I Nomi della Città. 24_Piazza de’ Liochi

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24. Piazza de’ Liochi

Piazza Roma
Contrada de’ Liochi
Via Bianchi Giovini

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Il nome è unanimemente ricondotto, fin da Benedetto Giovio nel Cinquecento, alla famiglia dei Liochi, documentata già in epoca medioevale. Si deve notare che tale casata nel corso dell’età moderna modificò il proprio cognome, adottando un tono più aulico, in De Orchi (non diversamente operarono altre illustri famiglie, come i Giovio – originariamente Zobi – o i Pantera – già Pateri –). Forse da questo allontanamento del nome familiare dal suo origi­nale trae spunto la singolare deformazione del toponimo che venne assimilandosi a “delle Ocche”, ciò che assume quasi la valenza di un gioco linguistico, visto che in città si ebbe sempre la consa­pevolezza della vera origine del nome. Oltre a Benedetto Giovio, si vedano Quintilio Lucini Passalacqua che nel 1620 precisa “prato de Liochi (dell’Oche detto volgarmente)” e il rilievo fiscale del 1751 che giudiziosamente annota “piazza detta il prato delle ocche ed anticamente il prato de Orchi”.

Dal XVII secolo in avanti, però, la dizione “popolare” sembra prevalere: nella carta Giovio è “prato delle Ocche” e sulla tavola del catasto teresiano del 1722 “piazza prato detto alle oche”. Guidabombarda, da parte sua, scrive nel 1650 il nome in modo difficilmente leggibile: “ocche”? “orche”? L’evoluzione della forma popolare viaggia però anche in direzione opposta, tanto che all’inizio dell’Ottocento si ritrova la piazza “degli Occhi”.

 

La piazza è sempre indicata come “prato”, fin dalla più antica citazione in uno Statuto del 1292, dove si nominano sia il “prato de Liochis” che il “pontexellum prati de Liochis”, a evidenzia­re la sua caratteristica di margine urbano, evidentemente non ancora del tutto edificato e “ripulito” (ancora oggi, del resto, piazza Roma è – tra le piazze di Como – l’unica ad aver mantenu­to, facendo astrazione degli ingombranti parcheggi, un’aria quasi paesana). La stessa dizione di “prato” si ritrova anche in Benedetto Giovio.

Nel 1292 è citata la porta “de Liochis in terragio” aperta nelle mura, ricordata poi da Benedetto Giovio come “chiusa da poco tempo”. Secondo alcuni tale porta era situata presso il Castel­lo della Torre Rotonda (più a sud, quindi, del prato dei Liochi), ma Matteo Gianoncelli la mette comunque in relazione con il prato medesimo, nella collocazione che si conosce.

La caratteristica planimetria della piazza, con molte insenature, favorì la nascita di toponimi secondari. A est, presso la riva, vi era il “piazzolo avanti la darsena” in continuità con la “strada della darsena del Governatore” (che corrisponde al vicolo dietro Palazzo De Orchi, tuttora esistente). Più a sud era la “piazza davanti la chiesa di S. Provino” e – di seguito a questa – il vicolo che un tempo conduceva alla porta nelle mura e che nel 1751 era indicato come “vicolo che termina al bastione” (chiuso poi definitivamente nel 1791).

Pure collocata nella parte orientale del prato dei Liochi era la Gibellina, casa destinata nel 1750 dal suo proprietario, Diego Gibellino, a opera pia, ma poi utilizzata tra la fine del Sette­cento e l’inizio dell’Ottocento come magazzino militare (il toponimo, caso assai raro, è ancora utilizzato a tutt’oggi).

Non sembra invece che siano rimaste tracce toponomastiche dell’originaria funzione dell’area – quella di porto pubblico, ovvero riva di sbarco –, funzione che mantenne sino al 1335, quando venne chiusa all’interno della cittadella viscontea e quindi militarizzata, e contemporaneamente affiancata dal nuovo porto sull’area dell’attuale piazza Cavour.

 

Da parte sua la contrada dei Liochi è indicata nel 1751 con due nomi differenti, secondo il verso di percorrenza: provenendo dal porto è la “contrada che va alla piazza detta il prato alle ocche” (nome che condivide col breve percorso di collegamento con la piazza del Vescovato, attuale via Grimoldi), in senso inverso è la “strada che va alla rippa del lago”. Nel  1787-1788 diventa “contrada dei Liochi”, poi – prima del 1861 – “contrada al prato dei Liochi”.

Una sua derivazione verso nord, tuttora esistente, viene identi­ficata nel 1751 come “piazzolo avanti [!] l’osteria dell’Angelo” e nella prima metà dell’Ottocento come “vicolo dell’Angelo” dal nome dell’osteria, il cui fronte principale prospettava sul porto. Nella via esistevano anche altre osterie, tra cui quella della Campana (sul retro del Palazzo Vescovile, documentata fin dal 1490) e il bettolino “al segno della Corona” (di fronte).

 

La piazza Roma, anticamente prato dei Liochi, adibita a mercato, in una fotografia dell’inizio del Novecento.

 

La fronte della darsena vescovile in un rilievo ottocentesco eseguito prima dell’allargamento della contrada dei Liochi.