Nove giorni alla Notte. Tradizioni natalizie e verbi irregolari – [06_Augurare]

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Gerardo Monizza, Nove giorni alla Notte. Tradizioni natalizie e verbi irregolari

[06_Augurare]

“Auguri! Sarebbe un sostantivo al plurale, ma
sembra un’insegna al neon. Ovviamente intermittente.
Auguri di qua, auguri di là. Se non si
sta attenti ti sbattono gli auguri in faccia e neanche
te ne accorgi; così fai la figura del cafone
maleducato insensibile che non risponde pronto:
auguri!
Sono un ping pong talvolta fastidioso e spesso
inutile. Falso e ipocrita, ma sembra necessario.
Perché augurare qualcosa? e cosa?
Augurare il bene? il successo? la tranquillità?
la fama? Un buon futuro o un decente presente?
Le possibilità sono infinite e qualcuna anche
perversa (ma non si pensa e non si dice).
Nel santo tempo del Natale l’augurio scocca
squillante, improvviso e fulminante anche dalle
bocche più chiuse. Quelle degli individui che
impiegano un paio d’anni a salutarti quando li
incontri sulle scale di casa; quelli che mettono il
sacchetto degli avanzi nella tua splendente pattumiera
(per non sporcare la loro); quelli che – appena
possono cioè sempre – occupano il tuo posto
macchina in cortile. Auguri! Mammamia…
ti vien voglia di farti prestare le renne finlandesi
per fargli serrare le chiappe con un []”

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Nove giorni alla Notte. Tradizioni natalizie e verbi irregolari