Progetti. Como: Una piazza triste per il turismo

 

 Tizio e Caio a Como: Osservano piazza Gobetti e immaginano una nuova bellezza

Tizio e Caio stanno sotto le alte colonne del porticato di via Plinio. Tizio fa cenno a Caio di seguirlo. Lasciano i portici e spariscono in un pertugio malsano, al primo sguardo. Sporco, malconcio, con tubi che corrono qua e là, ruggini le parti metalliche di un’antica copertura.

TIZIO– È la porta della futura zona d’informazione turistica della città di Como!

CAIO– Prego?

Tizio trascina Caio per un braccio e lo conduce velocemente al centro di un cortile. Nel mezzo c’è l’avanzo di una fontana sicuramente spenta da tempo: la vasca è vuota, i rubinetti color verderame. Palme spelacchiate intorno.

C– Non l’avevo mai vista…

T– Vuol dire che non ti droghi, che non spacci, che non compri, che non mendichi… Insomma, non compi azioni illecite o poco gradite.

C– Non è un bel posto.

T– È un posto orrendo! Impossibile da conservare a livello di decenza.

C– Ma che roba è?

T– L’avanzo della distruzione della Cortesella. Sai cos’era?

Caio sorridente sa la risposta: – Un antico quartiere della città, fatiscente e malfamato…

T– Malfamato… non più di altri nuclei storici delle vecchie città.

C– Però era in rovina.

T– Hai ragione. Non era ben tenuto anche se molto abitato e pieno di attività d’ogni genere. In parte stava già cadendo.

C– Per questo l’hanno demolito, credo.

T– Nello spirito del tempo e in epoca fascista fu considerata la soluzione migliore per dare case decenti, spostando altrove gli abitanti, e migliori opportunità anche a negozi ed attività commerciali. C’era persino il Macello pubblico.

C– Nel centro della città?

T– Infatti. Possiamo immaginare il complesso delle lavorazioni, dei trasporti, dell’igiene…

Caio guarda le alte case che circondano lo spazio in cui sta con Tizio: – Qui cosa c’era?

T– Case, casupole, cortiletti. Gran parte era occupata da una casa medievale che restò in piedi, si fa per dire perché rimase puntellata, quasi una ventina d’anni dopo la distruzione del 1938.

C– Così si costruirono questi edifici.

T– Certo. Quello in cui siamo è una specie di cortile, però è pubblico. Ci sono, come vedi, ai quattro lati, altrettanti accessi. Uno è quello che porta alla Banca d’Italia che era il cuore della Cortesella; l’altro conduce verso la via Ballarini e dunque al Duomo; il terzo è quello da cui siamo entrati…

C– Forse il più brutto dei quattro.

T– Collegava la Cortesella con una parte più nobile e turistica della città. Meglio tenuta. Fu per nascondere le brutture del cuore antico di Como che si alzarono i portici Plinio: un po’ passeggiata con bei negozi e sopra abitazioni.

C– L’ultimo ingresso?

T– Porta alla via Albertolli. Sul retro degli alberghi; oltre c’è la piazza Cavour: l’area turistica della città, da sempre.

C– Allora: perché siamo in questo brutto cortile?

Tizio guarda bene le varie facciate interne e grigie, ma non maltenute, degli edifici: – Ti faccio notare che questi alti edifici moderni, sono degli anni Cinquanta, sono sati progettati senza tener conto delle esigenze quotidiane dei residenti.

C– Abitazioni o uffici?

T– Guarda tu stesso. Osserva bene i balconi delle due parti. Noterai che i residenti sono costretti a tenere all’esterno i contenitori della raccolta differenziata. Sono in bell’ordine e indicano la presenza di molti uffici. Ai piani alti, però, ci sono anche belle abitazioni, attici.

C– Case senza garage, mi pare.

T– Esatto. Non s’usava, al tempo.

C– Inconcepibile, oggi.

T– È così in gran parte della città Perciò è necessario arrangiarsi e chissà che fatica, qui, portare i bidoni su e giù. Insomma, la vista non è delle migliori.

C– Anche questa piazza o cortile è un po’ triste.

T– È anche peggio: è brutta.

C– Però la fontana, le palme…

T– Sono state il tentativo di abbellire questo spazio dopo che le auto erano state cacciate. Questo è suolo pubblico.

C– E dunque era un parcheggio.

T– Non proprio comodo, ma utile. In Como ogni spazio, ogni slargo, ogni buco, purché potesse accogliere almeno un’auto, era sempre stato utilizzato come parcheggio. Poi, per fortuna, la ZTL ebbe il sopravvento.

Caio, sembra prendere le misure del cortile: – Francamente, vista la situazione, ci rimetterei le auto. Non dico trenta, ma…

T– Non dirlo nemmeno! – lo tronca secco.

Tizio agita la mano contro Caio in segno di disapprovazione: – Siediti!

C– Sul bordo della fontana?

T– O su quelle panchine in pietra. Dove preferisci.

C– La fontana e il contorno hanno una strana forma semicircolare.

T– L’esatta riproduzione di un dipinto di Mario Radice. Un noto pittore astrattista, comasco. L’intento era buono, ma il risultato, come vedi, non è certo all’altezza dell’originale. Mancanza di manutenzione costante, malessere delle piante, assenza di un verde adeguato e poi il contorno degli edifici.

C– Un’idea elegante, suggestiva.

T– Ma non pratica. E non ha tenuto conto delle condizioni precedenti di questo spazio che già erano note. Molto centrale e anche poco o niente controllato. Si può agire indisturbati. Com’è avvenuto e avviene quasi ogni giorno.

Caio approva.

T– Infatti. Guarda. Cosa vedi?

Caio guarda: – Ingressi di case, inferriate alle finestre, un’auto parcheggiata…

T– Abusivamente.

C– Ok. Un dehor vuoto, sembra abbandonato.

T– Esatto. Ti pare che un bar posa inviare i propri clienti, magari turisti, ad ammirare questa bellezza? Dovranno essersi illusi che il luogo, sistemato, potesse trasformarsi in qualcosa di bello, di visibile. Ma continua…

C– Vedo anche un paio di negozi vuoti.

Tizio si siede accanto al ragazzo mentre una coppia di signore sta attraversando dalla piazza Perretta andando verso i portici Plinio. Le due donne vedono Tizio e Caio e non sembrano tranquille: allargano leggermente il tragitto e in fretta escono dal cortile.

Caio le guarda perplesso. Tizio ridacchia: – Siamo così malmessi da incutere timore?

CAIO– Forse ci hanno preso per qualcuno…

TIZIO– Lo spacciatore vecchio e il suo giovane cliente…

C– Bella figura.

T– Non ha importanza. È quel che succede e ne avranno viste anche di peggio – e ride divertito.

– Precisiamo che questo non è un cortile, ma una piazza.

C– Davvero?

T– Piazza Piero Gobetti.

Arrivano alcuni turisti con zaino in spalla che depositano sui sedili; cercano di capire il funzionamento della fontana e guardano Tizio e Caio.

– Non funziona – dice Tizio. – Mi spiace. Ce n’è un'altra poco distante.

I turisti sorridono, poi si siedono e si guardano attorno.

Tizio continua a raccontare a Caio: – È una piazza poco conosciuta anche dai comaschi anche se è centralissima. Per questo si ha l’idea di trasferivi l’InfoPoint, credo.

C– Davvero?

T– Idea non scorretta, in sé. Un punto d’informazione per turisti è necessario. La città ne ha uno alla Stazione San Giovanni.

C– Stazione delle Ferrovie dello Stato.

T– Però manca all’arrivo, non meno importante, delle Ferrovie Nord. Dall’altra parte della città.

C– Stazione molto frequentata, mi pare.

T– Certamente da pendolari e comaschi, ma anche da molti turisti che vanno o vengono da Milano.

I turisti seduti ascoltano il dialogo tra i due. Continua Tizio: – C’erano due Info. Uno in via Magistri Cumacini, e non era una bellezza; l’altro in piazza Cavour. Dunque, visibilissimo e comodo. Uno gestito dal Comune; l’altro dalla Provincia.

C– Che strano.

T– Normale, invece. L’idea è sempre stata: collaborare, ma separati. Poi, per fortuna, la Regione Lombardia ha imposto il cambiamento. Ma è arrivato troppo tardi. La Provincia di Como è stata declassata, non ha più personale né risorse. Nessuno ente può coordinare veramente e ogni tanto si cambia. Anche perché, da piazza Cavour, bisognava andarsene. Era scaduto il contratto d’affitto.

C– Così eccoci qua.

T– L’InfoPoint del Broletto è in una posizione fantastica: nel cuore pulsante della Città murata; anche se penalizza l’accesso al piano superiore. Ma lo spazio era quello. Qui è defilato, rispetto ai percorsi turistici, ma sappiamo che basta qualche cartello e tutto il sistema internet.

C– Ovvero i cellulari.

T– Infatti. Portare i turisti qui, a due passi dalla piazza Cavour e a cento metri dal Broletto direi che non è un problema, oggi.

C– E dunque?

T– Il problema è questa piazza.

C– Sarà abbellita, rifatta, immagino.

T– Certo. È previsto dal progetto, ma il contesto è ineliminabile.

C– In che senso? Non è sufficiente sistemare il verde, pitturare la fontana, aprire i rubinetti?

Tizio fa un giro totale su se stesso: – È qui che sbagli. Sai quante volte hanno sistemato questo luogo? Troppe rispetto ai risultati. Che puoi vedere con i tuoi occhi.

C– Certo che vista così, la piazza…

T– Fa schifo. Portare qui i turisti può essere un errore. Si faranno immediatamente un’idea scorretta della città…

C– O forse giusta?

T– Non facciamo polemiche. È l’insieme che va, come dire, ridisegnato. Non solo ripiantumato. Imbiancato, pulito. Questo è il minimo da fare e sarà certo ben fatto. Questo luogo, ripetiamolo, orrendo, può diventare un punto di richiamo?

C– Un vecchio e triste ex cortile?

T– Prova a pensare positivo…

C– Mi prende in giro?

Tizio si siede di nuovo sul muretto: – Non sono mai stato così serio, davvero.

Caio si accomoda poco distante.

T– Che cosa si può fare di una bruttura? Accettarla così com’è oppure?

C– Nasconderla…?

T– Può essere, ma complicato. Se vogliamo nasconderla del tutto e fare due parti distinte: il sopra da non vedere e il sotto da vivere.

C– Il brutto e il bello.

T– Separare è necessario. Pensa al turista che arriva, presumo dalla stazione, dalla piazza, insomma da lago. Gira in via Albertolli, che è un piccolo parcheggio, e vede l’InfoPoint. Entra, s’informa, curiosa, prende i materiali ed esce. Spettacolare!

C– Beh. Ha fatto quel che deve.

T– Beh? Ma siamo a Como. Una città benedetta dal Lario. Il lago più bello del mondo; così dicono le statistiche… ma i turisti vedranno il lago, dopo. Ma ora?

C– Ora? Vedono quel che c’è.

T– Tutto qui? Sai bene che il primo impatto tra visitatore e luogo è importante. Se hanno avuto già qualche visione negativa, pensa al traffico al parcheggio, qui cosa vedranno? Un cortile messo a nuovo e una fontanella che, forse, funzionerà…

C– Non basta?

T– Certo che no. Le palmette tornate in vita. E il contorno grigio e i bidoni della differenziata. Potrebbero considerarlo un ritorno a casa. Magari vivono in qualche posto simile.

C– Forse non sarebbe bello.

Tizio osserva sconsolato il cortile chiuso tra quattro alte pareti; saranno cinque, sei, sette piani di finestre e balconi. Facciate interne di servizio. Passano nel frattempo due, poi altre tre persone con la testa bassa, e corrono, o quasi, uscendo dalla parte opposta: – No. Non sarebbe bello per niente.

T– Quel gran portico aperto sulla via Albertolli non è un brutto spazio e potrebbe anche funzionare da ingresso a questo luogo.

C– Lo è già.

T– Vedo. Ma è proprio la piazza che deve attrarre e già essere un punto di richiamo; qualcosa di originale, di mai visto altrove. Qualcosa che sorprenda per l’imprevedibilità. Che non ti aspetti. O che cerchi perché ne hai sentito parlare prima di arrivare a Como.

C– Per la bruttezza?

T– Ma per favore. Per la bellezza.

Caio si alza e compie un cerchio intorno alla fontana allargando lo sguardo sulle grigie pareti delle case e poi si risiede vicino a Tizio mettendosi la testa tra le mani: – Un gran lavoro da fare.

T– Innanzitutto da immaginare.

C– Ha qualche idea?

Tizio, divertito: – Io no. Non sono un architetto. Eppure, sono convinto che qualcuno saprà trovare la soluzione: una tra le cento possibili.

C– Esagerato.

T– Pensa a questo luogo centralissimo, di passaggio continuo di residenti e di turisti, che lo affrontano a testa bassa per non vedere. Pensa se, invece dell’abbandono perenne, questo fosse uno spazio di vita. Dove il verde vive e viene curato e cresce nonostante la mancanza di sole e l’umidità incancrenita.

C– Appunto. Ma presto sarà così…

T– Pensa in grande; a un Eden: l’acqua ci deve essere e perenne nella fontana. Come negli antichi “Orti chiusi” dei palazzi nobiliari e, meglio ancora, dei conventi. Pensa a un “giardino d’inverno” quadrato, con copertura semitrasparente…

C– Così evitiamo le brutture – dice entrando nell’entusiasmo di Tizio che prosegue il suo sogno ad occhi aperti: – E possiamo anche rimanere in mezzo ad essenze particolari, magari rare. E non solo d’inverno, ma in ogni stagione.

Tizio e Caio guardano la steppa che hanno intorno: – E pensa all’uso di tecnologie per l’innaffiamento automatico, per regolare la temperatura…

CAIO– Ma sarebbe tutto chiuso?

TIZIO– No. Solo alcune parti dei lati e per non vedere le brutture. Il resto sarebbe aperto. La copertura regolabile. Le aiuole protette, ma non escluse al passaggio; le essenze certamente possono rischiare danni e vandalismi, ma è un rischio che bisogna correre.

C– Sempre aperto?

T– L’illuminazione graduale consentirà di adattare l’atmosfera a tutte le ore del giorno: sia per la presenza di piante anche delicate che per il passaggio delle persone. Un piccolo spazio potrà riservarsi alla conversazione. La gente deve potersi fermare. Il bar riprenderà a funzionare ed il dehor a riempirsi: ci sarebbe un giardino delle meraviglie da mostrare.

C– Ma con costi enormi, credo.

T– Non dubito. Per ora accettiamo quel che di meglio si può fare con la disponibilità dimostrata da persone, professionisti, associazioni… Poi si vedrà.

C– E i vandalismi?

T–Dove la bellezza trionfa il vandalismo diminuisce.

C– Questa chi l’ha detta?

Tizio ride divertito raccogliendo una cartaccia da terra: – L’ho inventata adesso.