Luce. Galliano: Fonte di Luce

 

Fonte di luce è il titolo dell’installazione di Valerio Gaeti per il Natale 2016

Luce. Valerio Gaeti stupisce ancora una volta immaterializzando il suo segno creativo. Dalla materia concreta - legno, metallo, pietra - alla luce nella notte, al quasi nulla. Da vedere, da scoprire: un tracciato energico che segna la notte canturina in quel di Galliano, basilica periferica nella città del mobile, ma luogo di traffico intenso e continuato. Zona da percorrere anche senza attenzione, solitamente. Non ora che è Natale.

Un prato separa la basilica dalle strade e consente di giorno, di sera, di notte, di recuperare un'atmosfera inusuale. Tempo fa, Valerio Gaeti aveva suscitato clamore con una sua croce cavata da un albero fulminato e ficcata nel declinante terreno che scivola dalla basilica verso la strada. Taluni avevano allora considerato quella scultura una vera provocazione [La croce dello scandalo] ad altri era invece apparsa come una rivelazione (che al tempo della Pasqua ovvero della resurrezione è già altamente significante).

L'artista vero e sensibile com’è Gaeti poco si cura delle polemiche e degli affanni di tradizionalisti o insensibili osservatori. Non raccoglie il guanto della sfida e costruisce situazioni sempre capaci di coinvolgere come in piazza Garibaldi per la Fiera del Legno 2016 [Volano lontano i Mobili].
Ora è inverno: è Natale; a Galliano; c’è luce. Un getto di luce; un urlo; un'esagerazione che trasforma la banalità delle consuete decorazioni natalizie in un’impronta concreta forte, visibile, che lascia senza fiato. Nella fresca e asciutta notte canturina - vediamola come ci pare - la cascata di led suggerisce un pensiero. Almeno uno.

Non troppi pensieri, non tanti, non fede, non bontà, non altruismo, non solidarietà, non compassione, non natività, non stella, non coda, non lampeggi, intermittenze o cineserie riadattate all'eleganza dell'occidente. No. Niente. Luce e basta. L'aggeggio elettrico diventa, nelle mani di Gaeti “Fonte di Luce” (in collaborazione con Sandro Pifferi) ed è il collegamento tra l'immaginazione è la realtà.

Sembra che Gaeti(che qui è scultore, artista, visionario...) indichi un possibile collegamento tra la visione delle cose invisibili e la concretezza della terra secca e scura. Quel segno di luce che dalla monofora sgangherata di una facciata romanica esce e precipita nella terra va o viene? Dalla celestialità si genera (affondando nella zolla sporca della quotidianità) o dalla terra s'innalza fino all’immaterialità, allo spirito, al impalpabile, al nulla...?

In mezzo al frastuono luminoso delle natalizie luminarie l'installazione di Gaeti è il segno di una novità estetica che molti comuni e privati dovrebbero comprendere (solo a Torino è in corso da anni una sorta di rigenerazione del tema natalizio stradale e urbano). Vediamo troppe banalità luminose e alberi decorati al peggio e stelle stanche e code senza luminescenze e sciocchezze fatte sistema per non restare qui a Galliano affascinati da quello che possiamo vedere esplodere dalla facciata dell’antica basilica. 

La proposta di Gaeti non è dunque è non solo un obiettivo artistico, ma è una riflessione morale sul senso del tempo e delle cose che accanto ci passano: il Natale, la tradizione, il mito, la festa dell’energia, i regali, le passioni, le famiglie, i bambini... tutto questo in un fascio di luce che si propaga dalla pietra alla terra?

Si, forse, chissà... Gaeti è un artista visuale e non un  un moralista; tantomeno un teologo. Affronta lo spazio, non l’etica. Non si sa se cerchi Dio o altro, ma si vede quel che suggerisce ai passanti non distratti: la luce è un segno del tempo che viviamo e illumina il nostro cammino e apre lo sguardo anche di coloro che spesso e volentieri chiudono gli occhi. Impossibile in questi giorni a Galliano chiuderli e disinteressarsi. Bisogna saper guardare - anche in sovraesposizione perché la luce è davvero tanta, forte - perché altrimenti si diventa ciechi.  È il rischio, nella notte dei tempi bui.