Nove giorni alla Notte. Tradizioni natalizie e verbi irregolari – [03_Sprecare]

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Gerardo Monizza, Nove giorni alla Notte. Tradizioni natalizie e verbi irregolari

[03_Sprecare]

“Che esagerazione. Di tutto e di più. Auguri
luminosi, parole di solidarietà e di bontà, colori
eccitanti, nastrini colorati, addobbi luminescenti
e tecnologicamente avanzati, presepi napoletani
(nel senso popolaresco dell’eccesso figurativo),
suoni melensi ripetuti all’infinito, filastrocche,
presepi arrangiati alla meglio, tradizioni ripescate
dal fondo della memoria, babbi natale a pagamento
con pance finte e barbe cotonate. Musiche
sempre quelle: carillon, pifferi, zampogne
e pianole elettroniche montate su improbabili
carretti immobili.
Che esagerazione d’amor angelico; che spreco
di bontà “gratta e vinci”.
Il Natale di cartapesta è quello più facile da
montare: si tira fuori dall’armadio sgangherato
tenuto in cantina. Ogni casa, ogni negozio, ogni
oratorio, persino le aziende hanno una scatola
con la scritta “Cose di Natale” che contiene
l’avanzo degli addobbi precedenti (grovigli multicolori
che son solo da sbrogliare, sacramentando)
e la scena è fatta.
C’è persino qualcuno che ci crede.
La drammaturgia (o forse sarebbe meglio dire:
il meccanismo perverso che si mette in moto alla
vigilia dei natali) è sperimentata e – pur con tutte
le varianti religiose, sociali, culturali ed economiche
– funziona da qualche centinaio d’anni,
ma s’è perfezionata in questi ultimi decenni.
Ai tempi della concreta povertà occidentale
le cose funzionavano diversamente soprattutto
perché erano assai meno: sia in misura che in
sfacciataggine. Col benessere diffuso s’è venuto
montando un sistema che, mischiando facilmente
l’origine []”

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Nove giorni alla Notte. Tradizioni natalizie e verbi irregolari