Schignano. Carnevale e verità

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A Schignano, come ogni martedì grasso, tutto finisce in cenere

Schignano. Vizi e virtù si combattono. Se tutta la grande messinscena carnevalesca, che si esprime fra le stradine di Schignano, fosse semplicemente il combattimento tra il vizio e la virtù? Meglio: tra i tanti vizi e le poche virtù?
La storia che si rappresenta nel Carnevale di Schignano è nota [ Stefania Pedrazzani ], ma la multicolore coreografia che si danza fra le luci e le ombre dell’ultimo giorno di carnevale è sembrata a tutti gli studiosi abbastanza complessa. Infatti, nessuno ha provato ad azzardare spiegazioni se non rintracciando nello spazio ambiguo e perverso del “mondo alla rovescia” qualche intuizione.
Quel che vediamo oggi, rappresentato nella lunga messinscena (quasi ventiquattro ore filate divise in tempi e quadri) è una storia in lenta, ma continua (e forse inesorabile) trasformazione.
Se – dunque – la traccia originale resiste (il Carlisèpp che finisce abbrustolito) e i personaggi [ CarnevaleSchignano ] sostengono sino in fondo la loro parte, i significati originali si sono persi nella notte dei tempi (o insieme alle faville del rogo liberatorio qualche attimo prima che la Quaresima cominci) per assumerne di nuovi tutti da scoprire.

La scena è la piazza. La porta della chiesa parrocchiale è chiusa e non si apre per tutta la giornata. Qualche immagine sacra – dalle pareti delle case – spazia con lo sguardo dolente per tutta la piazza principale del paese trattenendosi – così pare – da commenti (certamente difficili) che risulterebbero inopportuni.
Apparentemente, il Carnevale di Schignano è una festa laica, di popolo, trasgressiva, ambigua e violenta, anche molto colorata ed eccessiva, in tutto si manifesta attraverso l’esagerazione: nella struttura stessa dei personaggi che animano la scena disegnando (e ripetendo di anno in anno) gli identici percorsi che fissano i punti dell’azione e stabiliscono il livello di coinvolgimento dello spettatore.
Il rapporto tra “attori” e “luogo deputato” è, nella rappresentazione, di estrema importanza. Siamo, ovviamente, in una manifestazione di teatro di strada che non ha e non pretende scenografie posticce, né grandiose macchine, e che riassume in pochi elementi “mobili” l’ambientazione del racconto.
La scena è naturale: la piazza è libera e liberata da qualsiasi arredo urbano; le strade non presentano addobbi o scritte. Saranno gli attori (che pur non parlano, semmai bofonchiano e – infine – urlano) a portarsi addosso – dopo il peso della narrazione – anche quello dell’ambientazione. Attori e macchine (qualche carriola, biciclette trasformate, furgoncini, casse di cartone…) ovvero scene che si muovono disorganizzate per le vie del paese. Tutto qui. Ma è sufficiente per impegnarsi in settimane di preparazione ed esplodere in poche ore di colori, di gesti, di suoni. Anche con un pizzico di verità e di sincerità che la maschera schignanese cela, ma non del tutto.