Storia. Gio Ponti e il mondo del mobile a Cantù

 

ricostruzione di un affascinante capitolo della storia del mobile a cantù

“Cantù città del mobile”: una sintesi efficace, che però produce il più delle volte un effetto di totale ovvietà. Cantù città del mobile? ma certo, che bisogno c’è di pensarci su?... come Como città della seta, lo si sa, a parte - si intende - i recenti problemi di crisi.

Poi, per fortuna, c’è qualcuno che a quella domanda cerca una risposta. Così nasce, poco a poco, la storia del mobile a Cantù, una storia che quest’anno ricostruisce un nuovo affascinante capitolo grazie alla mostra Gio Ponti e Cantù (e al volume pubblicato per l’occasione).

Quel qualcuno che si fa le domande e cerca le risposte è Tiziano Casartelli, architetto, da tempo impegnato nell’approfondimento della storia del mondo del lavoro canturino (e brianteo) e quindi - ovviamente, in prim luogo - della storia della manifattura mobiliera, con il lento passaggio dalla riproposizione dei mobili tradizionali (“in stile”) a quelli moderni. L’evoluzione del distretto produttivo canturino avviene lentamente, e trova un suo momento fondamentale nell’esperienza della Selettiva, la mostra-concorso che, a partire dal 1955 e per un intero ventennio, si sforza di “modernizzare” la produzione canturina, con la progettata iniezione di massicce dosi di modernità, ampliando la prospettiva dalle morbide colline briantee fino ai panorami dell’intera Europa (e, addirittura, dell’Estremo Oriente).

All’esperienza della Selettiva, Tiziano Casartelli ha dedicato una mostra e volume l’anno scorso, sull’onda dei quali aveva promesso un approfondimento. Nemmeno lui immaginava, però, che lo sviluppo sarebbe stato così importante. Continuando a studiare il rapporto tra le botteghe e le manifatture canturine e i progettisti milanesi (e, in particolare, la relazione con Gio Ponti, figura centrale per l’organizzazione della prima Selettiva del 1955), è infatti riuscito a risalire ai primordi di questo rapporto, fino all’inizio degli anni Venti, quando un Gio Ponti fresco di laurea comincia le sue prime esperienze professionali dedicandosi alla progettazione di arredamenti, e quindi entrando in contatto - per la realizzazione di questi mobili - con una delle più affermate botteghe canturine, quella di Paolo Lietti e Figli.

Risalire fino ai primi mesi del 1923 significa modificare radicalmente la storia della produzione del principale centro mobiliero italiano, e significa anche riuscire a connettere tutta una serie di avvenimenti posteriori in una sequenza significativa (a Gio Ponti si affiancheranno Albini, Palanti, Pica, Daneri, Buffa, Cassi Ramelli...), così da poter mettere in chiaro che Cantù, già negli anni Venti e Trenta, è tutt’altro che una realtà periferica e marginale; può essere considerata, invece, una delle culle della cultura del progetto in Italia.

Se questo è il nocciolo essenziale della ricerca storica (con il suo seguito, ovviamente, fino ai fasti degli anni Cinquanta e Sessanta), la sua articolazione in mostra non è da meno: grazie a un minuzioso lavoro di ricerca, viene esposto un nutrito gruppo di autentici capolavori, alcuni mai più visti dalle prime presentazioni degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta (e qualche altro ricostruito in seguito, uno - poi - addirittura eseguito appositamente per questa esposizione). Basta uno sguardo attento al divano in radica di noce ed ebano Macassar con intarsi in avoriolina di Franco Albini e Giancarlo Palanti (esposto alla IV Triennale di Monza del 1930 e da allora mai più visto), per rendersi dell’importanza di questa mostra e del lavoro di ricerca che l’ha prodotta. E basta soffermarsi davanti al prototipo ricostruito della cassettiera progettata nel 1959 da Gio Ponti, Antonio Fornaroli e Alberto Rosselli per comprendere l’importanza della cultura progettuale che in quegli anni a Cantù trovava, pur con tutte le difficoltà che è facile immaginare, la strada per diventare cultura materiale, conquista della piena modernità.

Con tutti i suoi mobili, i progetti, i documenti e le immagini fotografiche, la mostra è davvero un’occasione imperdibile per entrare nel “mondo del mobile”, non dalla strada della “mitologia” della Brianza operosa, ma da quella - saldamente fondata sull’indagine storica - dell’incontro fecondo tra progettisti e artigiani, tra cultura teorica e competenze pratiche. Inutile dire che tutti si augurano che lo sviluppo delle ricerche riservi sorprese altrettanto stimolanti e godibili.

30 settembre - 22 ottobre 2017
La Permanente Mobili -  Piazza Garibaldi, Cantù
Gio Ponti e Cantù. Design e artigianato del Mobili dalla Rinascente alla Selettiva
a cura di Tiziano Casartelli

Orari: martedì-venerdì 15-18.30 / sabato-domenica 10-12.30, 15-18.30
Ingresso libero

Venerdì 6 ottobre - ore 21.00
Presso la sede della mostra
Presentazione del volume di Tiziano Casartelli
Gio Ponti e Cantù
Edizioni Canturium

Franco Albini e Giancarlo Palanti, divano (1930)

Gio Ponti, cassettiera con specchio (1947, realizzazione 1973)

 

 

La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.

Ricco corredo iconografico; rigore scientifico e alta leggibilità. L'intera vicenda del Teatro comasco: architettura, artisti, spettacoli. Una storia lunga due secoli.