I Nomi della Città. 25_Contrada del Macello

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25. Contrada del Macello

Area di piazza Perretta

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La contrada ricevette questo nome in seguito alla costruzione, condotta tra 1716 e 1718, del Macello pubblico della città che in una struttura funzionale e “moderna” riuniva tutti i macellai comaschi, con l’unica eccezione degli osti che – per l’esclusivo consumo dei propri esercizi – mantenevano il diritto di macellare le carni in altri luoghi.

La scelta del luogo in cui erigere il nuovo edificio dipese probabilmente anche dalla vicinanza della maggiore concentrazione di macellai (come dimostra l’esistenza – poco lontano – della contrada delle Tre Beccherie) e dalla possibilità di utilizzare una “carale”, ossia una roggia che attraversava il quartiere, per lo smaltimento dei residui delle operazioni di macellazione.

Nei secoli precedenti un’altra concentrazione di macellai era sul retro della Canonica di S. Maria Maggiore, in corrispondenza della contrada Porta.

 

Lo slargo antistante al Macello settecentesco è denominato, prima della realizzazione della nuova struttura, “sostra della mercanzia” nel 1650 o semplicemente “sostra” nel 1686, così evidenziando la centralità commerciale della zona. Ancora nella visita fiscale del 1751 una casa porticata con doppio affaccio (uno verso nord sulla “contrada dell’Iasca per andare alla Sostra” e uno verso sud sullo “streccione vicino al Macello”) è indicata come “Sostra regia d’affitto”.

Inoltre, la visita fiscale di Guidabombarda indica le case pro­spettanti sulla piazzetta a meridione del porto come “case dette alle beccarie”, che lasciano poi il posto, nella tavola del catasto teresiano del 1722, quando ormai il nuovo macello pubblico è stato costruito, alle “Macellerie”. Nel 1751, l’importanza della struttura pubblica è sancita, a poco più di trent’anni dalla sua realizzazione, dall’intitolazione non solo di una contrada, ma anche di uno “streccione”.

Sull’area del Macello sorgeva in precedenza l’osteria della Fontana, una delle più antiche, importanti e frequentate della città; come di consueto l’insegna dell’osteria era utilizzata anche con funzione di indicazione toponomastica, tanto che la casetta attigua era detta “la fontanella”.

Nella zona circostante il Macello era anche la “contracta Lavizariorum” o “de Lavizariis”, zona di residenza di questa importante famiglia di parte guelfa, originaria – secondo Paolo Giovio – di Argegno. La contrada è documentata in uno Statuto del 1210 e poi in un rogito nel 1466; da questo secondo atto, che cita le coerenze di una casa, è possibile ricostruire una parte almeno della toponomastica della zona retrostante il porto e stabilire che la contrada dei Lavizzari correva al limite superiore dell’isolato in cui si sarebbe insediato il Macello in corrispondenza di quella via che nel 1751 era denominata streccione del Macello (attuale via Juvara).

 

La fronte del Macello settecentesco in una fotografia degli anni Trenta, prima della demolizione del quartiere.

 

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