I Nomi della Città. 28_Piazza del Mercato del Grano

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28. Piazza del Mercato del Grano

Piazza S. Fedele

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Contrada del Mercato

Via Natta, tratto compreso tra piazza S. Fedele a est e via Adamo del Pero a ovest

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La piazza, per la sua centralità nel tessuto urbano, condivide con la piazza del Duomo il ruolo di primato tra gli spazi aperti cittadini.

In quest’area, l’esistenza del mercato specificatamente dedicato al commercio dei grani (o delle biade) è attestato fin dai primi secoli dopo il Mille. Nel 1292, per esempio, il Comune ordinava che si distruggesse dalle fondamenta la torre dei fratelli Pietro e Corrado Rusca “iusta mercatum blave”.

Da quest’epoca in avanti, le citazioni del Mercato del Grano non si contano, e si ritrovano in ogni tipo di documento.

Bisogna però ricordare che fino al 1439 presso la chiesa e il cimitero di S. Fedele si svolgeva anche il mercato della legna (da quell’anno trasferito presso la piazza della Cittadella) e che nel periodo medioevale sulla piazza si svolgeva anche il mercato riservato ai forestieri, ricordato da Bettino da Trezzo.

A servizio del mercato venne anche eretto l’“atrium seu copertum fori bladorum apud ecclesiam S. Fidelis situm”, che – essendo stato ricostruito nel corso del secolo XVI – era probabilmente di edificazione assai antica. Il portico venne poi raso al suolo intorno al 1870.

 

La denominazione più antica della piazza dovrebbe quella di “atrio” della chiesa. Nonostante che storici e urbanisti discuta­no ancora sulla reale consistenza ed estensione di questo atrio, la sua valenza di spazio identificato toponomasticamente non può essere messa in discussione.

L’“atrio ecclesie sancte Eufemie” (antica intitolazione della chiesa di S. Fedele) compare già in un placito tenuto dai regi messi dell’imperatore Ludovico II nell’865 e poco meno di trecento anni più tardi, nel 1151, si trova citato l’“atrium quod dicitur de Sancto Fedele”. Nei secoli seguenti il nome compare ancora, anche all’interno di atti notarili di compraven­dita, con la precisa indicazione di luogo fisico. In età moderna, però, si affermano altre denominazioni del luogo: nel 1576, quando si stendono le convenzioni per rifare le rizzade in alcune zone della città, la piazza è indicata come “di S. Fidele”, almeno nella parte antistante l’ingresso alla chiesa, oggetto delle opere di manutenzione. È proprio in questi anni che lo spazio aperto antistante la chiesa assume definitivamente il carattere e il nome di piazza; si può seguire tale evoluzione attraverso un atto del 1587 che riferisce le vicende della casa attigua al campanile di S. Fedele: nel 1518 lo spazio avanti alla porta della chiesa è ancora il suo “cimitero”, nel 1587 è ormai diventato piazza.

Nel secolo XVII la denominazione prevalente, almeno in ambito amministrativo, è quella riferita al mercato: nelle annotazioni contenute nel catasto case del 1615 si parla sia di “mercato delle biade” che di “mercato dei grani”; nella visita fiscale del 1650 è la “piazza del mercato del grano”; nella carta Giovio (così come nell’originale del catasto teresiano del 1722) è semplicemente “al mercato”.

Quintilio Lucini Passalacqua, col suo solito amore per la precisione, la definisce “piazza che è tra la loggia del mercato delle biade e la Collegiata di S. Fedele”. Sottile distinzione che viene ripresa anche nella visita fiscale del 1751, in cui si parla di “piazza del Mercato unita a quella di S. Fedele”, dove la piazza del mercato è ovviamente la parte attigua (a settentrione) al portico che serve per le contrattazioni.

Sulla reale importanza di tale portico è significativo un episodio accaduto nel 1787, quando Giuseppe Redaelli, appaltatore dell’imposta sulla misura dei grani detta “il pugno del grano”, si lamenta perché i cavallanti, approfittando del fatto che il suolo del portico del mercato era “tutto diroccato, pieno di fossarelle e seminato di moltissimi sassi”, trasportavano le merci direttamente nei granai dove avvenivano le misure, evitando così la corresponsione della tassa dovuta. Il coperto era dunque il luogo di controllo e di gestione del mercato.

La visita fiscale del 1751 attesta anche che l’importanza del nome del mercato si estende alle strade vicine, visto che tutte le tre strade convergenti su di esso (le attuali vie Pantera, Luini e Natta) sono ugualmente denominate “contrada del Mercato” o “che va al Mercato”.

Nell’area del mercato era anche la contrada dei pittori, ripetutamente attestata all’inizio del Cinquecento. Tra i vari atti notarili che riportano tale citazione, due sono particolarmente significativi: nel primo, del 19 febbraio 1516, la “contrata pictorum” è detta “prope mercatum blave” cioè presso il mercato del grano; nel secondo, del 10 luglio dello stesso anno, una casa nella contrada è detta “apud campanilem” di S. Fedele; incrociando questi dati con le coerenze delle case citate nei due anni è possibile ipotizzare che l’antica contrada dei pittori coincida con un tratto dell’attuale via Indipendenza, probabilmente quello più prossimo all’angolo con l’attuale via Pantera 11.

In tempi più recenti, come in altri casi, la rinomanza del toponimo principale ha impedito la nascita di denominazioni alternative; l’unico esempio ritrovato di microtoponimi nell’area del Mercato del Grano è, nel 1794, la casa “di rimpeto al Lionzino d’Oro” (insegna di un’osteria), sita in contrada del Mercato al n. 215.

Piazza S. Fedele in una fotografia scattata da Francesco Capiaghi prima del 1870, anno in cui fu demolito il portico (a sinistra nell’immagine) sotto cui si svolgeva il mercato dei grani.

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