Parasite: il film “pluri Oscar” di Bong–Joon–ho dove tutti fingono e la realtà li punisce

316

Parasite: il film “pluri Oscar” di Bong–Joon–ho dove tutti fingono e la realtà li punisce

Parasite [giudizio 8/10] Puzzare

Urca! Una storia quasi vera raccontata con spietata esattezza. Premio Oscar (Miglior film 2020) Parasite [scritto e diretto da Bong Joon-ho, 2019] non è esattamente un film; è un pugno, ma che arriva a poco a poco, abilmente annunciato. Siamo in una grande città della Corea del Sud; una città enorme fatta a strati (sociali e urbanistici) con in cima la crema borghese, arricchita e arrogante, e sotto sotto il popolino, poveraccio e ridotto quasi alla fame, incapace di crearsi un presente quotidiano. Figuriamoci un futuro. Qui sta la famiglia Kim: madre, padre, figlio e figlia (che si riveleranno intelligenti e intraprendenti). La loro casa è uno schifo; la loro vita è un disastro come del resto il contorno umano e sociale del loro quartiere.

In cima, lontano anni luce, sta la famiglia Park: madre (ansiosa e quasi squilibrata, ma generosa), padre (imprenditore di successo tra comunicazione e informatica); figlia ingenua e incapace di superare le prove minime della vita (quattro accessi negati all’università) e il fratellino traumatizzato (ma non si sa bene perché).

I due poli si attraggono: è inevitabile. Il destino li fa incontrare e la famiglia Kim mette in atto – quasi per caso – un piano di “occupazione” della famiglia Park, lussuosa abitazione compresa. C’è anche una governante altezzosa e servile che si rivelerà il granello bloccante dell’assurdo meccanismo messo in atto dai quattro Kim.

Due ore e mezzo di film, dopo qualche ansia iniziale dello spettatore, s’avviano dalla commedia al dramma alla tragedia con un finale a sorpresa (che non si può raccontare…), ma che concentra in una scena “corale” di grande effetto narrativo tutta l’incapacità di uomini e donne e giovani di trovare una specie di coabitazione nella vita vera.

La grande città moderna, fatta di soprusi e diversità incolmabili, non può che essere palcoscenico insanguinato per esseri umani disturbati e incapaci di trovare, nella società in cui vivono, esistenze vere e accettabili. Tutto – nella storia – è finzione tranne l’odore delle persone. Ogni classe sociale emana un proprio aroma: dal profumo (costruito) allo schifo (naturale). Tutto è opprimente: la nettezza della villa come l’esplosione dello scarico nella fetida abitazione sottosuolo della famiglia Kim.

Tutto è falso e niente si salva nemmeno il sogno (o l’illusione) del giovane protagonista di poter riscattare la sua famiglia – o almeno quel che ne resta – dal disastro finale di una vita povera e miserevole dove tutti sono “parassiti” puzzolenti, schifosi e ineliminabili. Un film perfetto e amaro che non lascia speranza. Terribile.