Ossuccio. Il Santuario del Soccorso 2


 

 IL SANTUARIO DEL SOCCORSO - LA DECORAZIONE DELL’INTERNO: 2, UN PRIMO PITTORE ATTIVO SULLE VOLTE

Affrontando la lettura storico-artistica dell’apparato decorativo, finora mai oggetto di studi specifici, dall’osservazione dei dipinti murali delle volte delle quattro campate emerge chiaramente che essi non compongono un ciclo unitario eseguito dalla stessa bottega. Tra le due campate centrali (Assunzione e Angeli con cartigli) e le due rimanenti (prima e quarta: Incoronazione della Vergine e Concerto d’angeli) balzano all’occhio manifeste disparità di cultura figurativa, di linguaggio pittorico, di scala dimensionale tra le figure e di distribuzione delle superfici dipinte nello spazio delle volte.

  

Assunzione della Vergine nella seconda campata

 

 Angeli con cartigli nella terza campata

 

 Incoronazione della Vergine nella prima campata

 

 Concerto d’angeli nella quarta campata

 

Ce ne rendiamo conto, ad esempio, accostando l’Assunzione all’Incoronazione della Vergine e accorgendoci di come l’autore del primo affresco adotti un punto di vista dal basso, leggermente in scorcio, non coerente con quello impostato frontalmente utilizzato nell’altro dipinto e di come siano differenti i rapporti di dimensione tra le sue figure, più piccole e più affollate nello spazio, rispetto a quelle isolate e di maggiore presenza plastica visibili nell’Incoronazione. Ma, soprattutto, il dato più interessante che emerge da questo confronto è il lessico figurativo saldamente radicato nella tradizione tardomanierista che contraddistingue l’autore della decorazione della seconda e della terza campata. Malgrado qualche timida influenza di Morazzone nella figura della Madonna, specie nello svolazzo dei suoi panni arcuati dal vento, la forma mentis di questo artista deriva dalla cultura pittorica del tardo Cinquecento, come dichiara la predilezione per le simmetrie decorative – si vedano le pose contrapposte dei due angeli bloccati in volo ai lati della Vergine – e per i ghirigori bidimensionali prodotti dai lunghi nastri verdi che avvolgono gli angioletti e fluttuano liberi nello spazio, sul gusto dei repertori di arabeschi diffusi in ogni ambito della produzione artistica della tarda Maniera e che ritroviamo, portati al grado estremo di profilature puramente ornamentali su fondo omogeneo, nell’incrocio di nastri e di cartigli che domina il medaglione centrale della terza campata.

È un pittore a cui si fatica a restituire un’identità anagrafica ma che appare singolarmente affine a Giovan Domenico Caresana (1568-1619) per concezione figurativa e per la ripresa di tipologie e di specifiche soluzioni iconografiche care all’artista ticinese, in primis quella dei nastri svolazzanti e delle figure ritagliate sul fondo piatto, sperimentate da Caresana sulla volte della chiese comasche di Sant’Orsola (1614) e dell’Ascensione, tanto da farci supporre che il pittore attivo a Ossuccio si sia formato e abbia lavorato nella sua bottega, assai operosa tra Canton Ticino, Como e il Lario tra la fine del XVI e i primi due decenni del XVII secolo, derivandone le coordinate di base del suo linguaggio. Per quanto riguarda una possibile collocazione cronologica del suo intervento, sulla base delle considerazioni stilistiche appena espresse si potrebbe ipotizzare di riconoscere nelle due campate assegnabili a questo pittore i dipinti a cui fa genericamente cenno la visita pastorale del 1627 ricordata più sopra («ecclesia […] pictura rilucens») individuandovi cioè una prima fase nel cantiere decorativo della volta, un’impresa che va immaginata come il frutto di una serie di interventi scalati nel tempo.

 

 Angeli con cartigli nella terza campata

 Giovan Domenico Caresana, Angeli, dipinti sulla volta della chiesa di S. Orsola a Como.

 

 
 

 

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