Addii. Gianfranco Garganigo

Gianfranco Garganigo

Gianfranco Garganigo (1944 - 2017)

Lo scrivi tu il ricordo di Gianfranco, vero?

Vorrei tanto poter dire di no. Non sono capace di fare queste cose, non so cosa raccontare delle tante cose che abbiamo fatto insieme, e delle tante che avremmo dovuto e potuto e voluto ancora fare.

Non ho nemmeno fatto in tempo a farmi raccontare qualcosa del suo ultimo viaggio negli Stati Uniti (in quegli Stati Uniti in cui anni fa, lui, dirigente comunista, non l’avrebbero nemmeno fatto entrare). Non ho (non abbiamo) nemmeno fatto in tempo a impostare il libro in cui lui avrebbe dovuto raccontare la sua vita, le sue tante storie, i suoi tanti impegni. E allora cosa scrivo, adesso?

Eppure non posso dire di no, non posso e non voglio. Perché Gianfranco è stato, è un amico vero, prima di tutto, per me.

Una persona a cui ho voluto, voglio molto bene, non “nonostante” ma proprio per la grande diversità che correva tra noi.

Chi è dunque, per me, Gianfranco, o “Gianfra” come lo chiamano i vecchi amici e compagni di Nesso, o “Garga” come sbrigativamente ogni tanto lo si sente chiamare a Como?

Gianfranco è il ragazzo che ancora adolescente ha cominciato a lavorare a Como, tutti i giorni, tutte le mattine presto, prestissimo, colmando la distanza da Nesso a Como, toccando con mano che l’oppressione di classe esisteva ed esiste. Che non è un’invenzione dei libri.

Gianfranco è il giovane che prende coscienza, che è in grado di riflettere sull’oppressione di classe dell’adolescente che è stato, che diventa sindacalista, che conosce la grande stagione delle lotte operaie degli anni Sessanta, che ne subisce anche i contraccolpi padronali e polizieschi (e dovrebbe essere lui a raccontarli, ancora una volta, con tutta la sua forza dialettica, le sue enfasi e le sue minimizzazioni, perché nessun altro può farlo al posto suo).

Gianfranco è un “pezzo di popolo” che si fa classe dirigente, che diventa parte del Partito (quel Partito Comunista ormai consegnato alla storia e la cui forza proteiforme è così difficile da raccontare, adesso), e che diventa parte del sindacato (della Camera del Lavoro di cui è, dal 1985 al 1995, segretario, e poi del Sindacato Pensionati).

Gianfranco è l’impegno nel mondo del volontariato, prima attraverso l’Auser provinciale (di cui non manca mai di ricordare l’origine nella proposta di Bruno Trentin e il significato del nome, di quell’acronimo Au+Ser, ovvero Autonomia+Servizi, per lui sempre carico di significato operante), poi anche attraverso la presidenza dell’Avc – Centro Servizi per il Volontariato (un onere, più che un onore, accettato per “spirito di servizio”, perché «come si fa a chiamarsi fuori?»).

Ma Gianfranco resta – sopra di tutto, prima di tutto – Nesso. Forse perché è su questo terreno che abbiamo imparato a conoscerci, a volerci bene, a lavorare insieme; forse perché tutte le volte che ricordava i libri che abbiamo fatto insieme su questo paese, sembrava illuminarsi; forse perché sulla tratta Como-Nesso, in auto, abbiamo veramente parlato di tutto, partendo da punti di vista così diversi, ma alla fine condivisi; forse perché è sullo sfondo del tratto di lago davanti a Nesso che  Luca e io e la troupe l’abbiamo costretto a stare ad arrostire mentre gli facevamo per ore e ore un’intervista (beh, almeno quella gliela abbiamo fatta, e resta a futura memoria); forse perché, davvero, c’è ancora tanto da fare… Ma soprattutto perché – ovviamente – Nesso è l’ombelico del mondo e chi viene da lì non può dimenticarsene.

E allora cosa dici a uno che viene da Nesso e non sai più dove sarà?

In questi casi, si usa dire: “Ciao Gianfranco”.

Come fai dire solo “ciao” a chi dovrebbe dirti ancora così tante cose?

Scusa, Gianfranco, questo non ce lo dovevi fare, e io non so più cosa dire.

 

PS. La foto è stata scattata durante la manifestazione del Primo Maggio di cinque anni fa: tra Auser e Cgil disegna un pezzo importante della storia politica di Gianfranco Garganigo.

I funerali si svolgeranno lunedì 19 giugno alle ore 10.30 al cimitero di Nesso.