Teatro. “Copenaghen” al Sociale di Como

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 Al Sociale di Como. Stasera e domani: “Copenaghen” di Michael Frayn

Responsabilità umana e moralità della ricerca scientifica. Fin dove l’individuo – uomo e scienziato – può spingersi nella ricerca quando intravede che il risultato delle sue fatiche potrà magari, forse, addirittura portare alla distruzione, alla tragedia, alla fine di migliaia di persone. Non alla vita, ma alla morte?

Fin dove il cittadino, pur non compromesso direttamente con un regime totalitario, tirannico, disumano può accettare di elaborare teorie che, nelle mani di militari senza scrupoli, porteranno al perfezionamento di armi micidiali?Copenaghen di Michael Frayn (oggi e domani al Teatro Sociale di Como, ore 20.30) di questo parla, parlando d’altro eppure senza girare troppo intorno all’argomento.

Commedia, più che tragedia. Dramma che si consuma nel chiuso di una casa (immaginaria) dove tre protagonisti Niels Bohr (Umberto Orsini), sua moglie Margrethe (Giuliana Lojodice) e Werner Karl Heisenberg (Massimo Popolizio) stanno a discutere – anche con attimi di cattiveria reciproca – delle loro rispettive responsabilità.

Niels Bohr (Copenaghen, 1885 – 1962) fisico, matematico, teorico della fisica e accademico danese. Premio Nobel nel 1922. A Como nel 1927 a un convegno di Nobel), sua moglie Margrethe Nørlund (Copenaghen, 1890–1984) e Werner Karl Heisenberg (Würzburg, 1901 Monaco di Baviera 1976) fisico tedesco, premio Nobel nel 1932; uno dei fondatori della meccanica quantistica discutono, si accusano, forse cercano scappatoie. Il momento è difficile. Non si sa esattamente cosa si sarebbero detti nel “famoso incontro a casa di Bohr” nel 1941.

Sono i rappresentanti di una società colta, scientificamente preparata, dalla vivida immaginazione e dalla forte capacità di produrre morte, ma i due grandi fisici non ignorano le loro responsabilità.
Non ignorano affatto i pericoli che la strada della ricerca li porta ad affrontare. Ipotizzano solamente i rischi, ma sottovalutano – forse – gli effetti finali che saranno devastanti; conoscono le implicazioni politiche dei loro atti (siamo al tempo di Hitler e dell’invasione tedesca della Danimarca). Ma siamo anche dopo, quando il gran lavoro teorico – il loro e quello di altri scienziati – e lo scontro quotidiano di cervelli di altissimo valore porta alla distruzione di Hiroshima e Nagasaki.

Copenaghen parla della bomba atomica, ma anche e soprattutto delle responsabilità di tutti e non solo degli scienziati. Di ieri e di oggi.

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