Strade. Da Regina a Dea, ma chi ci crede?

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     Strada Regina. Tragedia per gli abitanti, bellezza per i turisti

     

    TomTom (il navigatore satellitare che ogni tanto ti porta fuori percorso, come tutti) colloca la Regina (SS. 340) tra le “Strade più belle del mondo”. Come dargli torto? Del resto l’opinione non è “digitale”, ma ben concreta ed espressa dai viaggiatori con apposito questionario [Fonte-Agi.it da leggere, troppo divertente].

    Ora, noi comensi siamo assolutamente certi della bellezza della Regina e anche della sua difficoltà e persino pericolosità. Bella e impossibile da percorrere per lavoro; stupenda per una passeggiata. Qui sta il punto.

    Credo che, in questo momento della storia millenaria del Lario, non ci sia molto da fare: dopo una raddrizzatina, qualche aggetto, un paio di ringhiere rinforzate… le proposte non risolvono il problema. È necessaria una costante manutenzione che esalti le meraviglie dei luoghi, che organizzi meglio il traffico (anche attraverso soluzioni “intelligenti” tipo telecamere e satellite), ma non con varianti e nuovi tratti. Troppo costosi, troppo invasivi, troppo incerti (quanto durerebbe il lavoro di realizzazione?).

    La Regina è questa e così dobbiamo tenercela e basti percorrere il primo tratto (la cosiddetta Panoramica da Cernobbio a Torriggia) per rendersi conto non dell’errore viabilistico, ma urbanistico ovvero sociale e culturale, architettonico. Si poteva fare diversamente? Forse, ma doveva fare meglio.

    In fondo, la Statale 36, dall’altro lato del Lario, costruita lentissimamente e con molte incertezze non è una brutta strada, anche se pericolosa, franabile, senza servizi, poche uscite e, da Mandello a Lecco, percorribile solo in auto; e i pedoni? e le biciclette?

    Tornando alla Regina. È davvero una strada talvolta emozionante e, da qualche anno, persino percorribile con poche ansie anche la domenica. I tratti qua e là rifatti o nuovi e che permettono di aggirare alcuni paesi sono comodi, ma brutti. Invasivi. Frutto di progetti non contemporanei e di idee diverse in quanto a traffico, sicurezza, ingegneria. Nessuno – tra i tanti – ha veramente risolto la vera questione: come dar vita ai paesi del lato occidentale del Lario.

    Forse bisognerà farsene una ragione accettando lo spopolamento (eppure si nota una contro evasione) e sviluppando maggiormente il lavoro artigianale (più facilmente organizzabile dell’industria pesante) e ovviamente il turismo.

    Viaggiatori e turisti la definiscono “una meraviglia” e certo non si riferiscono alla strada, ma alle bellezze in cui la Regina immette, curva dopo curva. Qui sta lo spettacolo. Altro non si può fare. O forse davvero poco.