Lettere dal Nord: Lezioni di adattamento

 

 lezioni di adattamento

E' proprio vero che, quando un problema passa, non ce ne ricordiamo più. E' come il mal di denti.
Se un dente fa male, non passa giorno in cui non ci svegliamo la mattina con in testa il nostro dente dolorante. Guardiamo gli altri che si godono il loro pane e nutella e soffriamo in silenzio. Poi il male passa e magari ce ne rendiamo conto dopo due o tre giorni. O ce lo ricordano gli altri "ma a te non faceva male il dente?", mentre addentiamo una costina durante la grigliata della domenica. Il punto è che finché abbiamo il dente dolorante ci rendiamo conto di quanto saremmo più felici senza quel piccolo problema. Quando il dolore passa, ci dimentichiamo in un attimo della fortuna che abbiamo.

Così, adesso che alle undici di sera il cielo è ancora azzurro, che la mattina alle cinque gli uccellini già cantano fuori nella luce del nuovo giorno, ho pensato che mi devo ricordare "come è fare senza". Perché solo così posso godermi davvero quello che ho. Attenzione, non sono della filosofia del mettersi le scarpe strette per il sollievo di toglierle la sera, questo no. Ma soffermarsi a volte a pensare a quello che stiamo vivendo è importante per avere sempre la consapevolezza delle cose.

I norvegesi sono maestri in questo: d'estate se esci la notte, trovi sempre qualcuno che, sotto il cielo azzurro, fa fare una passeggiata al cane, o che si fa una corsa notturna, giusto per ricordarsi della fortuna che ha ad avere luce per tutto il giorno e la notte. In realtà loro sono bravi anche durante l'inverno, e insegnano davvero a non lamentarsi e a godersi quello che si ha. Quindi li troverete sulle piste da fondo illuminate, o a spasso con bambini e cani tutti provvisti di pettorine fosforescenti e luci intermittenti.

Per noi del sud Europa è un po' più difficile. E d'inverno arrivano quelle due maledette settimane, in genere a fine Novembre, quando le luci natalizie non hanno ancora creato quel clima da "paese di Babbo Natale", nel quale io mi ricordo di non essere un orso. Sì, perché per i pachidermi è facile: loro vanno in letargo e si risvegliano a primavera. Per noi esseri umani, invece, essendo richiesta una "prestazione costante" durante l'anno, è un pochino più complicato. Così in quelle due fatidiche settimane inizio a svegliarmi di notte e di giorno a volte potrei dormire in piedi. Segno che il mio orologio biologico ha perso la rotta e inizia a non distinguere più il giorno e la notte. Allora che si fa? Dopo aver scartato l'ipotesi del letargo (pur allettante) e la soluzione facile (meno facile per lo stomaco, a lungo andare) offerta dal caffè, ho ripiegato sulla tecnologia.

Luce artificiale. Ma attenzione. In commercio ci sono mille lampade e soluzioni di innumerevoli forme. Cosa scegliere? Tenendo conto che il nostro cervello riceve la luce tramite gli occhi, per avere un qualche effetto dalla normali lampade che vengono vendute per questo scopo dovremmo fissarle per almeno quaranta minuti al giorno. Non fa per me. Nella ricerca dell'ottimizzazione, mi sono imbattuta in una specie di iPod, con la sola differenza che ha due lampadine anziché due auricolari. Questo simpatico aggeggio proietta la luce nelle vostre orecchie direttamente alla zona del cervello interessata. Otto minuti al mattino per queste due settimane e già dopo tre giorni il mio sonno non è più interrotto e il mio organismo riprende la rotta. Naturalmente prima di comprarlo ho verificato che fosse affidabile e non mi facesse bollire il cervello.. e il fatto che lo abbiano creato in Finlandia e lo usino regolarmente per curare le malattie depressive stagionali mi ha rassicurato. Questo è stato il mio compromesso per la questione della mancanza di luce d'inverno. D'estate, invece, chiudo le tende la sera presto e fingo che fuori sia buio.

Sole di mezzanotte

Ma sento tante persone lamentarsi per la luce, per la neve, per il freddo.. in realtà queste stesse persone si lamentano per il caldo quando sono in ferie, per gli insetti, per il vento, per l'inquinamento e per qualsiasi cosa che passi per la loro strada. Devo dire che queste persone per la maggior parte non sono norvegesi. E allora ho pensato che forse vivere in un posto dove la natura ti mette un po' alla prova non è così male: le persone crescono apprezzando quello che hanno, ricordandosi dell'importanza della luce d'estate e del buio d'inverno per vedere l'aurora, della neve per giocare e sciare quando c'è, del sole sul fiordo per farci il bagno d'estate, del freddo quando il caldo anomalo mette a rischio la vita degli orsi bianchi al nord, della pioggia quando la terra è secca e del vento, quando spazza via le nuvole e ci regala un'altra giornata serena.

 A presto

 Arianna

 

 

 

Una ricognizione nelle vite della gente comune del Regno Lombardo-Veneto tra 1818 e 1862, basata sui verbali dei processi inquisitori, custoditi presso l’Archivio di Stato di Como. Storie tanto lontane nel tempo, ma che appaiono ancor oggi molto vicine.

La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.

 

Ricco corredo iconografico; rigore scientifico e alta leggibilità. L'intera vicenda del Teatro comasco: architettura, artisti, spettacoli. Una storia lunga due secoli.