Parolario nell’impervio lago d’agosto

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Parolario 2014: il gusto ritrovato (ma che fatica)

Tutto perfetto, tutto sotto controllo, tutto secondo copione: Parolario è stato varato davanti a parecchie decine di persone in quella Villa Gallia che s’affaccia sul Lario e questo già basterebbe.

La Conferenza stampa (giovedì 24 luglio 2014) ha visto scorrere in carne e ossa conduttori e conduttrici delle diverse sezioni o meglio “ingredienti” (tanto per stare in tema “nutrizione”) che guideranno gli affamati spettatori ovvero cultori del libro “raccontato” per tutta la durata delle giornate settembrine.

Quattordicesima edizione tutta dedicata a “Il gusto ritrovato” in spirito Expo.

Bene. No anzi malissimo perché sarebbe stato anche utile e sinceramente liberatorio dire le cose come stanno.

Siccome questa città di Como non sa coltivare né cogliere i frutti spontanei del suo orto culturale non si può continuare a fingere che tutto vada bene, come nel migliore dei mondi possibili. Forse l’occasione andava usata per chiarire i rapporti tra Associazione Parolario e Comune di Como e magari Regione Lombardia nonché Provincia di Como (benemerita per aver concesso l’uso della Villa Gallia, ma cronicamente priva di risorse). Si dica – infine – se il progetto ha un futuro vista l’incertezza del presente. Ma le parole non bastano.

Parolario era una buona idea di promozione culturale generalista ma si è fatto, si fa e si farà di tutto per toglierla dal menu dell’offerta d’evasione e d’intrattenimento di comaschi e ospiti.

Parolario, in quasi tre lustri, ha dimostrato che c’è modo d’aprirsi al mondo e – nel contempo – tenere il contatto con la realtà del territorio: allargarsi, espandersi, allungarsi…

Certo, molti si lamentano del poco spazio dato alla poesia o letteratura (fiorenti sul Lario, ma bisognerebbe conteggiare i programmi per esserne certi) dimenticando che il contatto col resto del mondo apre al confronto e al miglioramento.

Di contro, si potrebbero enumerare i troppo Magris, Giorelli, Severgnini, Daveri e Sgarbis Una e Due che punteggiano da sempre e volentieri il parterre di Parolario. Ma – si sa – attraggono le masse felici e anche quelle solitamente con puzza sotto il naso.

Giusto dunque accontentarle.
Cosa non va, allora?
L’ipocrisia.

Tra politici, amministratori, addetti ai lavori, operatori culturali, funzionari e giornalisti (quasi un centinaio), a Villa Gallia serpeggiava un palpabile fastidio magari espresso con occhiatine trasversali e sbuffetti appena accennati. Siccome siam gente educata non si è manifestato quel giusto e necessario fastidio che avrebbe procurato un sano sospiro di sollievo ai presenti, pubblico compreso.

Con spropositata fatica, Parolario è stato in piedi quattordici anni con sforzo (anche economico) ed ora, dopo le esplosioni pop di piazza Cavour, dopo il trasferimento tra gli stucchi di Villa Olmo s’è infine accoccolato in quel di Villa Gallia: deliziosa dimora ma troppo piccola per contenere tutto e contentare tutti. Troppo misurata per essere il trampolino di lancio di un’esplosione necessaria.

Curioso che mentre dal palco, della Conferenza stampa, provenivano voci suadenti del faremo e facciamo (come se niente di gravissimo fosse accaduto in questi mesi persino con rischio cancellazione) a fianco scorrevano impietose immagini dei fasti precedenti: di quando Parolario era giustamente popolare e tollerava, nella costellazione delle luminose facce, anche qualche normalità.

Ipocrisia dunque: di chi non ammette pubblicamente che non è solo una questione di soldi (anche!) ma soprattutto di convincimento, di adesione ad un progetto sperimentato, di incapacità di spingere verso soluzioni condivise, economicamente non affannanti, e soprattutto continuative. Con l’affanno si sa, non si fa molta strada; neanche verso la mitica Expo.

Parolario 2014: tutto il programma