Parolario e FDLibro. Ritorno insieme?

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Parolario e la Fiera del Libro, unite per dieci anni, oggi sono separate: ma forse è un bene

Parolario e la Fiera del Libro ritorneranno insieme? Sono in molti a sperarlo, ma oggi sembra impossibile che ciò avvenga e non vi sono più le condizioni di allora: quasi vent’anni fa.

Bisogna ricordare che Parolario nasce nel 2001 generato dalla Fiera del Libro (che compie 65anni) su spinta dell’allora assessora Tiziana Sala e col forte sostegno di Ettore Albertoni (assessore alle culture di Regione Lombardia). Due le motivazioni: catturare la spinta “autonomista” del Festival Letteratura di Mantova (dal 1997) e consentire il finanziamento, a scopo culturale, di una manifestazione – la Fiera del Libro di Como – che pur promuovendo il libro e la lettura si configura come evento “commerciale” (è il tempo in cui “con la cultura ancora non si mangiava”).

L’uno (Parolario) è figlio dell’altra (la Fiera del Libro) e mai sono andati in perfetto accordo anzi, dissidi e dissensi su quasi tutto e da subito. Parolario s’avvia comunque a diventare un evento di richiamo così come altre iniziative del genere che sorgono in breve in tutt’Italia. La coabitazione (forzata) in piazza Cavour con magnifici tendoni che occupano l’intero spazio, non soddisfa la Fiera che si sente esclusa (e lo è) dalla gestione culturale e anche organizzativa.

Si arriva allo “scontro” sul campo quando la porta di collegamento tra i due spazi viene chiusa durante le presentazioni. Del resto, Parolario e come tutti i figli…, cerca d’emanciparsi e di vivere – com’è giusto – una vita propria.

Con alti e bassi s’arriva al 2011. I finanziamenti pubblici (e gli sponsor) sono a vantaggio esclusivo di Parolario che tuttavia vede ridursi la quota necessaria di anno in anno. Alla Fiera del Libro non resta che portare avanti un’esperienza consolidata che – va ricordato – è tutta a carico dell’Associazione Manifestazioni Librarie (una dozzina di librai) e, dal 2003, degli Editori del Lago di Como (un’altra dozzina).

Parolario, dipendendo dalla fluttuante volontà politica di sostegno, rischia la chiusura. L’assessore Gaddi propone di ridurre le spese lasciando il tendone e portando Parolario a Villa Olmo (e in altri luoghi deputati per l’occasione). Il trasloco non è traumatico, anzi, ma la separazione tra i due eventi è netta e tale rimane.

Parolario, del resto, è occasione di incontri con autori e non direttamente con il libro (le vendite sono un servizio di contorno) ribattendo quello stile della “cultura – spettacolo” che ormai cattura più dei contenuti (ovviamente questa è un’opinione).

La Fiera del Libro, molto più modestamente, vende libri e colloca le presentazioni (quasi sessanta nel 2017) dentro, tra i libri. La prospettiva – come facilmente comprende chi entra nel tendone – è totalmente differente: alla star si contrappone l’autore sconosciuto; ai grandi temi, molto più semplici argomentazioni. Tre quattro al giorno per 16 giorni.

Il tendone è brutto, Villa Olmo è splendida (sic). Certo: la differenza balza all’occhio. Ma il tendone è in piazza e la villa è lontana dalle vie del commercio e della cultura (popolare) che si cattura un poco di sbieco e senza troppo suonar la grancassa.

Unitevi! Urlano in tanti. La Fiera del Libro ha fatto quattro conti e – distanza dal centro a parte – la Villa non conviene. Non ha metri quadri sufficienti (in piazza sono 600) e la convivenza diventerebbe costosa perché le bancarelle (caratteristica degli “ambulanti librai” pionieri della manifestazione) a Villa Olmo sarebbero un vero affronto estetico.

Dunque: Festa del Libro a maggio (già promossa un paio di volte con il Teatro Sociale), Parolario a giugno, Fiera del Libro a settembre son già tre bei momenti per fare cultura, scoprire la lettura e – magari – persino divertirsi. Andiamo avanti così.