Lettere dal Nord: Sapore di casa

 

sapore di casa

Quante volte vi è capitato di incontrare qualcuno che, pur risiedendo in un paese straniero, aveva in casa prodotti tipici del suo paese di origine? Ciascuno di noi è convinto che determinati prodotti siano buoni solo se sono quelli che arrivano da casa sua. A volte, provandoli, ci rendiamo conto che il motivo per questa convinzione è giustificato. Altre volte, invece, sono solo i sapori ai quali siamo abituati e , quando qualcun'altro li prova, è facile rendersi conto del perché non abbiano grande mercato di esportazione.

I Norvegesi, ad esempio, vanno pazzi per il loro Brunost, il loro formaggio al caramello: un cubo di varie dimensioni del colore del sacchetto di carta del pane, con il sapore indefinibile di un formaggio neutro, un po' salato, un po' dolciastro, con un pizzico di piccantino che ti resta sulla punta della lingua. Per il resto del mondo, insomma, una schifezza. Ne ho portato un pezzetto a mia zia per Natale (c'e' anche la versione natalizia, con tanto di carta rossa decorata) e il giorno dopo mi ha mandato un messaggio del tipo "dopo averlo provato capiamo quanto la vita lì al nord possa essere difficile". Come biasimarla.

Però anche noi italiani abbiamo le nostre convinzioni.. A volte, va detto, ben giustificate, altre, invece, totalmente assurde. Ciascuno di noi si porta dall'Italia di tutto: dal formaggio, al salame, alla pasta preferita, alle confetture della mamma.. E fin qui, è comprensibile. Ma a volte ci fissiamo su cose assurde, come quella particolare marca di biscotti con i quali Gabriele faceva colazione la mattina. Per un anno intero, ad ogni mio fine settimana in Italia (ogni due mesi circa), mi costringeva a riempire metà valigia con innumerevoli pacchi dei suoi biscotti preferiti. Pena: lunghi musi a colazione e quell'aria triste ad ogni risveglio. Chiunque venisse a trovarci, inoltre, ne portava un po'. Insomma, era diventata una specie di malattia. Arrivammo ad avere un armadietto dedicato per quei biscotti nella dispensa e, nonostante Gabri ne mangiasse mezzo pacco ogni mattina, sembravano non finire mai. In compenso, era felicissimo. Probabilmente sarà stato merito degli zuccheri, non so. Di certo quelli mi aiutarono nel mettere fine a questa situazione surreale: una bella acidità di stomaco e il divieto del medico di mangiare "schifezze" per un po' di tempo. Conclusione: niente più importazione di biscotti . Evviva. Credo di averne ancora qualche pacco nascosto in giro..

Ma se ci ripenso ora, forse non è poi andata così male, considerando le cose che ho visto a casa di amici. Dalle dispense di sottaceti italiani fatti in casa, a quelle di spezie africane dall'odore impossibile, a quelle di the per il quale servirebbe un manuale di istruzioni..
Perché? Avete mai provato del vero the cinese? Un amico (cinese, appunto) ce ne ha regalati di diversi tipi. Ma noi europei siamo talmente abituati ai nostri innocui the neri o verdi, con frutta esotica o di bosco, che personalmente avevo totalmente sottovalutato le possibili conseguenze. Innanzitutto, in Cina esistono miliardi di the diversi, con diverse proprietà ed effetti. Insomma: dopo essermi gustata un the dai blandi effetti rilassanti, non ho indugiato testare la seconda scatola, senza prima capire cosa stavo per bere. OK, era scritta in cinese, quindi, anche volendo, non sarei riuscita a saperne molto di più. Sta di fatto che, colpa del tempo di infusione troppo lungo, colpa del contenuto di teina.. non so, ma al secondo sorso avevo già una tachicardia che neanche alla terza red-bull nell'arco di due ore. Dico solo che Gabri usa questo the se deve fare le ore piccole al lavoro, al posto del caffè.

Ma la passione degli amici che vogliono condividere i prodotti della loro terra e la curiosità mia per le novità sono fattori che più di una volta ho sottovalutato, con effetti da annotare sull'agenda sotto la colonnina "cose da non rifare". Come quella volta che ho pensato di condire la pasta con la salsa piccante della mamma di Leonie, originaria del Congo. Che dire: il sapore di casa è proprio qualcosa di speciale. Per noi, almeno. Per chi non viene dalla stessa casa può essere impegnativo. Quantomeno, un'esperienza da ricordare

A presto

Arianna

 

 

 

Una ricognizione nelle vite della gente comune del Regno Lombardo-Veneto tra 1818 e 1862, basata sui verbali dei processi inquisitori, custoditi presso l’Archivio di Stato di Como. Storie tanto lontane nel tempo, ma che appaiono ancor oggi molto vicine.

La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.

 

Ricco corredo iconografico; rigore scientifico e alta leggibilità. L'intera vicenda del Teatro comasco: architettura, artisti, spettacoli. Una storia lunga due secoli.