Nove giorni alla Notte. Tradizioni natalizie e verbi irregolari – [9+1_Smontare]

103

Gerardo Monizza, Nove giorni alla Notte. Tradizioni natalizie e verbi irregolari

[9+1_Smontare]

“Briciole. Quel che resta dei giorni di festa:
briciole e cartacce. Bicchieri da lavare, piatti da
riporre, cocci da sistemare. Il pavimento? Uno
schifo. La macchia sul divano nuovo: verrà via?
Una sedia è rotta. L’albero di Natale s’è salvato
appena dai nipotini (una specie animale molto
diffusa dalle mani prensili con caratteristiche
simili al bradipo per capacità di arrampicarsi
ovunque, ma non lentamente). Solo qualche
boccia ammaccata e una serie di lucine strappata.
Poteva andare peggio.
È stata divisa per bene (in vaschette preparate
in anticipo) ogni pietanza avanzata buona o
cattiva che fosse. Lo scambio inevitabile degli
avanzi fa idealmente proseguire il clima delle feste.
Ce ne sarà per mesi. Quante carni (cappone,
pollo, lessi, cotechini, trippe, spiedini) o verdure
(che siccome fanno bene nessuno vuole); per
non parlar dei panettoni portati in misura sempre
superiore alle necessità e che obbligheranno
a colazioni ipercaloriche ipergrasse iperburrose
per almeno un mese, festivi compresi.
Mentre i Magi lemmi lemmi si avvicinano
alla grotta spostati a mano sul presepio,
gli ultimi ospiti lasciano la casa ospitante (il prossimo
anno tocca a voi, vero?) quasi spinti dai []”

Tutte le altre storie complete, le trovate se volete nel volumetto NodoLibri:
Nove giorni alla Notte. Tradizioni natalizie e verbi irregolari