Addii. Giuseppe Dragoni. Bibliotecario


 

Giuseppe dragoni. bibliotecario [1933–2018]

 

Dall'alto del suo scranno decideva le nostre sorti di fastidiosi lettori; valutava le richieste e giudicava le scelte. Sembrava cattivo, ma era solo severo e molto temuto dai ragazzini che s'avviavano agli studi incoscienti d'ogni merito e privi di conoscenza.
Giuseppe Dragoni
(Como 1933-2018) è stato il "bibliotecario" più longevo e più competente della Biblioteca Comunale di Como. Era un mito. Era il braccio secolare di un altro personaggio, Sandro Bortone, direttore e protagonista della trasformazione della biblioteca antica in quella moderna che dal 1970 conosciamo e frequentiamo.
Dragoni aveva una saggezza radicata nella tradizione, ma non era – come appariva – ben conscio di un ruolo istituzionale. Era, dietro le quinte (si potrebbe dire chiuso tra le copertine dei suoi amati libri) ironico e divertente. Tuttavia, nei favolosi anni Sessanta, era incaricato di partecipare alla (sana) educazione della gioventù. Per questo selezionava le letture e spesso impediva il prestito di testi ritenuti troppo audaci (persino contestando il permesso concesso dai genitori del giovane curioso) o inutilmente difficili. Mediatore essenziale della fonte libresca del sapere, era un custode di fondamentale importanza dei depositi. Conosceva ogni ben di dio, non tutto facilmente a disposizione sulle pagine dei libri ben stampati, ma piuttosto annidato negli angoli, nei cassetti, nelle scatole, nei faldoni, nei fasci di fogli tenuti insieme dal sottile bindello bianco di cui lui era fonte inesauribile.
A un certo punto, subito prima e subito dopo del traguardo della pensione, Dragoni è stato per noi la guida di una conoscenza della biblioteca dietro le quinte, il narratore di mille storie e l’illustratore di mille reperti. Molte delle informazioni che abbiamo accumulato le dobbiamo a lui e alla sua disponibilità, alla sua competenza e alle sue conoscenze che (per quanto sembri una contraddizione in termini) non era mai libresca.
La stessa passione metteva nella raccolta di documenti e immagini per sé, seguendo le piste a volte imperscrutabili della sua curiosità.
Era, in realtà, un vero ricercatore sul campo. Quando, dovendosi mettere mano al catalogo generale delle opere di Aldo Galli, di cui la Biblioteca Comunale di Como conserva buona parte degli archivi, si evidenziò il problema di capire chi e quando avesse realizzato i gioielli disegnati dall’artista (di cui, appunto, in Biblioteca si conservavano gli schizzi), non esitò a mettersi per strada e a bussare alle porte di tutti gli orefici cittadini fino a quando scoprì l’esecutore. E il suo sorriso sornione, che stava a significare “non posso dirvi proprio tutto...”, suggellava in genere le sue scorribande di ricerca, o anche solo le sue visite spesso non annunciate (solo a volte precedute da telefonate a ore improbabili, la mattina presto o la sera tardi), ma sempre foriere di qualche novità, piccola o grande. Essere inclusi nel novero dei destinatari delle sue conoscenze è un privilegio non piccolo.
E tutta la cultura cittadina ha, nei suoi confronti, un debito di riconoscenza non facilmente estinguibile.

Fabio Cani, Gerardo Monizza