Teatro. Nelson: una vita per la libertà e la pace

Marco Continanza interpreta Nelson di Giuseppe Di Bello. Al San Teodoro di Cantù

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Vita straordinaria di Nelson Mandela. Ragazzo dal nome impossibile (Rolihlahla che significa “colui che provoca guai”) e di cognome Mandela. Eroe del Sudafrica e uomo di grandi ideali, che espresse con gran forza e determinazione, e che per questo passerà ventisette anni in carcere: un terzo della sua vita. Premio Nobel per la pace [1993] e presidente del Sudafrica [1994–1999].

Cinque righe non rendono la grandezza dell’uomo così come una settantina di minuti di teatro non restituiscono tutta la complessità di un’esistenza segnata da una trasformazione personale (dal “niente” alla presidenza del suo paese) e dalla capacità di portare nel mondo la ignobile complessità dell’apartheid e la violenza idiota del razzismo per dare dignità a chi l’aveva perduta e per portare fratellanza e pace.

Tuttavia, il testo di Giuseppe Di Bello (che cura anche l’essenziale regia) rende bene l’atmosfera o l’aura che circondava e ancora circonda il personaggio [nato nel 1918 e morto nel 2013].

In scena al San Teodoro di Cantù c’è Marco Continanza da solo, per oltre un’ora, sostiene la scena, ma soprattutto l’immensità ovvero il mito del personaggio Nelson Mandela. Poco lo spazio necessario (quasi una cella?) in cui i movimenti, a volte contratti altre quasi esplosi, segnano diversi momenti della vita di Nelson. Poche cose: un piano inclinato, una tenda sul fondo e un vasetto che compare all’inizio e alla fine. Poca terra dentro e un seme che germoglia e che si rigenera continuamente. Questo è il messaggio che Mandela ci ha lasciato: libertà e fratellanza, senza razze né colori… e questo riprende con asciutta tensione Marco Continanza portando o – meglio – trascinando il pubblico verso la consapevolezza; verso responsabilità che tutti hanno (abbiamo!) di cambiare il destino degli uomini. Non servono solo gli eroi, ma intelligenze e senso di giustizia. Un successo; con applausi molto meritati.

Informazioni:
NELSON (Stagione Prosa)
testo e regia di Giuseppe Di Bello
Con Marco Continanza
Lo spettacolo parla di Sud Africa e della vita di Nelson Mandela, uno dei grandi della storia e riconosciuto per aver condotto il suo Paese, dopo anni di spietata apartheid, su una strada di pacificazione e ricostruzione della comunità nazionale lacerata.
Dopo 27 anni di prigionia in una cella minuscola, costretto ai lavori forzati a causa del suo impegno per la fine dell’apartheid, Mandela viene liberato e vince le prime elezioni. Non approfitta del nuovo ruolo di potere per rifarsi sulla pelle e sulla ricchezza degli oppressori, ma per indicare una nuova strada di riconciliazione alla sua nazione divisa.
Mandela è forse l’esempio più evidente della forza dell’approccio riparativo, che non vuole annullare il conflitto o ignorarlo, ma affrontarlo per ricucire quelle fratture sociali e personali che ogni conflitto porta con sé, e ricreare legami comunitari.
Il racconto si muove a ritmo sostenuto in un crescendo di emozioni fino a farci provare la liberazione da quel senso di rabbia che monta sin dalle sue prime parole e facendoci così sentire la potenza del perdono, della pace e della fratellanza, perché nessuno nasce odiando un’altra persona.
Le persone imparano ad odiare. E se possono imparare ad odiare allora può essere loro insegnato anche ad amare. Perché l’amore è un sentimento più naturale dell’odio e anche la giustizia.