Cantù. La Selettiva del Mobile

 

La Selettiva del Mobile: Esperienza di idee innovative per il settore brianteo del legno

A oltre sessant’anni dalla prima edizione è il momento di riconoscere che la Selettiva del Mobile ha rappresentato per Cantù l'episodio più alto della sua storia di centro di produzione del mobile, contribuendo a far conoscere il suo nome in tutto il mondo. Una storia iniziata all’indomani dell’unità d’Italia e proseguita con il progressivo affinamento qualitativo che ha consentito al centro brianteo di rivestire il ruolo di capitale italiana del mobile. La partecipazione all’Esposizione industriale di Milano nel 1881, l’istituzione della Scuola d’Arte nel 1883, l’apertura della prima esposizione permanente di mobili nel 1893, la collaborazione, a partire dalla seconda metà degli anni Venti, di alcune tra le più affermate botteghe con Gio Ponti, Franco Albini e Paolo Buffa sono alcuni episodi alla base dell’affermazione della manifattura canturina. Tuttavia la propensione a curare gli aspetti tecnici e la perfetta esecuzione dei manufatti,  piuttosto che la qualità del disegno, ostacolava il rinnovamento stilistico ritardando l'adeguamento del disegno dei mobili alle tendenze più aggiornate. Proprio per riqualificare la produzione del distretto brianteo nel 1955 nacque la Selettiva, i cui effetti sono stati certamente superiori a quanto non si sia sinora riconosciuto, in particolare la collaborazione tra fabbricanti e progettisti inaugurò una prassi di cui avrebbe beneficiato l'intero settore nazionale del mobile.

Con la sua sospensione, nel 1975, sulla manifestazione canturina è sceso un inspiegabile silenzio, come a voler respingere un’esperienza da molti giudicata controversa. Ragione per cui una parte della documentazione che ne avrebbe dovuto costituire l’archivio fu dispersa e la pur consistente frazione che oggi ne costituisce il nucleo è sopravvissuta in modo del tutto fortunoso, piuttosto che per un vero piano di conservazione. I prototipi realizzati nelle edizioni del concorso, e si calcola siano stati più di trecento, che se acquisiti e conservati dall’ente pubblico avrebbero potuto costituire un' importante collezione di storia del design, sono stati dispersi, svenduti, modificati o, persino, distrutti dalle stesse aziende che con tanta perizia li avevano costruiti.

Se i nomi dei componenti delle diverse giurie del concorso sono noti e sono stati assunti ad emblema stesso della Selettiva, l'iscrizione al concorso di grandi architetti e designer, tra i quali Angelo Mangiarotti, Lina Bo Bardi, Pierluigi Spadolini, è spesso passata inosservata, o addirittura ignorata, come sottovalutati sono stati i suoi effetti sul rinnovamento del disegno del mobile. Un disinteresse alimentato dalla presunta inutilità dello studio del passato, proprio in quanto passato, la cui conoscenza sarebbe del tutto irrilevante nella programmazione economica e sociale: un presupposto che ignora che la storia è sempre contemporanea in quanto custode dei presupposti del presente, e che sembra scordare che l'intero settore canturino del mobile si è imposto riproponendo infinite varianti proprio degli stili del passato.

Oggi il riconoscimento della centralità della Selettiva nel rinnovamento del disegno del mobile degli anni cinquanta e sessanta rafforza la convinzione che lo sviluppo di questo settore può adeguatamente alimentarsi solo attraverso la conoscenza della sua storia, reputandola come imprescindibile fondamento del presente. Del resto, come ignorare che l'impianto stesso della Selettiva assume come modello i concorsi banditi dall'Enapi, l'Ente nazionale per le piccole industrie, nel corso degli anni venti? Occorre tuttavia aggiungere che lo studio delle condizioni storiche in cui è nata e si è sviluppata la Selettiva non può esimersi dal riconoscere quel passato come inequivocabilmente diverso dal nostro presente e come la sua comprensione sia possibile soltanto evitando di spezzarne la continuità,  il solo processo in grado di non pregiudicare le prospettive del domani.

Degli oltre tremila progetti pervenuti da ogni parte del mondo nel corso delle nove edizioni del Concorso Internazionale del Mobile oggi ne conosciamo un numero relativamente limitato, corrispondenti in linea di massima ai disegni vincitori o a quelli almeno segnalati: gli unici di cui abbiamo notizie circa l'esatta paternità. Quando invece i progetti venivano respinti, era facoltà degli autori ritirarli o richiederne la restituzione, sottraendoli in questo modo al nostro studio e alle nostre valutazioni. Il materiale non rivendicato è stato conservato in forma anonima e privo di ogni riferimento temporale. Ma anche dei progetti vincitori si ha una conoscenza parziale, spesso limitata alle illustrazioni dei cataloghi che, sebbene non sempre adeguate, sono nella prevalenza dei casi l'unica fonte di informazione di cui disponiamo e ad esse dobbiamo fare riferimento nella ricostruzione della storia di questa manifestazione.

Nonostante questi limiti oggettivi, possiamo affermare che la Selettiva del Mobile è stata un laboratorio in grado di introdurre un cambiamento nel sistema produttivo grazie al quale Cantù e gli altri poli produttivi della Brianza poterono accelerare il loro processo di rinnovamento. 

Pur trattandosi del primo studio sistematico sulla Selettiva del Mobile e sulla sua influenza sul rinnovamento del sistema produttivo brianteo, questo lavoro non può essere considerato pionieristico: va infatti  opportunamente ricordato lo studio preliminare di Giuseppe Furlanis, Aurelio Porro e Alfio Terraneo, ai quali va il merito di avere mantenuto vivo l'interesse per questa manifestazione, altrimenti negletta. Instancabile è stata anche l'azione del professor Mario Marelli, il quale per tutta la vita si è prodigato nella diffusione e nella valorizzazione del sistema produttivo di Cantù. Nè va omessa la mostra Gli anni della Selettiva curata nel 1995 dal professor Norberto Marchi con l'intento di evidenziare le opportunità che la manifestazione canturina aveva ancora da offrire.

Innumerevoli, come è inevitabile per un tema multiforme, sono gli aspetti che questo studio lascia irrisolti oppure si limita solo ad accennare, così come le immagini selezionate ne escludono ineluttabilmente altre.

La pubblicazione del secondo volume, Album Selettiva, sarà l'occasione per presentare e approfondire ancora altri aspetti, documenti e oggetti.