I Nomi della Città. 27_Contrada delle Meraviglie

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27. Contrada delle Meraviglie

Via Cantù tra via Rovelli a nord e via Giovio a sud

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A cosa sia dovuta la denominazione della contrada non è accertato. L’ipotesi più semplice è quella che ritiene il nome derivato dalla forte connotazione commerciale della strada; le “meraviglie” – quindi – sarebbero le merci offerte dalle botteghe prospicienti, talmente abbondanti e variegate da risultare “meravigliose”. Tale supposizione non è per altro suffragata da nessuna allusione, nemmeno velata, dei documenti finora rintracciati. L’ipotesi avanzata da Alberto Rovi, secondo cui le “meraviglie” potrebbero essere le reliquie conservate nel monastero di S. Cecilia (anticamente detto di S. Croce, proprio da un presunto frammento della croce del Golgota, oggetto di venerazione), è affascinante, ma si scontra con il dato storicamente certo che la porzione di strada su cui il convento si affaccia non è mai stata intitolata alle “meraviglie”, almeno a partire dal Seicento, epoca a cui risale la descrizione delle “meravigliose” reliquie.

 

Nel 1650, la dizione di “contrada delle Meraviglie” è già presente, ma è riferita dal visitatore fiscale Guidabombarda al percorso ad angolo formato dal tratto meridionale dell’attuale via Del Pero (nel Settecento contrada del Catena) e dal tratto centrale dell’attuale via Rovelli (nel Settecento contrada del Crocefisso). Si deve quindi dedurre uno scivolamento verso sud della denominazione, comunque sempre lungo il percorso di mag­gior flusso di traffico e di maggiore concentrazione commerciale tra piazza S. Fedele e Porta Torre.

Viceversa, quella che sarà poi la “contrada delle Meraviglie” risulta nel 1650 ancora compresa nel corso di Porta Torre.

Il nome è attestato nella sua collocazione finale in occasione della visita fiscale del 1751 e successivamente ufficializzato nel  1787-1788.

Tra gli episodi che riguardano la contrada, e specificamente la sua denominazione, si può ricordare che nel 1818 il cartello indicatore venne “cassato” con “una linea nera nel mezzo fatta col pennello” da tale Cristoforo Nessi. Le ragioni di tale gesto non sono riportate dai documenti, ma si può ritenere che la personale protesta fosse rivolta proprio contro quelle “meraviglie” che non si ritenevano tanto fantastiche.

 

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