Teatro. Commento a “Barbablù 2.0” al Sociale di Como

Laura Negretti e Alessandro Quattro portano in scena la coppia. Il successo di una tragedia sull’uomo violento.

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La storia è nota: quella originale del perfido Barbablù violentatore metodico e omicida seriale. Protetto – in quella favola che sembrava d’altri tempi – da una nobiltà non certo d’animo. Ieri come oggi. Barbablù – oggi – non ha la barba inquietante, ma modo e maniere del marito perfetto, del maschio esemplare, dell’uomo moderno. Non è così, lo sappiamo, purtroppo. I dati statistici delle violenze cosiddette di genere sono agghiaccianti, inoppugnabili. Ma c’è la speranza che nasce dalla generale consapevolezza femminile (e maschile, mi sia concesso) che porta il tema, della violenza sulle donne, in primo piano, ogni giorno.

Dopo i dati e le cronache vengono le narrazioni e quella di Barbablù 2.0 “Gli affari sporchi si lavano in famiglia” è agghiacciante nel suo crescendo ritmato da pulsazioni sonore (un cuore che batte…) e di gesti che nascono dal gentile fino all’assolutamente estremo…

La proposta del Teatro in Mostra con Laura Negretti ed Alessandro Quattro è particolarmente significativa in occasione della Giornata contro la violenza sulla donna. Sala Bianca al Teatro Sociale di Como stracolma che vede l’evolversi in scena di una situazione di quasi normalità familiare (evolversi? meglio dire regredire) dalla commedia borghese al dramma sociale fino alla tragedia familiare.

Il rapporto è di coppia (speriamo non normale): Lui è un violento represso, manipolatore, geloso e certo mentitore, aggressivo e paranoico; Lei è un’oca quasi giuliva che si bea, al principio, delle finte cortesie del marito, dei regalini (sempre meno di valore), dei corteggiamenti. Lo serve, lo adora, lo ama. Poi finalmente…

Il racconto di Lei all’imbelle psicoanalista sarà la traccia verso la liberazione e anche la causa della sua fine. È una donna costretta e poi disperata che passa dalla vacuità alla consapevolezza. Un percorso drammatico scritto con abilità da Magdalena Barile e diretto da Eleonora Moro.

Scena povera (forse un po’ troppo rispetto alla quotazione borghese dei protagonisti), ma sintetica ed efficace di Armando Vairo cosi come le luci che segnano il tempo ai movimenti e la tensione dell’azione.

Alessandro Quattro è il marito che nessuno vorrebbe essere e sopporta il peso del personaggio disprezzabile con l’eleganza necessaria a dar credibilità ad una figura totalmente negativa, infame e di stupefacente prepotenza.

Laura Negretti è al meglio. Dentro alla sua Lei (i personaggi non hanno nome) e dopo decine di repliche, il personaggio diventa carne (da macello) attraverso una lenta trasformazione che dall’esteriorità rientra in una dolorosa interiorità che ben esprime il disagio e l’incapacità di reagire; anche lo sbalordimento che prende una donna costretta (suo malgrado) a passare dall’amore sincero per il suo uomo (e con dell’ammirazione forse eccessiva) allo stupore. Incredula che tanta cattiveria e forza e violenza possano rompere l’incanto.

In finale: Lei: distesa, sopraffatta, inanimata; Lui sopra, come una pietra tombale su una storia, su un amore, su un rapporto e soprattutto su una donna, femmina vittima come tante.

Applausi commossi, sinceri, scroscianti, lunghissimi e turbamento tra il pubblico in gran parte femminile e amarezza in quella parte maschile che non può allontanare il disagio solo applaudendo con schiettezza.

Lo spettacolo è in tournée e questo ha due significati: che è interessante, richiesto e che merita d’essere visto (ha superato le cento repliche), ma – purtroppo – che il problema continua ad essere in primo piano sui media e – per fortuna – nelle coscienze della maggioranza di uomini e donne.

Teatro in Mostra

Teatro Sociale di Como