Opinioni. “Lectio magistralis” di Enrico Giovannini: il capitalismo si salverà?

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Enrico Giovannini

Articolo di Massimo Patrignani, gentilmente concessoci dall’autore e da “Ecoinformazioni”
[https://periferieecoinformazioni.wordpress.com]

Mercoledì 20 febbraio in Camera di Commercio a Como, il progetto Smart ha proposto una lectio magistralis dell’ex Presidente Istat ed ex Ministro del Lavoro Enrico Giovannini. È stato un intervento molto interessante, ricco di stimoli e di riflessioni sui grandi temi ambientali, sociali ed economici di questa fase storica.

Il progetto Smart ha come destinatario principale il mondo delle imprese dell’area Como-Lecco-Ticino, ma ha una valenza più generale perché si occupa di sostenibilità economica, sociale ed ambientale. Lo fa ovviamente in ottica imprenditoriale, con l’obiettivo dichiarato di “trasformare la sostenibilità in fattore di competitività aziendale e del territorio”. Questo approccio rappresenta un limite, perché ancora una volta parte da una logica di mercato, tutta interna all’ideologia liberista, pur criticata nelle sue espressioni più radicali. La riflessione condotta da Giovannini è rimasta dentro questo steccato, tuttavia ha offerto spunti di grande interesse e non ha nascosto la gravità dei problemi. Non è poco, nel panorama di desertificazione culturale che ci circonda.

Prima di lui, il direttore del dipartimento dei economia aziendale della Supsi, Luca Crivelli, ha esordito con alcune considerazioni sul rapporto tra sapere umanistico e sapere tecnico, utili per esprimere una critica all’impostazione dei Chicago Boys ultraliberisti, per poi proseguire con una carrellata sulle posizioni di molti importanti economisti.

introduzione – prima parte
introduzione – seconda parte
introduzione – terza parte

Giovannini è entrato subito nel vivo con una serie di dati impressionanti, ma utili per far capire che non c’è più tempo, non sono a rischio solo le generazioni future ma il rischio è già qui, ora: 500.000 morti all’anno in Europa per malattie legate all’inquinamento; 113 milioni di europei a rischio di povertà; 110 miliardi di evasione fiscale in Italia; 3,1 milioni di minori in povertà assoluta, sempre nel nostro Paese. Conviviamo con gli scarti fisici – la plastica in mare a breve peserà più dei pesci! – e con gli scarti umani. Molto forte il passaggio sui migranti morti nel mediterraneo. (video)

Lo scenario dei rischi per l’umanità intera e della crisi economica prossima ventura è emerso nella seconda parte, insieme al tema delle disuguaglianze – generate dalle politiche neoliberiste iniziate con Reagan e Thatcher – ed a quello dell’automazione tecnologica. (video)

Il ruolo degli organismi internazionali è riconosciuto come ambiguo anche da Giovannini, che li ha a lungo frequentati con ruoli rilevanti, a cominciare dall’uso distorto dei parametri e delle statistiche. Colpisce qui il richiamo all’epoca dello schiavismo, utilizzato per far comprendere quanto poco sia considerato il valore del lavoro nello standard mondiale della contabilità d’impresa. Non meno ambiguo l’atteggiamento di queste entità – sovranazionali e a-democratiche – e degli stessi governi rispetto al cambiamento climatico in atto. Le previsioni del Club di Roma fine anni 60 sono tutte confermate, nella loro tragicità. (video)

A Giovannini, come a molti altri, piace disquisire sulla differenza tra crescita e sviluppo, forse perché questa disputa lessicale permette di lavarsi la coscienza rispetto alle scelte politiche – supportate da tecnici presunti neutrali – che hanno condotto il pianeta all’attuale situazione. È senz’altro consolatorio scoprire che il Club di Roma ha avuto ragione perché ha usato in modo intelligente la teoria dei sistemi, occorrerebbe però chiedersi se per invertire la tendenza può bastare una spolverata di sostenibilità, di equità e di senso dei limiti, senza cambiare la cornice dei rapporti di produzione capitalistici. (video)

È però importante che finalmente, anche nella periferia brianzola, almeno una parte di quel capitalismo molecolare che tanto ha contribuito alle disuguaglianze e all’inquinamento, si interroghi sulle proprie strategie di sopravvivenza e sul futuro del paese e del pianeta. A costoro Giovannini presenta tre possibili vie d’uscita: la distopia (accettare come inevitabile il futuro disastroso); la retrotopia (identificata con la chiusura nei sovranismi); l’utopia del cambiamento. (video)

Non potendo uscire dagli attuali rapporti di forza, le strategie di cambiamento non possono che essere confinate nella logica dello “sviluppo sostenibile”; la lezione di Giovannini ha avuto senz’altro il merito di dimostrare con chiarezza l’illusorietà dell’approccio sovranista. C’è una “presa in carico” tardiva, molto tardiva, del pensiero ecologista e un tentativo di trasferirla nella cultura industriale. In questo senso, parlare di utopia non è fuori luogo, a fronte di un ceto imprenditoriale che in buona parte è ancora distante da questi discorsi e che comunque, dove i sovranisti governano, non disdegna di venirne a patti. (video)

Un percorso che entra in pieno sul terreno politico, con una proposta di raccolte firme per una modifica costituzionale di iniziativa popolare. Proposta scivolosa, considerato che tutte le modifiche costituzionali fin qui attuate hanno sempre rappresentato passi indietro sul terreno sociale, come su quello istituzionale. Infatti, la chiosa finale preoccupa. Si tratta sempre di fare soldi, si tratta sempre di fare mercato, Oscar Farinetti docet. (video)

Forse per questo, la citazione di Marx non è stata dedicata a Carlo, ma a Groucho.