Lettere dal Nord: Fasi

 

 fasi

Chiacchierando con un amico che è stato a cena da noi, si discuteva su come cambia la percezione di un paese man mano che passa il tempo. Lui vive in Norvegia da tre anni. Dice che, secondo lui, si attraversano quattro fasi.

La prima fase è quella del "questo posto è fantastico". Tutto è nuovo, tutto sembra perfetto. Saltano subito all'occhio le differenze con l'Italia: l'organizzazione, la cura delle cose pubbliche, la riduzione degli sprechi, il rispetto delle regole.. Così ti ritrovi tifoso della nuova nazione che ti ospita in men che non si dica e come tale ti comporti. Poi c'è la fase del confronto con il nuovo paese e si iniziano a notare i pregi e i difetti. La terza fase è quella della malinconia e della voglia di tornare. La quarta, quella del rifiuto totale del nuovo paese e del rientro inesorabile in Italia. Ho pensato a questo suo ragionamento, applicandolo ad un esempio a mio avviso emblematico per noi italiani: la coda in aeroporto. 

Ora, in questo casino, voi siete il tifoso dell'altra squadra. Quello che queste cose non le subisce più e, soprattutto, tantomeno le tollera. Insomma: voi siete quello che, nella folla a trapezio, sbraita "queste cose succedono solo sul volo per l'Italia.. lei, davanti, guardi che l'ho vista! C'è una coda, qui, non se ne era accorto? Veda di non fare il furbo!.. mi scusi, lei ha la priority? No? Allora mi spiega perché sta nella fila della priority? Ma possibile che ogni volta sia la stessa storia?" Dietro di voi c'è un'altra persona, che arriva dal vostro stesso aeroporto di partenza, ma se ne sta buono buono e zitto in coda, sorridendo sotto i baffi di tanto in tanto...

Ebbene, quello è nella seconda fase. Quella più pacifica, se così si può dire. Nella quale si sa che ci sono cose che in Italia non funzionano, ma anche nel posto dal quale viene ce ne sono altre. E poi.. in Italia si sta bene, il clima è buono, il cibo ottimo.. e, per dirla tutta, adesso lui in Italia ci va giusto in vacanza, quindi il resto del meccanismo arrugginito e malfunzionante poco lo tocca. E sorride sentendo l'altro che si lamenta. E pensa che almeno gli italiani li vedi che cercano di fregarti, giocano a carte scoperte, loro.. gli altri, invece, sono subdoli, dicono di essere tanto rispettosi delle regole e poi, appena possono, ti fregano lo stesso e nemmeno te ne accorgi.

Quello nella terza fase non è riuscito a partire. Meno ci vai, in Italia, più ti prende la malinconia e alla terza fase ci arrivi in fretta. È chiuso in casa di venerdì sera, fuori tira un vento gelido, è buio pesto e lui non ha uno straccio di voglia di chiamare qualcuno per uscire. Gli manca tutto, dell'Italia: dal caffè al cornetto al bar la mattina a un euro, dagli aperitivi con gli amici alle passeggiate nelle sere d'agosto mentre tornava a casa, dalle chiacchiere con gente incontrata per caso alla torta della zia Adelina la domenica a pranzo. Insomma, aspetta il momento buono per la quarta fase.

Perché quello della quarta fase, in Italia, c'è già tornato. E, se prima stava in Norvegia, ora ha bandito il salmone dalla sua dieta, se vede un negozio della Napapijri cambia strada e d'inverno va in vacanza a Santo Domingo. L'ultima volta che ha sentito un turista parlare norvegese in un bar, ha abbandonato il cornetto alla crema a metà ed è fuggito fuori, cercando riparo nel rumore del traffico milanese. A questo punto vi chiederete dove sto io. In quale fase, intendo. Bene, io mi sento in un limbo felice di una fase due consapevole: mi godo il buono della Norvegia, mi godo il buono dell'Italia. Cerco di osservare cosa non va in un posto e nell'altro, nel tentativo di portare un po' di Italia in Norvegia e un po' di Norvegia in Italia. Spero di rimanerci, nella fase due. Anche perché sono convinta che, dopo la fatidica fase quattro, arrivi, prima o poi, inesorabilmente, una fase cinque che tanto assomiglia alla uno. E il cerchio si ripeta. Qual è il segreto? Io in aeroporto ho la priority, ma comunque mi metto per prima in fila. Così, se dietro di me c'è una linea o un imbuto, non fa nessuna differenza.

A presto

Arianna

 

 

 

La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.

 

Ricco corredo iconografico; rigore scientifico e alta leggibilità. L'intera vicenda del Teatro comasco: architettura, artisti, spettacoli. Una storia lunga due secoli.