I Nomi della Città. 30_Contrada Natta

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30. Contrada Natta

Via Natta, tratto compreso tra via Adamo del Pero a est e via Diaz a ovest

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La contrada deriva il nome dalla famiglia che vi abitò a partire dal 1579, quando acquistò la casa già residenza dei Lambertenghi, dando il via al rinnovamento edilizio che produsse uno dei più eleganti palazzi manieristi della zona comasca, probabilmente realizzato su progetto di Giovanni Antonio Piotti da Vacallo.

La famiglia Natta (o del Nato) discenderebbe, secondo un mitico albero genealogico, da un certo Maffiolo vissuto a Como nel Duecento, ma la si ritrova citata nei documenti cittadini solo a partire dalla fine del XIV secolo; da allora in poi gli appartenenti alla famiglia ricoprirono numerose cariche cittadine, raggiungendo il massimo splendore tra XVI e XVII secolo.

 

Il nome della contrada dovrebbe essersi rapidamente affermato all’inizio del Seicento e già nel 1650 la visita fiscale di Guidabombarda lo registra esplicitamente, seguita poi anche dalla visita fiscale del 1751.

Non si conosce invece il nome precedente, poiché l’atto notarile di acquisto delle case da parte dei Natta – come di consueto – non registra alcuna indicazione toponomastica. È possibile, però, che la contrada fosse quella dei Capelli citata da Benedetto Giovio nel suo fondamentale testo Historiae patriae libri duo.

L’angolo della contrada Natta con quella di S. Giovanni in Atrio è indicato nell’estimo del 1615 come il “cantone della Marian­na”, mentre l’angolo opposto (con quella che sarà nel Settecento la contrada del Catena) negli stessi anni è occupato dalla casa detta “delli Mariani”. Di quest’ultimo microtoponimo è forse possibile indicare l’atto di nascita precisa, poiché la casa sul “cantono … del Mariano” venne edificata dall’architetto Gio. Antonio Aliverti detto Lombardo nel 1583-1584, per commissione di Cristoforo Tagliabue, detto appunto Mariano.

 

Via Natta in una fotografia degli anni Cinquanta.

 

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