Storia a Memoria. 15_Emoscambio

Storia a Memoria. 15_Emoscambio

 

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Il colore della ripresa economica e del riscatto sociale era grigio. Come la TV appena nata. La guerra aveva lasciato un segno nel profondo delle persone e nella superficie delle cose. La vita riprendeva a fatica. Le periferie nascevano per coincidenza, così sembrava passando; anche se non era vero. C'erano progetti urbanistici che s'arrabattavano nel mettere ordine al caso della fretta ricostruttiva: rimettendo in piedi il distrutto, riportando le famiglie da dove erano partite e ci si accorgeva che molte non avevano più parenti, un luogo e neanche una casa. Era un clima generale di moderata allegria.

Comunque, molte costruzioni non erano belle, né le case, né le fabbriche. Le villette, poi aggiunte con genio geometrile e miopia d'impresari, avrebbero dato il tocco finale.

Nel mondo grigio dei muri di cemento e dei mattoni umidi e vecchi restavano le scritte di un ventennio non del tutto cancellato: Credere, Obbedire, Combattere nero su bianco si stavano comunque scolorendo per merito soprattutto del tempo che, come si sa, è galantuomo.

Le squadre di calcio non godevano ancora del seguito e del prestigio che avrebbero avuto dopo l'avvento di radio e televisione, votate allo sport di massa e più adatte ad esprimere opinioni anche forti. I muri restavano lavagne comode per CoppiBartali, veri eroi della scritta e della propaganda popolare. Lo erano anche per i partiti in lizza che, come l'Araba Fenice, risorgevano di tanto in tanto in tempo d'elezioni, ma solo per insultare gli uni gli altri...

Passava del tempo. I muri cadenti, per stare in piedi in attesa di idee, erano spesso circondati da castelli di ferro di tubi Innocenti, da teli squarciati e reti collocate già ruggini.

Arrivò NOCE: scritto tutto maiuscolo ed era una sorpresa. Chi era, perché e percome, non veniva chiarito dalla scritta murale che restava breve, secca, bianca su grigio. Carattere bastoni, lineare sempre uguale. Una scritta portata sempre più in alto, di piano in piano. Così per anni la periferia milanese e i tracciati delle ferrovie locali si trovavano decorati - si fa per dire - dal più anonimo, ma efficace dei messaggi possibili. Metafisica pura, comunicazione essenziale, vuoto assoluto. Non una sigla, ma un mistero che tale sarebbe rimasto a lungo...

I muri parlanti tuttavia non stavano mai zitti ed erano pieni di manifesti pubblicitari ancora considerati determinanti nella promozione di prodotti e nell’informazione di eventi, anche politici. Il resto si scrostava lentamente, ma faceva in tempo a dare spazio ad un altro mistero: non un nome o un messaggio diretto bensì una parola evocativa e misteriosa. Compariva ΣMOSCAMBIO forse un invito, magari un ordine, un suggerimento, chissà. La parola si completava con un numero di telefono prefisso 02, dunque Milano. La scritta era caratterizzata da una lettera, la Σ, la sigma maiuscola nell'alfabeto greco: tuttavia, essa rappresentava, secondo la dicitura di uno dei volantini "promozionali" dell'associazione, "il simbolo stilizzato del nostro istituto, nonché della sfera sessuale".

Sorpresa, curiosità, interesse di molti. Niente. Si sarebbero perciò messi all'opera i Vigili, poi la Questura e i Servizi segreti, non è uno scherzo, e la questione arrivò fino al Parlamento con un'interrogazione (Mario Gargano, novembre 1973) cui rispondeva il sottosegretario Ernesto Pucci che il movimento era sorto “per diffondere la pratica dello scambio reciproco del sangue”, ma sbagliava.

Realtà, verità e mito si mischiavano. Anche i viaggiatori sui treni e gli automobilisti si erano fatti quell'idea, ovviamente non corretta, e tutti s'immaginavano scambi di sangue tra individui (magari consenzienti) uniti da qualche cannula, da un sospetto d’amore e ritmati da pompe elettromagnetiche certamente rigeneranti. 

Non era così. Si trattava di una quasi setta ovvero associazione detta “Istituto Italiano di Fisiologia” promossa da tal Vito Cosmaj artista milanese, filosofo non allineato e sessuologo tradizionalista (specialista di non chiara disciplina). Egli immaginava un mondo ritornato all'antico, nei processi riproduttivi e nelle pratiche sessuali. Scriveva libri e un suo Vangelo conteneva l’annuncio ai fedeli e le regole da rispettare. Molti i volantini diffusi dagli adepti; certo gli stessi iniziati che riempivano di scritte i muri delle periferie, i bordi delle autostrade, le cascine, le palizzate, le fabbriche. Erano ovunque in Italia settentrionale e la scritta era sempre a caratteri giganteschi, visibile ovunque: in bianco.

Mentre il mondo giovanile, sessantottino e vagamente hippy buttava il vangelo (anche tutti e quattro) e prendeva a modello il Kamasutra, ΣMOSCAMBIO imponeva agli associati (regolarmente iscritti) una sola posizione che i testi mistico-pratici chiamavano “della giumenta”, ma che prosaicamente (in lingua italiana) era detto allora come oggi alla pecorina.

Tale posizione non era ignota alle coppie, ma condannata dalla Chiesa (dal Sesto comandamento alla dottrina cristiana) la quale preferiva e suggeriva quella detta del missionario (i missionari, agli indigeni, indicavano tale posizione come l’unica umana possibile e la sola cristianamente accettabile).

Insomma, gli ΣMOSCAMBisti ci provavano, ma non in quel senso e ciò bastava a suscitare paure, sorprese e pruriti nelle alte sfere.

L'evangelizzazione sarebbe durata un decennio e dai muri cominciavano già a scomparire le scritte ematiche sostituite da graffiti, graffitari e sigle brevi e colorate. Un altro mondo. Era anche arrivata la TV a colori e l’universo cambiava togliendosi la crosta grigia. Arrivava anche l'AIDS che non era solo un acronimo e aveva col sangue un rapporto crudele; era una peste mondiale e improvvisa che portava dolore e morte. ΣMOSCAMBIO era diventato imbarazzante e si scioglieva come la sua scritta bianca sui muri grigi e vecchi: sotto la pioggia del ridicolo.

 

 

La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.

 

Ricco corredo iconografico; rigore scientifico e alta leggibilità. L'intera vicenda del Teatro comasco: architettura, artisti, spettacoli. Una storia lunga due secoli.