Lettere dal Nord: A misura di bambino

 

 a misura di bambino

Una amica mi ha chiesto un parere sulle nuove tecnologie in grado di aiutare i genitori evitando che i bambini vengano dimenticati in auto, anche sulla base di quanto viene fatto in Norvegia per risolvere il problema. Ci ho pensato un po’, elaborando qualche idea su semplici sensori misuratori del peso che segnalino, una volta che il sedile del conducente è libero, se ci sono altri sedili occupati in auto.. poi ho pensato a cosa viene fatto in Norvegia per evitare che si presentino queste situazioni. Niente. Perché fondamentalmente queste situazioni non si presentano. Ma c’è un motivo, e non ha a che vedere con la bravura o bontà dei genitori. Semplicemente: il sistema norvegese è "a misura di bambino".

Questo perché gli orari di lavoro consentono ai genitori di passare una parte della loro giornata con i loro figli. A prezzo della produttività? Al contrario: gli svedesi stanno proponendo addirittura una riduzione delle ore lavorative, seguendo il concetto che meno ore a disposizione obblighino le persone ad essere più efficienti e e meno dispersive. Questo si traduce in genitori meno stressati, che possono andare a prendere i loro bimbi all’asilo (dalla scuola, in genere, tornano a casa da soli, ma mamma e papà sono lì ad aspettarli) e che non devono sempre far affidamento, almeno chi può, sui nonni. Ricordo una amica che mi ha confidato la sua immensa tristezza per non aver vissuto nessuna fase di crescita del suo bambino, visto che tornava a casa quando lui praticamente si stava addormentando e andava al lavoro prima che lui si svegliasse. "Quando la maestra del nido mi ha detto “che bravo, adesso cammina” mi sono messa a piangere", mi ha detto in lacrime, "io non me ne ero nemmeno accorta".

L’orario lavorativo, qui, non è l’unica cosa fatta a misura dei più piccoli. Tutto, qui, è organizzato per loro.
Dagli spazi gioco agli eventi in città, fino alle piccole cose, quelle che ti cambiano la quotidianità... come i fasciatoi. Lo dico per esperienza personale. Negli otto mesi di Carlotta abbiamo fatto almeno tre viaggi in Italia e ogni volta mi sono chiesta se nel nostro paese, quando si hanno dei bimbi, si è costretti a stare segregati in casa come i malati ai tempi della peste. Non c’è un posto, dico uno, dove si va quotidianamente, che abbia un bagno decente con un semplice fasciatoio. Forse qualche nuovo ristorante "family friendly", ma per il resto.. dovete fare la spesa? Andare in farmacia? Volete andare a messa la domenica? A fare due passi? Bene, sperate che sia estate. Carlotta ha dato mostra delle sue tondeggianti curve un numero infinito di volte, metre la cambiavo in auto nel parcheggio di qualche negozio o di
qualche area pubblica. Ora, non dico che ci debba essere uno spazio attrezzato in ogni posto, ma almeno che le complicazioni per questi poveri genitori siano solo quelle causate dal pargoletto e non una serie di fattori ambientali ostili che ti rendono impossibile avere una vita normale o quantomeno indipendente!

Perché, se è inverno, sei fregato. Totalmente. A meno che non vuoi vedere le adorabili curve cicciottelle congelate, allora non se ne parla di fare cambi pannolino in auto. E se non hai qualcuno che ti possa tenere il pargolo o possa fare rifornimento viveri al posto tuo, puoi morire di stenti. Meno male che esiste internet per ordinare la spesa a casa!

In Norvegia con un neonato di qualche giorno vai ovunque. Ogni posto ha quantomeno un bagno con un fasciatoio. I posti più grandi, come i centri commerciali, hanno una stanza per il cambio e l’allattamento.
La chiesa ha, all’interno dello stesso stabile, uno spazio con i servizi attrezzati per i bimbi e dove si può persino allattare. Già, perché qui puoi allattare un bimbo ovunque sei, dal ristorante, alla piazza, all’ufficio pubblico... Nessuno si sognerà mai di dirti nulla. In Italia è capitato che una mamma in coda alle poste venisse ripresa perché, mentre aspettava il suo turno, ha allattato il suo bimbo. Al ristorante non ne parliamo, molti ritengono che sia "di cattivo gusto" allattare al seno un bambino a tavola.

Io credo che abbiamo un po’ perso il senso delle cose. Viviamo per lavorare e siamo costretti a relegare ai ritagli di tempo lo spazio per i nostri figli e le nostre famiglie. Storciamo il naso di fronte ad una mamma che allatta un bimbo o ad un altro che sporca per terra mentre impara a mangiare, ignorando il fatto che quella mamma e quei bambini sono il futuro del nostro paese (e quelli che pagano le nostre pensioni) e dovremmo essere felici che siano a quel ristorante e non stiano invece mangiando, che so, uno stinco in un paesino austriaco o dei dumplings in un locale etnico a Londra. Forse non è questo il sistema per costruire un paese sano, che viaggi verso il futuro. Forse dovremmo ricominciare a pensare alle persone, ai più piccoli per primi, per farli sentire a loro agio e non un peso che viene passato, con grande rammarico di genitori e nonni, di mano in mano, in attesa che il tempo passi e loro diventino abbastanza grandi. Sono certa che, quando ci saremo riusciti, non servirà più pensare a sistemi per non dimenticare i bimbi in auto.

A presto

Arianna

 

 

 

La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.

 

Ricco corredo iconografico; rigore scientifico e alta leggibilità. L'intera vicenda del Teatro comasco: architettura, artisti, spettacoli. Una storia lunga due secoli.