Personaggi. Giuseppe Sinigaglia

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Giuseppe Sinigaglia, comasco della riva dei “Brutti”

Il 4 luglio 1914 il comasco Giuseppe Sinigaglia (1884-1916) vinceva ad Henley sul Tamigi il titolo di campione del mondo di canottaggio Skiff, premiato personalmente dai reali d’Inghilterra.
Esattamente cento anni dopo, lo scorso 4 luglio la società Canottieri Lario 1891 – a cui era iscritto Sinigaglia – ha aperto al pubblico una mostra dedicata al canottiere, atleta ed eroe. Uno dei simboli della città di Como.

Numerosissime le visite registrate per la raccolta di cimeli, foto, documenti e ricordi allestita nel salone della sede della società. Un pubblico vario per età, formato non solo da comaschi ma anche da tantissimi turisti provenienti da paesi stranieri.

Il nome di Sinigaglia rivive oggi grazie alla sua Canottieri, allo Stadio, alla piscina e al viale a lui dedicati, rivive grazie anche ai vogatori della Lario, che ancora oggi quando mettono in acqua l’otto gridano “Per Giuseppe Sinigaglia! Hop là, hop!”. All’istituto tecnico Caio Plinio c’è una lastra che indica i nomi dei Caduti della Grande Guerra usciti da quella scuola. C’è anche Sinigaglia, ma davanti al nome non è indicato alcun titolo. Riuscì a diventare ragioniere solo postumo, “honoris causa”, dopo che tornò morto dalla guerra.

Nacque tra i popolani, Giuseppe Sinigaglia, comasco “doc” della riva dei “Brutti” (quella di Sant’Agostino, perché i belli, i ricchi, stavano sulla quella di villa Olmo). Alto 194 cm, di bell’aspetto (sogno di tutte le ragazze da maritare, ma anche di quelle già maritate) con un peso che oscillava intorno ai 100 kg, con un fisico così imponente che riusciva a primeggiare anche nella lotta (fu campione italiano nel 1905), lancio del disco, calcio e sci. Dotato di enorme forza, per la foga con cui era solito vogare, aveva spaccato diversi remi; per questo la Lario si rivolse a un falegname di Cantù: per costruirne un paio resistente con del legno di frassino.
In 12 anni – con il canottaggio – Sinigaglia riuscì ad ottenere circa novanta medaglie d’oro.

La carriera si interruppe quando nel 1915 decide di partire volontario per la guerra. Con i suoi trentun anni (terza categoria) avrebbe potuto aspettare almeno sei mesi ed evitare il periodo in cui vigeva l’ordine del generale Augusto Vanzo – stretto collaboratore di Cadorna – che diceva: “i reticolati si sfondano con i petti”. Il 10 agosto del 1916 venne colpito al ventre da una sventagliata di mitragliatrice in una trincea della Cima 4 del San Michele del Carso. Con lui c’erano Giuseppe Ungaretti e Antonio Sant’Elia.
La leggenda vuole che il sottotenente Sinigaglia usasse attraversare le trincee e i camminamenti con le mani in tasca il corpo eretto e la testa alta e a chi gli raccomandava di chinarsi lui rispondeva “gli austriaci ci temono di più se camminiamo diritti”. In punto di morte per l’intensa sete chiese “ma il Lago di Como non c’è più? Datemi un po’ d’acqua del mio lago”. Rimase legato alla sua Como fino agli ultimi sospiri.