OSSUCCIO. IL SANTUARIO DEL SOCCORSO 3

 

IL SANTUARIO DEL SOCCORSO - LA DECORAZIONE DELL’INTERNO:

3, Il secondo PITTORE deLLE VOLTE: Salvatore pozzi

Abbiamo conferma dell’esistenza di almeno due fasi distinte passando all’analisi delle altre due campate: la prima, quella d’ingresso (Incoronazione della Vergine) e l’ultima davanti al presbiterio (Concerto d’angeli).

 

 Salvatore Pozzi, Incoronazione della Vergine nella prima campata

 

 Salvatore Pozzi, Concerto d’angeli nella quarta campata

Entrambe appaiono contraddistinte da un lessico pittorico differente da quello che abbiamo osservato negli altri due settori della volta e attento a conferire alla figurazione una presenza più immediatamente tangibile, con figure più salde e avvolte in panneggi aderenti ai corpi, rese con campiture cromatiche compatte, con una ricerca di atteggiamenti più naturali dei personaggi, lontani dalle acrobatiche pose manieriste predilette dall’artista dell’ambito di Caresana autore degli altri affreschi. Per queste due campate è senza dubbio da accogliere l’attribuzione al pittore Salvatore Pozzi di Puria Valsolda (1595-1681) che è stata proposta in anni recenti sulla scorta della piena sovrapponibilità tra questi dipinti murali e una serie di opere documentate di questo prolifico artista. Basta accostare l’Incoronazione della Vergine eseguita a Ossuccio con un dettaglio della pala d’altare di analogo soggetto, firmata e datata 1643, realizzata per l’oratorio del Corpus Domini di Bellinzona, per sincerarsi di essere di fronte a due opere ascrivibili senza incertezze allo stesso pittore, che riutilizza i medesimi cartoni per la testa e per le mani giunte della Madonna, apportando invece leggere varianti alle altre figure.

 Salvatore Pozzi, Incoronazione della Vergine, nell’oratorio del Corpus Domini a Bellinzona, 1643, particolare.

Allo stesso modo anche l’affresco con il Concerto di angeli del Santuario di Ossuccio rivela un collegamento strettissimo con una serie di dipinti riferibili con certezza a Salvatore Pozzi, come, ad esempio, gli affreschi del presbiterio della parrocchiale di Bironico, nel Canton Ticino, pagati al pittore e a suo figlio Giovan Pietro negli anni 1646-1647, dove ritroviamo identici i nostri quattro angeli musicanti, distribuiti però su due medaglioni e rimontati in posizioni diverse, secondo la prassi tipica di molte botteghe di decoratori a fresco dell’area dei laghi, abituate a sfruttare in modo intensivo i cartoni a loro disposizione, garantendo alla committenza uno standard di invenzione figurativa ben definito e riconoscibile, pur nella diversità di esecuzione pittorica dovuta alla mano dei collaboratori del maestro.

 

 Salvatore Pozzi, Angeli musicanti, nella chiesa dei Santi Giovanni Evangelista e Martino a Bironico, 1646-1647.

All’intervento del pittore nel Santuario di Ossuccio appartengono anche gli affreschi sui pilastri dell’arco trionfale, di fattura meno sorvegliata rispetto alle volte, raffiguranti la Visitazione e l’Annunciazione, quest’ultima del tutto affine per impostazione alla tela con lo stesso soggetto dipinta da Pozzi per il Santuario della Caravina a Cressogno, apice assoluto e solitario del suo catalogo, menzionata dalla bibliografia con una datazione oscillante tra 1646 e 1654. A essi si aggiunge la decorazione della parte superiore della controfacciata, recante al centro la Natività di Maria non priva di debolezze d’esecuzione, affiancata da due profeti. La derivazione di quest’ultima composizione da un’invenzione di Camillo Procaccini (1561-1629) ci consente di porre in luce la sua stretta dipendenza dal linguaggio e, soprattutto, da una serie di soluzioni specifiche, del più anziano dei fratelli Procaccini, tanto da aver spinto ragionevolmente a supporre una sua diretta frequentazione della bottega del pittore di origine emiliana trapiantato a Milano.

 

 Salvatore Pozzi, Visitazione e Annunciazione sull’arco trionfale

 

 Salvatore Pozzi, Natività di Maria sulla controfacciata

La mancanza di documenti d’archivio che abbiamo già evidenziato non ci consente di agganciare a una cronologia precisa l’attività di Pozzi nell’aula del Santuario. L’ipotesi più verosimile è che vada collocata tra quarto e quinto decennio del Seicento, accanto ai cicli a fresco di Grandola (1638 circa) e Bironico (1646-1647), con cui i dipinti murali di Ossuccio palesano le più strette affinità stilistiche ed esecutive.

 

 Carlo Gaffuri, Dio Padre benedicente e angeli, sulla volta della cappella sinistra

A una fase successiva rispetto alla decorazione della navata risale l’affresco con Dio Padre benedicente e angeli sulla volta della cappella della Madonna, collocata a sinistra della navata e finora ignorato dagli studi. Mi sembra che per le teste del Dio Padre e di molti angeli che affollano questa composizione si possano trovare delle similitudini piuttosto eloquenti tra i personaggi degli affreschi della VIII e della X cappella del Sacro Monte pagati tra 1667 e 1669 al poco noto pittore comasco Carlo Gaffuri (? - 1674), che negli stessi anni potrebbe quindi aver realizzato anche l’affresco per questo ambiente del Santuario, quando ancora era adibito a sacrestia.