Teatro in Mostra. “Di sabbia e di vento” a Stabio

Appuntamento sabato 2 febbraio

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STABIO – Sabato 2 febbraio alle 20.30, Aula magna della Scuola media di Stabio, è in scena lo spettacolo teatrale Di sabbia e di vento, proposto nell’ambito dell’esposizione permanente dedicata allo scultore Natale Albisetti.

Il testo: si parte dall’emblematica figura di Giovanna d’Arco per approdare a Camille Claudel, scultrice francese di grande talento e amante di Auguste Rodin. È proprio la scultura di Rodin, dal titolo “Il bacio”, a fornire un valido escamotage per affrontare il tema, vasto e complesso, della disparità tra i sessi.

Testo: Marco Filatori
Regia: Luca Ligato
Con: Alessandro Baito e Laura Negretti
Scenografia: Armando Vairo
Produzione: Teatro in Mostra

Incontriamo Laura Negretti, Alessandro Baito e Luca Ligato al termine delle prove. Nonostante la tensione (il testo spazia nei tempi e nei drammi femminili) attrice, attore e regista si prestano volentieri a un dialogo.

Per iniziare, chiedo di spiegarmi due aspetti: quello di un forte contenuto anche di attualità e quello di una complicazione formale che cerca di ruotare attorno a questo contenuto.

LAURA: L’idea originaria è stata quella di partire da un’unica donna che attraversa i secoli e porta sulle spalle il peso di tutte le donne discriminate e sopraffatte. Parafrasando il Gattopardo, “Tutto cambia perché nulla debba cambiare”. Partiamo dalle disparità salariali per passare attraverso gli abusi di potere e arriviamo idealmente fino alla commessa del supermercato che rischia di rimanere a casa perché dice di aspettare un bambino. Dato che c’è questo cerchio – che attraversa i secoli e non se ne vede mai la chiusura –, abbiamo scelto come polo estremo Giovanna D’Arco, che è stata mandata al rogo perché solo e semplicemente perché era una donna che lottava per quello in cui credeva, ma ha commesso il “grande errore” di farlo come un uomo, e questo ha fatto talmente tanta paura che l’hanno bruciata viva dicendo che era una strega.

Questo però vuole anche dire che le donne si riscattano nel momento in cui sono donne.

Infatti, c’è un pezzo bellissimo in cui Giovanna dice – parafrasando –: Io sono una donna e nessuna armatura potrà mai nasconderlo, né io lo desidero. È in quanto donna che voglio mi venga permesso di fare quello che viene concesso a qualsiasi altro essere umano. Poi per dare il senso di questa evoluzione siamo passati attraverso Camille Claudel – che guarda caso tutti conoscono non perché è stata uno degli scultori più grandi di tutti i tempi ma perché era l’amante di Rodin, che l’ha spremuta tanto da farla finire in manicomio – per poi arrivare alla “donna dell’oggi” che è quella che chiude lo spettacolo.

Quindi c’è una dimensione pubblico-politico-storica in Giovanna D’Arco, e una invece più artistico-privata. Come le hai sintetizzate?

LUCA: Innanzitutto, mi sono divertito a mescolare la storia di Giovanna e quella di Camille: personaggi della storia di Giovanna compaiono in quella di Camilla e viceversa. Pubblico e privato, nel bene o nel male, finiscono sempre per essere un’unica cosa. Quello che mi ha incuriosito all’inizio è legato al tema della discriminazione trattata dal punto di vista maschile. Da qui anche l’idea di mostrare la donna odierna, quello che succede ancora tutt’oggi, e di riassumere nelle sue parole ancora la mescolanza di pubblico e privato.

Questo universo, che voi continuate a dire circolare o sferico, in realtà è cubico: la scenografia è un cubo. È solo artificio sceno-tecnico o c’è dietro anche una spiegazione?

LAURA: Parte con l’essere il rogo su cui viene posta Giovanna, ma poi diviene la cella del manicomio di Camille e poi per tutto lo spettacolo simboleggia le gabbie in cui sono rinchiuse le donne. È un patibolo, una prigione.

LUCA: C’è anche un altro elemento importante. Si parla di circolarità per via della continuità di questa storia infinita, ma nel nostro immaginario tutto ciò che è circolare è un abbraccio caldo e accogliente; in questo caso invece, anche a livello dei movimenti degli attori, è tutto spigoloso, tutto ferisce. È quello che succede ai personaggi, che continuamente si fanno male per via delle loro scelte o degli accadimenti.

LAURA: Seguendo questa linea, uno dei personaggi peggiori di tutta la storia rappresentata è, per assurdo, una donna che esercita discriminazione sulle altre donne: la madre è in assoluto il personaggio più rigido e “spigoloso” di tutta la messinscena.

Vuol dire che ci sono delle donne che vorrebbero mantenere la conservazione dei ruoli quasi più degli uomini.

LUCA: Quando si parla di discriminazione verso le donne si pensa sempre che siano gli uomini a commetterla, ma in realtà chiunque – a prescindere dal genere – può cadere in questa mentalità, in questo vecchio modo di pensare da cui non riusciamo a scollarci.

Ogni tanto salta però fuori un atteggiamento un po’ ambiguo e subdolo con i maschi che compaiono, che non sembrano sempre dei prevaricatori, ma si insinuano nella vita degli altri.

LAURA: I maschi che compaiono sono di due tipologie prevalenti: o sono subdolamente discriminanti, oppure sono prevaricatori, ma lo sono per paura e debolezza propria. Palesemente debole è Paul [Claudel, fratello minore di Camille], che in sé e per sé non dovrebbe essere un uomo discriminante: ha scritto anche un testo per cui è diventato famosissimo e ricchissimo all’epoca, Giovanna D’Arco al rogo, in cui esalta le donne che prendono in mano la propria vita e vanno al di là dell’apparenza di genere; però proprio Paul aveva una Giovanna D’Arco in casa e, in combutta con Rodin, ha contribuito a farla mandare in manicomio.

Proprio per questo vorrei chiedere ad Alessandro come si trova in questi ruoli, che hanno una forte valenza negativa.

ALESSANDRO: Quello che risalta qui, secondo me, è la debolezza più che la cattiveria, è l’essere incasellato in un ruolo – come il vescovo – è il dover agire per ordini superiori senza avere la forza di reagire e andarvi contro. Lo stesso vale per Paul, che in realtà era un essere sensibile; era cattolico, credeva nell’uguaglianza e in molti valori, ma era sottomesso alla madre e alla società in cui viveva. Questo non ne fa un personaggio positivo, ma lo si può comprendere meglio, se ne può avere pietà.

LAURA: Sia i personaggi maschili sia alcuni personaggi femminili – come la madre – sono incasellati in delle strutture mentali che attraversano i secoli, secondo cui le donne devono restare ferme in un determinato mondo. È questo che rende ambiguo e violento il vescovo, questo che rende ambiguo e debole Paul e infido e bastardo Rodin.

Se nel Quattrocento, nell’Ottocento, nel Novecento si poteva anche immaginare che qualcuno non comprendesse la situazione, oggi ci vantiamo di avere fatto grandi passi avanti e di conoscere il mondo passato e la possibilità di uscire da questi schemi. Tuttavia, bisogna ancora inventare degli spettacoli teatrali che rappresentino un aspetto così negativo in modo drammatico perché il pubblico lo capisca, venga sensibilizzato al tema. Questo è bello, ma significa che non abbiamo fatto grandi passi avanti.

LAURA: Anzi, è ancora peggio. Giovanna D’Arco mandata al rogo nel XV secolo è contestualizzata in una situazione socio-politico-storica per cui ci possono essere più “attenuanti”. Adesso invece è assurdo che il rettore della Normale di Pisa dica che è impossibile assumere una donna, o che al primo ministro neozelandese – una donna – venga chiesto se abbia intenzione di avere dei figli. Nel XXI secolo è terribilmente discriminatorio, perché in uno Stato che tratta tutti nello stesso modo non si dovrebbe nemmeno porre la domanda, né alla donna né all’uomo. Paradossalmente, è quasi più grave oggi porre questa domanda che bruciare Giovanna viva nel Quattrocento.

LUCA: Credo che in realtà, sfortunatamente, la gente non abbia imparato dalla storia. Siamo andati avanti rispetto ai tempi di Giovanna, ma se non conosciamo e non comprendiamo il passato esso tende a ripetersi. Se non capiamo che qualcosa sta cambiando, che deve cambiare e che è giusto che questo avvenga, continueremo a ripetere meccanismi ormai inculcati nel nostro modo di pensare superficiale.

(Ha collaborato Chiara Grisoni)

 Info: www.teatroinmostra.it