’era una flotta?

T– Si son combattute battaglie, di terra e di lago, bisognerebbe dire. Ci son stati comandanti e condottieri e anche pirati…

C– Non è possibile!

T– Lo è. Cosa credi? Che il Lario fosse un luogo turistico, di villeggiatura? Era spazio di commerci, di viaggi, di contrasti. Poi è arrivato un tempo più tranquillo fino ad arrivare circa a due o tre secoli fa quando la bellezza ha vinto sulla guerra.

C– Niente più contrasti o battaglie?

T– Non qui direttamente. Gli interessi si sono spostati altrove e così anche i contrasti. Il Lario ha trovato una nuova vita; i paesi hanno trovato maggiore tranquillità; si è diffuso l’artigianato e anche qualche piccola industria.

C– Ma se i collegamenti erano per via d’acqua sarà stato complicato.

T– Non credo. Si arrangiavano bene. Erano inventivi e veloci e sapevano adattarsi alle situazioni più complicate. La navigazione è cambiata: da difesa e controllo…

C– … e da guerra…

T– È diventata da trasporto. Di uomini, animali, cose e di materiali. Pietre e marmi, dalle cave, han viaggiato solo sull’acqua. Così come i metalli. Anche recentemente, fino a mezzo secolo fa, partivano dallo scalo merci di Como, a lago, nella zona dei Giardini pubblici, per far arrivare barche grandissime in cima al lago.

C– A Dongo, mi pare.

T– Bravo. Alle acciaierie Falck; fino a pochi decenni fa.

Chiacchierando, i due arrivano a Cernobbio, al bivio prima del torrente Breggia: – Prendiamo la strada vecchia – dice Tizio – evitando di fare la galleria che oltrepassa il paese dal 1983: è più veloce e meno bella. Poi eviteremo anche la cosiddetta “Panoramica” che viaggia a mezza collina. Quando l’hanno inaugurata, a metà degli anni Sessanta, sembrava l’inizio di una nuova era.

C– Questa strada è molto diversa da come ci immaginiamo l’antica Strada Regina.

T– È la sua inevitabile trasformazione. Così com’è sempre stato nei secoli e dopo che il traffico delle auto era diventato insostenibile.

C– Non che ora…

T– Ma voi giovani non avete idea quanto fosse avventuroso viaggiare da sud a nord e soprattutto nella direzione opposta. Salire era lento, ma possibile; discendere era diventato faticoso. Sempre rallentato. Sempre in fermata… ci volevano ore per superare tutti i blocchi in tutte le strettoie dei paesini.

C– Il traffico era anche una prova di quanto fossero graditi il lago, il paesaggio, i paesi e magari il cibo.

T– Era un viaggio immancabile per le famiglie che in primavera e in estate avevano voglia di lago e di qualche trattoria. Se ne trovavano di semplici e con una cucina tradizionale, ma buona.

C– Specialità di pesce di lago…

T– Ma anche polenta. Taragna, per esempio. O missoltini. Sai cosa sono?

C– Certo. Mi piacciono abbastanza.

Tizio scuote la testa: – Abbastanza… – dice sconsolato – Sono la specialità di queste terre!

C– È… che sono magri magri, un po’ secchi.

T– Cibo da pescatori. Oggi finito sulla tavola dei buongustai. Poi c’è anche il riso con pesce persico…

C– Già meglio. Più gustoso.

Dopo la rotonda, la strada s’allarga lasciando intravvedere alla fine l’abitato di Cernobbio. Tizio indica con la sinistra una fila di edifici: – Zona industriale e di abitazioni per gli operai in gran parte originata dalle manifatture seriche Bernasconi. Quella casa curiosa, molto decorata, elegante era la residenza di Davide Bernasconi, il fondatore.

C– Bella. E il lungo muro qui a destra?

T– Nasconde il grande parco di Villa Erba; residenza degli industriali farmaceutici Erba poi imparentati con i Visconti di Modrone…

C– Luchino, il regista.

T– Esatto. Che qui ha vissuto a lungo. Oggi, sia la villa antica che quasi tutto il parco sono un bene pubblico. Una trentina d’anni fa è stato costruito un immenso polo espositivo per eventi, mostre e fiere…

C– Sono entrato, qualche volta.

T– Hai visto dunque che il parco è bellissimo, molto ben tenuto. In certe stagioni affascina per la luce e i colori che si possono vedere. Anche il polo espositivo ha una certa originalità… – qui Tizio fa una sospensione – ma dà qualche problema di gestione.

C– Perché?

T– Mantenerlo e utilizzarlo è troppo costoso. Non si è rivelato un buon investimento.

Un ciclista quasi taglia la strada e Tizio impreca: – Perché non sta sulla pista ciclabile? – urla senza ovviamente essere sentito. Caio ride per le intemperanze del vecchio amico: – Non è poi così grave… – dice per sminuire la tensione.

– Insomma – insiste Tizio – c’è una pista nuova nuova: che la usino! Vedrai quanti ne incontreremo durante il nostro viaggio. La Regina è una pista molto gradita ai ciclisti anche dilettanti.

C– Non è faticosa?

T– Ma è mossa: alti e bassi, salite e discese, rettilinei e curve… che cosa vuoi di meglio?

Passato l’ingresso di Villa Erba la strada entra nel centro di Cernobbio. L’auto si ferma al semaforo fisso sul rosso: – Qui, possiamo affermare, inizia la vera Strada Regina, quella più tradizionale come tracciato.

C– Con quella strettoia.

T– Un vero imbuto che per un secolo e oltre non ha impedito lo sviluppo di attività commerciali, con bei negozi, eleganti prodotti e molto interessanti contatti internazionali. Una strettoia che ha visto passare dive del cinema, nobiltà nazionali e internazionali, industriali di gran nome, famiglie reali, politici da tutto il mondo, che si son lasciati affettare il sedere dalle auto di passaggio. Finché la galleria non ha portato il traffico oltre quelle case a sinistra.

C– Sembra incredibile.

Il semaforo diventa verde: – Sembra impossibile che, questi pochi metri di larghezza, abbiano consentito il passaggio di tanti veicoli e pedoni – continua Tito. – Divertente e mefitico.

C– Ora non più?

L’auto riparte a 30 all’ora e in breve i due si trovano alla fine del tratto nel centro di Cernobbio; il cancello di Villa d’Este appare poco dopo.

Tizio — Ecco la villa albergo più famosa nel mondo! Amatissima e conosciutissima. Un mito. Questo è il Lario: scomodità di strade e bellezze improvvise; strettoie e panorami sbalorditivi; storie e tradizione e modernità. Prendere o lasciare.

C– Che significa?

T– Che questa antica Strada Regina, vera o ricostruita o adattata, passa attraverso una serie di contraddizioni che non ci devono impedire di goderne appieno la bellezza.

C– Forse non capisco.

T– È facile: questa Villa d’Este che appena vediamo dalla strada, un po’ è una violenza sulla natura, un’esagerazione estetica, un’architettura di servizio, un adattamento continuo alle esigenze di una ricca clientela straniera, soprattutto.

C– Invece?

T– Va vista e vissuta come un balcone a cui possono affacciarsi migliaia di persone ogni anno che porteranno negli occhi queste bellezze. Pagando molto, ovviamente…

C– Ovviamente…

T– Inoltre, tutta questa storia e questa serie di bellezze non devono distrarci dal saper catturare l’atmosfera generale; forse superando il particolare, la concentrazione sul piccolo, sul costruito…

C– Non capisco.

La strada curva passando sotto un ponticello che unisce due parti del giardino della Villa: – Qui e dopo troveremo pezzi di storia – continua Tizio – ed io penso che non dovremmo soffermarci continuamente a esaminare questa o quella villa; né a trattenerci sul particolare assetto urbanistico di ogni paese.

C– Quanti sono?

T– Una trentina solo sulla riva, riuniti in comuni; – alzando la mano, indica dei castelletti attaccati alla montagna – vedi quei ruderi? Sono una storia. Più avanti c’è Villa Pizzo con un parco stupendo: altra storia. Poi scenderemo verso Moltrasio e potremmo fermarci a raccontare ancora storie. Ogni curva e ogni casa custodiscono pagine scritte e non scritte di vicende umane e di lavoro; di passioni artistiche e di costruzioni costose spesso inutili e frequentemente abbandonate o rivendute continuamente. Il Lario è amato anche se non sempre si tratta di un legame duraturo.

C– Mi sta dicendo che non è importante conoscere la storia di questi luoghi?

T– Ma ti pare? Penso che molte di quelle pagine non siano state scritte per essere lette.

C– Che vuol dire?

T– Che la passione personale di molti costruttori, proprietari, artisti e anche dei giardinieri ha voluto portare un segno di bellezza in una natura già bellissima. E come tale potremmo goderla. Fermarsi sempre a conoscerne la storia, in ogni sua pagina, potrebbe distrarci dal godere dell’insieme.

Dopo un paio di curve e una vista bellissima sul primo bacino del Lario, l’auto prende la discesa verso Moltrasio. La strada si stringe e l’incrocio con altre auto obbliga Tizio a rallentare: – Ville, villette, case, giardini, parchi, darsene, pontili, chiese… questa è la Strada Regina: una serie di opere dell’uomo inserite…

C– In qualche bruttura, mi scusi.

T– Certo: come creatore l’uomo sa fare il bello e anche il brutto.

C– Molto brutto.

T– È questo il punto. Bello e brutto qui convivono assorbiti nell’atmosfera generale che supera e forse nasconde la contraddizione. Pensi forse che il Lario si doveva lasciare in esclusiva a qualche nobile non del tutto decaduto?

C– Penso che si potesse fare di meglio.

T– Ma certo! Eppure, se guardi con occhio sereno, libero da pregiudizi, ti renderai conto che il segno lasciato dal tempo, dalle generazioni che ci hanno preceduto, è importante.

C– Anche nella bruttezza?

T– Anche nella realtà. Non si può immaginare un percorso estetico lungo sessanta chilometri tutto fatto di meraviglie. C’è il normale e il meraviglioso; lo straordinario e il negozio chiuso. Non serve più. Diventerà qualcosa d’altro, col tempo. Perché temo una cosa…

C– Ancora più brutta di quel che possiamo vedere qua e là?

T– Temo il progetto complessivo.

C– Cosa intende con “complessivo”.

T– Un lungo tavolo da disegno con attorno troppi specialisti, tanti investitori e molti politici. Tutti testi a fare il meglio possibile per dare un senso nuovo e moderno a questo territorio.

C– Rifiuta la programmazione?

T– Cerco di escludere il rischio della troppa creatività. Questa Strada Regina percorre la storia; lo ha fatto lentamente adattandosi ai tempi e alle persone. Quando c’è stata fretta i risultati non sono stati soddisfacenti. Non possiamo rischiare che con un tratto di matita, anche digitale s’intende, si affretti un cambiamento non più modificabile.

Caio– Non mi dica che ha paura del nuovo – e, mentre parla, guarda passare altre ville giardini e la strada prende a salire. Tizio e Caio guardano dal finestrino e il lago brilla nella luce della mezza mattina; due battelli s’incrociano nel mezzo e un paio di pescatori aspettano pazienti che qualcosa abbocchi. Tizio riflette per un paio di minuti mentre arrivano alle porte di Urio, fin sotto il ponte del Castello e dietro la chiesa.

Tizio– Bellezze. Ovunque strepitose e semplici. – Poi ride divertito: –Andiamo andiamo in fretta; che a furia di parlare m’è venuta sete. Ci fermeremo ad Argegno ormai diventato un luogo di villeggiatura con tante offerte di cibo e di aperitivi a qualsiasi ora del giorno. Una cosa impensabile anche solo una dozzina d’anni fa.