Mostre. “Ego Suspendo” di Jimena Sanchez in Sala dello Zodiaco

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Giovedì 21 novembre 2019 ore 18:30
Sala dello Zodiaco | Teatro Sociale
via Bellini 1 | Como

Ego Suspendo
Jimena Sanchez
a cura di Achille Pedraglio

Nelle creazioni di Jimena vi sono così numerose chiavi di lettura che diventa
arduo ricondurle ad un determinato genere espressivo. Mediante un criterio
semplicistico e puramente tecnico potremmo catalogare le 5 tele esposte come dei
collage ma sarebbe alquanto riduttivo.

La “pittura” di Jimena, perché di pittura si tratta considerato il sapiente uso
cromatico dei frammenti cartacei, pone davanti ai nostri occhi i suoi intimi fermi
immagine e ci suggerisce di saltare, di contorcerci fino a scontrarci l’uno contro l’altro,
di agire senza timori ma di farlo, proprio come sottolineano le dinamiche dei soggetti
raffigurati.

Anche la scelta di esporre nella Sala dello Zodiaco, in cui si intrecciano
Rinascimento, racconti mitologici e costellazioni zodiacali, non è casuale e si pone
volutamente in netto contrasto con il lindore delle opere. Questo contesto espositivo
in qualche modo enfatizza quello che può considerarsi il leitmotiv della produzione
dell’artista: il bisogno fisico di allontanarsi dalle frenesie quotidiane. L’apnea mediatica
cui siamo ormai destinati non concede il lusso di soffermarci e respirare: tutto deve
scorrere velocemente e possibilmente in connessione 5G.

Questa ferma opposizione ai ritmi della vita contemporanea è sostenuta con
forza nel gesto della lacerazione coscienziosa di pagine e pagine di riviste glamour,
rielaborando con opere “pittoriche” ciò che viene imposto come bello in ciò che
percepiamo come familiare; non è un caso che la maggior parte dei soggetti
rappresentati in questi assemblaggi siano immagini scattate alla progenie dall’artista
stessa.

Sappiamo bene quanto sia difficile cogliere ed assimilare frazioni di tempo, ma
possiamo essere certi che molti condivideranno immagini di questo spot espositivo,
lasciandolo sospeso assieme ai suoi ospiti tra vita reale e vita social.


Biografia:

Jimena Sanchez nasce a Buenos Aires nel 1973, in una famiglia di facoltosi
proprietari terrieri. È una bambina quando nel 1976 avviene il colpo di stato delle
forze armate ed ha inizio una brutale campagna repressiva, definita la “guerra sporca”,
caratterizzata dalla massiccia violazione dei diritti umani e civili nei confronti della
popolazione. Durante questo periodo circa 30.000 persone scomparvero e solo grazie
alle Madri di Plaza de Mayo, le mamme dei giovani desaparecidos, con una protesta
pacifica, sfidando il regime, riuscirono a far conoscere alla opinione pubblica il
dramma che stava avvenendo nel loro Paese.

In questo contesto Jimena frequenta la scuola inglese e contemporaneamente
l’Atelier di Maria Guerreiro. In seguito, oltre a seguire diversi corsi di fotografia, si
iscrive all’Escuela de Bellas Artes “Prilidiano Pueirredon”, l’Accademia più prestigiosa
dell’Argentina, frequentata da alcuni dei più grandi artisti sud americani del momento.
Ma è ancor prima, nel “Campo di Canuelas”, come viene chiamata la tenuta di famiglia
e dove trascorre le sue estati di bambina, lontano dalle guerriglie cittadine, che scopre
la passione per l’arte: <<quando mi regalarono la prima valigetta di colori ad olio, mi
chiusi nella mia stanza e dipinsi per giorni, finchè occupai l’ultimo spazio bianco delle
pareti, fino a farmi sanguinare il naso>>.
Quando Jimena ha 21 anni e l’economia argentina è in dissesto, con dei tassi di
inflazione mensile del 200%, il padre muore e la situazione finanziaria familiare
precipita. È un periodo molto duro per lei. Trova rifugio nella psicologia e divora
dozzine di libri donategli da una psichiatra amica di famiglia, con la quale si confronta.
Questa nuova passione la porta a seguire il corso di pedagogia dell’Università di
Buenos Aires. Jimena insegna come volontaria nelle scuole delle coloratissime “Villas
de emergencia”: le favelas argentine dove i bambini non hanno né matite, né scarpe.
Lei non si arrende e con loro utilizza materiale di riciclo, tra cui vecchi giornali. Non sa
ancora che questa esperienza le entrerà nel cuore, fino a farla diventare l’artista che è
oggi. Dopo qualche anno, lascia l’Argentina ed inizia un lungo periodo di viaggi: Stati
Uniti, Brasile, Sud Africa, Botswana ed Europa. Nel 2003 approda in Italia dove il
marito ingegnere è stato trasferito e per essere più vicina a quello che considera
essenziale per il suo sviluppo artistico, ottiene anche una borsa di studio dell’Unione
Europea per un corso di Graphic Design. Entrambi però, desiderano che i loro figli
nascano nella loro terra d’origine e così rientrano in Argentina. La situazione è ancora
complessa e decidono quindi, con i due bimbi piccolissimi, di tornare in Italia, prima a
Padova, poi nel 2015 a Como.
I bambini rallentano la vita frenetica di Jimena ed è allora che riscopre il valore
del tempo, della calma. Rielabora la tecnica del riciclo del periodo di insegnamento
nelle Villas de emergencia: spezzetta le riviste di moda patinate, riducendole in
frammenti di vita, quasi fosse un gesto di interruzione da un mondo agiato, che si
ricompone attraverso un rituale di riflessioni. Le sue opere sono esposte in gallerie
d’arte, aste televisive, fiere d’arte, centri culturali e collezioni private.