Teatro. I Promessi sposi di Sinisi

 

 Michele Sinisi porta in scena i Promessi sposi: tra passato e presente

Squinternato e divertente: I Promessi sposi secondo Sinisi sono un'operazione alla fine riuscita. Applausi autentici a Milano, Teatro Sala Fontana poi in tournée. Merita le due ore e mezzo; che non annoiano, a dispetto dei 38 capitoli del romanzo manzoniano la cui lettura integrale impegnerebbe dalle 45 alle 50 ore..., perché la sintesi è corretta; essendo una scelta tra le mille figure del romanzo e le situazioni aggrovigliate della vicenda ogni riassunto è credibile, accettabile. 

Ci si basa sul presupposto che l'italiano conosca la vicenda di Renzo, Lucia, Azzeccagarbugli don Abbondio e il perfido Rodrigo e il dubbioso Innominato e tutto il contorno dei personaggi che da Lecco a Pescarenico e poi a Monza e Milano scrivono una storia del Seicento. Son 700 pagine ricche di spunti e riflessioni e con palate d'ironia. Ridurre l'opera è nella natura delle cose celebri, studiate, lette, amate, odiate. Teatro, cinema, televisione ne han fatto parodie e semplificazioni e pure rielaborazioni. Sempre giustificate e accettabili. I film son una decina; gli sceneggiati una mezza dozzina; a teatro ci son musical, opere, stralci e riscritture. Di tutto e di più.

Michele Sinisi [drammaturgia e regia, ma anche interprete] fa una scelta ardita e si concentra su alcuni fatti: l'incontro di don Abbondio con i Bravi, la discussione famigliare tra Lucia Renzo e Agnese, la strategia di fra Cristoforo, la monaca di Monza, i tumulti del pane, la peste, la madre di Cecilia.... Sinisi tratta il romanzo come un pittore fisserebbe sulla tela una vicenda tanto complessa. Poche figure in un contesto buio e scuro e inquietante. Il resto è accenno...
Così funziona il teatro dove la realtà può diventare inverosimile e non necessariamente irreale.

Lo spettacolo, la vicenda, le vicende, scorrono lievi e divertenti, tragiche, superando le incongruenze (don Rodrigo una donna? Lucia sui pattini...) e gli sconquassi stilistici (il passato di fra Cristoforo è narrato con una canzone - ottima idea -, ma quello di Gertrude è in traslazione: ovvero la Monaca è Lucia e viceversa…).

La compagnia di dodici interpreti entra ed esce da innumerevoli personaggi (ma non tutti quelli del romanzo) e tutti offrono interpretazioni a tratti anche molto intense; con momenti di vera commozione. Tutti “vivono” in costumi [realizzati da GDF Studio] portati sul piano di una modernità anticata e di un’antichità puntuale. Un semplice “accenno” avrebbe forse meglio equilibrato l'indirizzo registico che pone la questione manzoniana in termini di assoluta attualità (come fa i soldi don Rodrigo?). Giusto. È tale la grandezza dei Promessi sposi che ogni adattamento è possibile. Tuttavia, ma è certo una modesta esigenza personale, una linea interpretativa ed espressiva più rigorosa avrebbero meglio servito il testo.

Eccellente l'idea di spiegare la peste e la situazione politica italiana del tempo come una lezione-interrogazione sottoposta a giudizio professorale, ma poi perché non usare la scala, centro della scena mobile [di Federico Biancalani], e continuamente variata, proprio per visualizzare quel brano celeberrimo “scendeva dalla soglia di uno di quegli usci una donna…”, che sanno a memoria anche i grulli?

Originale l'addio monti: una figurazione video grafica che in sequenza sviluppa il tema dell'abbandono della propria terra con l'emozionante accenno ai migranti d'oggidì.

Se mi è concessa una critica netta: la pulce più grande del mondo pare inutile e anche schifosa. Già vista ne “Il racconto dei Racconti” [film di Matteo Garrone] molliccia e polisterolizzata qui non serve alla causa, distrae. Insignificante nel contesto.

I Promessi sposi dei Michele Sinisi e compagnia tra i tanti ha anche il merito di  aver “ridisegnato” il valore teatrale e narrativo di un romanzo italiano complesso è ricco di suggestioni, poco letto dagli italiani e molto amato (pare) all'estero. Mostra anche la possibilità delle infinite riprese possibili che non ne diminuiscono la forza e che anzi ne aumentano - per le variazioni e le soluzioni narrative - la ricchezza degli spunti e delle soluzioni. Manzoni era un grande, davvero.

Produzione elsinor centro di produzione teatrale

Di Alessandro Manzoni
Adattamento e regia Michele Sinisi
Scrittura scenica Francesco M. Asselta, Michele Sinisi
Con Diletta Acquaviva, Stefano Braschi, Gianni D’addario, Gianluca Delle Fontane, Giulia Eugeni, Francesca Gabucci, Ciro Masella, Stefania Medri, Giuditta Mingucci, Donato Paternoster, Michele Sinisi
Scene Federico Biancalani
Costumi Gdf Studio
Aiuto regia Roberta Rosignoli, Nicolò Valandro
Aiuto costumista Elisa Zammarchi
Direzione tecnica Rossano Siragusano
Foto di scena Sonia Santagostino

In un paese di poco più di un migliaio di persone il campo sportivo parrocchiale è il vero centro delle attività ricreative: attorno a questo rettangolo diverse generazioni hanno vissuto la propria infanzia e la loro adolescenza. Il Palio delle Frazioni racchiude in sé un pezzo della storia di Nesso e di ogni nessese.

 

Una ricognizione nelle vite della gente comune del Regno Lombardo-Veneto tra 1818 e 1862, basata sui verbali dei processi inquisitori, custoditi presso l’Archivio di Stato di Como. Storie tanto lontane nel tempo, ma che appaiono ancor oggi molto vicine.

La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.

 

Ricco corredo iconografico; rigore scientifico e alta leggibilità. L'intera vicenda del Teatro comasco: architettura, artisti, spettacoli. Una storia lunga due secoli.