Addii. Gabriella Baracchi: scrittrice

 

Gabriella Baracchi, insegnante amata e scrittrice, è morta. Aveva 80anni

Gabriella Baracchi la conoscevo poco, allora primi anni Novanta; solo di nome e per collegamento con alcuni comuni amici. Perciò, quando mi arrivò sul tavolo un dattiloscritto proposto per la pubblicazione non collegai l’Autrice con Gabriella.

Lessi il testo e la vicenda narrata mi colpì per l’oppressione, quasi il disagio, che ogni pagina riportava e – ovviamente – per lo stile della scrittura. Com’è d’uso nelle case editrici ci fu una riunione di redazione per decidere cosa fare di quel testo che, nel frattempo, aveva ottenuto l’appoggio di due altri scrittori, suoi amici e nostri autori: Basilio Luoni e Sergio Ferrero. Quel libro si doveva pubblicare e così prese forma “Il vestito di sacco”. Era il 1993.
Passarono vent’anni anni e, Gabriella, per noi scrisse “Nessuno da baciare” [NodoLibri 2011] quasi la continuazione di quel primo pezzo di storia che era la “sua” storia di ragazzina orfana di madre, povera, intelligente, curiosa, tenace.

Si è spesso definita Gabriella come una personalità riservata; direi invece “trattenuta” più per abitudine o necessità (la vita in collegio) che per disposizione d’animo. Era forse l’una e l’altra e lo dimostrò subito nelle numerose presentazioni del Vestito di sacco che andammo a proporre in molte biblioteche e circoli culturali. In tali occasioni, Gabriella diventava un’altra: dalla figura apparentemente chiusa si trasformava nella donna che, attraverso la scrittura, aveva saputo liberarsi (o quasi) dell’incombenza dei suoi anni difficili e penosi. Sapeva, in quelle occasioni, rivolgersi al pubblico con l’abilità dell’insegnante esperta (tanti anni a Ragioneria e al Teresa Ciceri) che sa coinvolgere e trasmettere la bellezza, la passione, i sentimenti, il dolore…

Diventò un personaggio e, per qualche tempo, trovò anche piacere a mostrarsi e raccontare persino quel che – per ovvie esigenze di misura – aveva dovuto o voluto escludere dalla pubblicazione. Perché la sua vera vita non è stata quella scritta e lavorata e cesellata parola per parola nei (troppo) pochi libri che ha scritto, ma è stata quella che ha vissuto in famiglia, con i tanti amici e amiche e con i lettori. Che continueranno a leggerla e ad amarla per la sincerità di quelle storie che raccontano un mondo vero, troppo vero, del quale Gabriella è stata una “piccola” protagonista, ma grande testimone.