Lettere dal Nord: Un ospite speciale

 

un ospite speciale

Carlotta arriverà attorno al 24 Maggio. Così mi trovo a preparare tutto, dal letto agli accessori, alla biancheria per il bagno, alla dispensa.. come quando arriva un ospite a trovarci. Ma questa volta sarà un ospite speciale.

In Norvegia le future mamme lavorano fino a tre settimane dalla data presunta del parto, se le loro condizioni fisiche lo permettono. Più o meno come in Italia. Quello che cambia, radicalmente, è il dopo-parto. I genitori hanno a disposizione due settimane insieme dal giorno della nascita. Poi la mamma ha 10 settimane obbligatorie. Restano, se si sceglie di avere il 100% dello stipendio, 10 settimane dedicate al papà e 29 settimane da dividere tra papà e mamma. In pratica, tra maternità e paternità si riesce a coprire circa un anno, quando il bambino inizierà ad andare all’asilo.

Oltre all’enorme differenza di tempo dedicato ai neo-genitori, il fatto che il periodo di permesso sia equamente diviso tra papà e mamma è il risultato importante di una società che coltiva la parità dei sessi in ogni suo aspetto. In Norvegia, nessuno vi chiederà, ad un colloquio, se intendete avere figli: che siate uomini o donne, il “rischio” per il datore di lavoro è praticamente

lo stesso. E, va detto, avere figli qui non è visto come un rischio ma come un evento positivo: una persona con dei figli è ritenuta generalmente più stabile nelle scelte e con maggiori garanzie di permanenza, nel caso di lavoratori stranieri. Certo, questo sta poi alle singole persone: conosco coppie che, con i bimbi piccoli, hanno girato il mondo..

Sta di fatto che, per una donna, avere un figlio in un paese dove la maternità non è vista come un problema per la carriera, è veramente una possibilità rara. Nel corso del primo anno di vita del bambino, i genitori si alternano a casa con il nuovo arrivato e, per sopperire ai limiti “naturali” del corpo maschile, i papà, nel periodo di paternità, possono portare il bimbo al lavoro dalla mamma, per il momento dell’allattamento.

C’è poi da dire che la stessa organizzazione oraria della giornata lavorativa favorisce la condivisione famigliare: l’orario ufficiale è dalle 8 di mattina alle 15:30 di pomeriggio, orario continuato. Credo di non averlo mai seguito.. ma ciò significa che, quando ne avremo la necessità, potremo dedicare mezza giornata a crescere con la nostra bambina. E siamo consapevoli che questo è un vero lusso, che in nessun altro paese potremmo avere, se volessimo mantenere la carriera professionale.

Certo, la nostra Carlotta non avrà le lunghe giornate in giardino dai nonni o gli zii come le abbiamo avute noi da piccoli, per il semplice fatto che la nostra famiglia è distribuita in giro per l’Europa.. ma contiamo sulla qualità del tempo che potrà passare con i suoi cari e sul fatto che troveremo delle occasioni dedicate per stare con loro e quindi tutto sarà un po’ più speciale. Inoltre, solo l’opportunità di viaggiare in paesi diversi per andare a fare visita a nonni e zii sarà un’occasione di arricchimento culturale e un modo per lei per iniziare a scoprire il mondo.

Guardo fuori. Nevica ancora. Sul mobile in sala, i bulbi di narcisi, che aspettano con me il mio ospite speciale. Ritiro le tutine stese ad asciugare e le preparo nel suo cassetto. Una volpe di pezza mi guarda dal lettino..

 A presto

 Arianna

 

 

 

Una ricognizione nelle vite della gente comune del Regno Lombardo-Veneto tra 1818 e 1862, basata sui verbali dei processi inquisitori, custoditi presso l’Archivio di Stato di Como. Storie tanto lontane nel tempo, ma che appaiono ancor oggi molto vicine.

La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.

 

Ricco corredo iconografico; rigore scientifico e alta leggibilità. L'intera vicenda del Teatro comasco: architettura, artisti, spettacoli. Una storia lunga due secoli.