Turismo. Como: presente e futuro?

 

Turismo comasco: va benissimo; i comaschi lo gradiscono?

La notizia ha dell'incredibile: Barcellona odia i turisti. Allegra, spensierata, moderna, quasi contemporanea, ricca di suggestioni e di occasioni, trionfo dell'arte antica e del novecento, industriosa e godereccia, impegnata e superficiale Barcellona era una meta ed è ancora un mito. Andarci è sempre una bella vacanza. Ora non più?

I turisti laggiù sembravano bene accolti, rispettati e onorati per le differenze che portavano (culturali, sociali, umane) e per la capacità di ritrovarsi barceloneti tra i barcellonesi. Ora non più! Così sembra.

Il denaro non basta o almeno non basta più a pagare l'invasione maleducata (così dichiarano gli interessati). I dati riportati dai quotidiani italiani e catalani parlano chiaro: abitanti 1.6milioni con 32milioni di turisti in un anno. La sproporzione è evidente e può, con un viaggio ideale di neanche 1100 chilometri, essere portata a Como, Lario e Brianza. Abitanti neanche un milione con Lecco e turisti... non così tanti, ma ci si spera. Questo è il punto.

Lo sforzo progettuale ed organizzativo e anche di marketing necessari per far star bene nelle nostre terre una tal massa di turisti è certamente enorme e molto si sta facendo. Quel che non si può fare - o è difficile da farsi - è controllare la massa dei residenti e - pure - immaginare da subito quel che succederà tra breve. 

Se il turismo lariano è una risorsa (e lo è) bisogna capire quelli che sono e saranno i limiti futuri; fin dove si vuole e si potrà arrivare. Le miniere – ovvero i giacimenti culturali e le attrazioni paesaggistiche - non sono inesauribili e anche chi ci lavora, dopo un poco, finisce con lo stancarsi. Questo ci insegnano la storia e la pratica da tempi immemorabili...

La riflessione che parte da Barcellona (ma passa anche da Roma, Firenze, Venezia ovvero città turistiche e d’arte per eccellenza) è che i turisti si muovono e magari cambiano persino meta, ma i residenti restano, appunto. Devono innanzitutto convincersi che “l’accoglienza” (in tutte le sue declinazioni) è un lavoro e non un riempimento del tempo libero; che è una risorsa non da sfruttare, ma dalla quale investire per migliorare; che è una trasformazione della mentalità sociale. E questo è il problema più doloroso: per comaschi, comensi, briantei, brianzoli, laghée. Razze difficili!