Danza. Canti della seta: un’azione partecipata

Gruppo 100.mov energie danzanti per i Canti della seta al Sociale di Como

È meglio non cercare di capire, di evitare di tradurre il gesto in un brano di una storia; perché non c'è storia o almeno non è così importante come il pubblico vorrebbe (o come è abituato a cercare) nello svolgersi lento lento delle azioni sceniche. Così è nei Canti della seta portati al Teatro Sociale di Como (Festival Como Città della Musica 10).

Canti non qui intesi – credo - come brani di voci e musica bensì in significato di scansione definita – rigorosa e regolare -, di strofe, rime, ripetizioni, poesia. Niente di tradizionale come qualcuno forse si spettava (i popolari canti del lavoro); niente del tipo filanda triste, fisarmoniche e ghironde. Solo corpi e battiti e stracci, tessuti, colori, canne. Tutto qui. Con i suoni primitivi dei ferri e dei tamburi…

Spettacolo di risonanze ideato da Virgilio Sieni (coreografo e danzatore) capace di trarre dal gesto naturale, dal movimento armonico - e anche no - di corpi qualunque (detto in senso positivo), di movimenti non necessariamente precisi, esatti, assoluti come il balletto contemporaneo ci ha abituato. Qui si chiama “danza partecipata”, ma non è una definizione che induca al “superficiale”, anzi.

Canti della seta è un balletto? Forse no. È un movimento continuo di uomini e donne dentro la Storia dei Popoli che si ritrovano coinvolti sul percorso – s’immagina – lungo e rischioso, pericoloso, della seta, della scoperta di nuove idee, dell’unione di culture differenti, di forme umane (proprio “forme”: alte, basse, magre, grasse, diversamente colorate) che un poco si guardano (magari di sbieco), ma poi si sfiorano, poi si toccano, poi si uniscono e magari finisce che vivono di comune accordo, insieme.

Canti della seta è un’analisi della situazione attuale (assai politicamente esplosiva) e una considerazione basata sul confronto tra le diversità (culturalmente difficile)? Oppure è una visione d’immagini lontane, di storie incerte, di racconti perduti tra la sabbia piatta di un deserto (come farebbe supporre il nulla scenico del palco), casualmente squadrato ovvero inquadrato in piccoli rettangoli (tipo tatami) che sono spazi, campi, terre, luoghi? Sono magari stati, confini da controllare, proteggere, chiudere o – forse – cancellare, aprire, superare di passo in passo come fa il gruppo dei danzatori riuniti nel progetto Gruppo 100.mov? Sessanta volonterosi (in grandissima parte femmine) capaci di esprimere con sentita “partecipazione” il desiderio di capire – innanzitutto – che cosa sta succedendo nel mondo nostro e in quello vicino, ma anche in quello lontano, sconosciuto; poi capaci di “agire” costruendo rapporti veramente umani ovvero distruggendo confini, barriere?

I Canti della seta questo ci raccontano? Forse sì, forse no, ma ci acchiappano al ritmo costante dei tamburi e dei suoni elettronici di Michele Rabbia, in diretta. Ci dicono che non possiamo far finta di niente e che non è la politica grande o piccola (o mediocre) che stringe le persone; non sono la tradizione o la consuetudine (come il baco che potrebbe morire in farfalla inutile o – invece - generare bellezza); non è solo osservando o studiando che possiamo dirci dentro la storia, ma è partecipando. Ciascuno a modo suo, passo dopo passo, avanti e indietro (come sul palco dell’Arena) finché ciascuno non riesca a comprendere il proprio ruolo dentro la società, come parte di ogni piccola o grande comunità. Meglio se colorata.

Teatro Sociale di Como, Arena
Venerdì 7 luglio 2017 – ore 20.15 e 22.15

Regia e coreografie Virgilio Sieni
Musiche originali Michele Rabbia

Danzatori Gruppo 100.mov

Assistente al progetto Maurizio Giunti
Assistenti Francesca Romano, Matteo Marchesi

Tessuti Tessitura Serica AM Taborelli

 

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La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.