Opera. Il Nabucco di Verdi per la città

Il Nabucco all’Arena del Sociale: spettacolo coinvolgente e vincente

Nabucco: cronaca di un successo annunciato. Ma bisogna partire dalla fine; dall'entusiasmo che prende tutto (o quasi) il pubblico che finalmente può diventare il protagonista che aveva desiderato d’essere fin dall'inizio, invidiando  il Coro dei Duecento.

 Fin dall’avvio, dal principio dell'opera si capiva che sarebbe stata non una “messa in scena”, ma la concretizzazione reale di un sogno, di un'idea. Due cose molto differenti: non rappresentazione, ma partecipazione di un’intera città. E non è poco.

Non importa a nessuno di Nabucco, Abigaille e Fenena, degli amori contrastati, delle vendette, delle lotte intestine, del potere… importa l'insieme, la massa: coristi e figuranti, macchinisti e addetti vari e anche l’orchestra (magari un poco invisibile, diretta da Jacopo Rivani) ficcata dietro la vera torre rimasta dentro l’Arena del Sociale. Una Massa che si agita e vanta – oramai – un’esperienza notevole; si potrebbe dire una professionalità acquisita nei cinque anni del progetto 200.com. Un’esperienza indimenticabile per i Duecento (altrimenti perché sottoporsi a un anno di prove settimanali e al ritmo serrato degli ultimi giorni?

Indimenticabile sia per il coro – appunto - che per il pubblico: mille spettatori attenti, svegli (l'opera dura oltre due ore), partecipi, convinti e contenti. Neanche un fischio di disapprovazione verso un ribaltamento dei significati stessi del Nabucco (che è storia di scontro e di affermazione del potere) qui portato (dal regista Jacopo Spirei) ad una contemporaneità molto vicina alla cronaca dei nostri giorni.

Una forzatura, evidentemente, tanto forte quanto legittima, che immagina la vicenda più dalla parte dei deboli, del popolo oppresso, dei profughi (mirabile ovviamente il “Va pensiero” cantato con disperata tensione dal campo cintato). Uno spostamento di tempo e luogo che impone allo spettatore di trasferire le vicende e le parole di un libretto (Temistocle Solera, 1842) dai tempi di Babilonia a quelli del cosiddetto Medio oriente; dai Re assoluti ai califfati, dai soldati ai guerriglieri, dalle antiche guerre (legittime?) al terrorismo (incomprensibile!); dalle vittime ai carnefici, dai popoli ai profughi. Una certa confusione non guasta lo spettacolo dell’andirivieni delle masse e dei coristi, molto consapevoli del loro (variabile) ruolo scenico.

Lo spettacolo regge anche per merito di una compagnia di cantanti (pur amplificati) che sanno mantenere bene lo sforzo e sanno agire sul vasto spazio-palco dell’Arena (già in sé scenografia naturale - le mura opprimenti, il colore grigio, le luci spente - che lascia lo spettatore attonito prima ancora dell’inizio). Cantanti a loro agio anche in improbabili costumi moderni che danno ai rispettivi personaggi una raffigurazione ovviamente poco consueta: via i tessuti pesanti e assurdi dei re e dei sacerdoti, via corone, lance e spade, via gli elmi e le piume, restano le armi moderne, i mitra, le bombe. Restano le voci che riempiono la storia di nuovi significati anche se, uno spettacolo di tal fatta non va giudicato seguendo i parametri consueti dell’opera lirica,  ma riportando il risultato complessivo nel godimento di chi lo rappresenta (in ogni ruolo) e nel piacere del numeroso pubblico. Coinvolgente e pop e tutti in piedi – alla fine - a gridare e inneggiare “al dio” che si spera finalmente magnanimo.

Così il progetto 200.com al quinto anno di vita si rafforza come una vera esperienza culturale musicale e collettiva della città di Como. Impegnativa e severamente condotta dai maestri del coro e dall’organizzazione del Teatro Sociale, Barbara Minghetti in testa.

Applausi finali molto convinti anche per Verdi che regge ad ogni variazione, ad ogni interpretazione o provocazione, senza perdere la carica originale della sua grande musica.

 

Teatro Sociale di Como. Arena

Giovedì 29 giugno, sabato 1 luglio e martedì 4 luglio – ore 21.30

NABUCCO

Dramma in quattro parti. Libretto di Temistocle Solera.
Musica di Giuseppe Verdi
Prima rappresentazione: Teatro alla Scala di Milano, 9 marzo 1842

Nabucco Alberto Gazale
Abigaille Elena Lo Forte
Zaccaria Abramo Rosalen
Ismaele Manuel Pierattelli
Fenena Irene Molinari
Gran Sacerdote Shi Zong
Abdallo Claudio Grasso
Anna Tiberia Monica Naghi

Direttore Jacopo Rivani
Regia Jacopo Spirei

Scene e costumi Mauro Tinti
Light designer Giuseppe Di Iorio

Maestri del coro Giuseppe Califano, Giorgio Martano, Mariagrazia Mercaldo, Mario Moretti
Maetstro del coro voci bianche Lidia Basterrechea

Coro 200.com
Coro Città di Como, Coro voci bianche del Teatro Sociale di Como
Orchestra 1813

Produzione Teatro Sociale di Como AsLiCo
Nuovo allestimento
Progetto 200.Com – V edizione

 

La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.